Imola. Martino Tellarini lo conoscevo come appassionato viaggiatore, soprattutto in Oriente, e amante della montagna. Recentemente ci siamo incontrati e mi ha messo al corrente di due progetti sui quali stava lavorando. Il primo nel campo delle energie alternative. Lui, imprenditore in campo agricolo, aveva utilizzato parte dei suoi terreni per installare dei pannelli fotovoltaici.

Il secondo riguardava la scrittura. Subito ho pensato che, come tanti,  si fosse lanciato in una sorta di racconti nati dalle sue esperienze di viaggio, d'altra parte Martino di cose da raccontare ne avrebbe ben più di tanti altri che si sono avventurati nel campo della narrazione. Invece no. Si trattava di un saggio di filosofia. Un lavoro nato nel tempo grazie ai suoi tanti viaggi in Oriente, ma anche ad una formazione più generale che l’ha portato ad allontanarsi progressivamente dagli schemi culturali tipici dell’Occidente e ad avvicinarsi a una visione del mondo che coniuga perfettamente la spiritualità orientale e la rigorosa ricerca della scienza, in particolare della fisica occidentale.

E' nato così “Sulla metafisica. Declino e morte dell’idealismo occidentale” (Vertigo edizioni, ottobre 2012). Il libro è  disponibile nelle librerie Coop, ad Imola presente al Centro Leonardo.

 

In un tempo dove tanti scrivono racconti, libri autobiografici, comunque narrativa in particolare, tu proponi un libro di carattere filosofico. Un libro su un argomento non semplice, anche se il tuo modo di scrivere lo avvicina molto al sentire comune. Da dove nasce questa idea, quale il pubblico a cui ti rivolgi e quale, se ce n’è uno, l’obiettivo che ti poni?

“Questa idea non nasce certo ora. La filosofia intesa come conoscenza profonda della realtà, dell'essenza del mondo reale, è sempre stata ancor più che una passione una precisa determinazione della mia coscienza, una curiosità inestinguibile che scaturisce dal mio modo di osservare il mondo e di scoprirne i segreti più veri al di là delle apparenze. Quanto al pubblico, non ho mai pensato a un pubblico particolare. Mi rendo conto che l'argomento non interessa a una fascia molto vasta e che per capire fino in fondo quel che intendo dire è necessario almeno una conoscenza piuttosto precisa degli argomenti e del mondo del pensiero dalle origini a oggi, specie del pensiero occidentale che a mio avviso è vittima fin dalle origini di vizi di fondo ancora non superati nell'attuale modo di pensare che coinvolge non solo le teorie filosofiche ma il comune modo di concepire e vedere il mondo.  Pertanto l'obbiettivo fondamentale che mi propongo è di superare definitivamente questo modo di pensare che a mio avviso non fa che rinchiudere la nostra coscienza dentro gli orizzonti molto ristretti della soggettività, della personalità e dell'ego, e quindi non le permette di aprirsi ad una comprensione autentica del mondo. Noi interpetiamo la realtà sempre in funzione delle nostre personali esigenze e perdiamo di vista il mondo come è realmente, e facendo così viviamo una coscienza essenzialmente estraniata da se stessa e dal mondo che essa dovrebbe realizzare. Non c'è mai armonia tra noi e la nostra coscienza e tra la nostra coscienza e la realtà esterna ma una perenne e insuperabile frattura e conflittualità che a mio avviso dipendono da una radicale alienazione che andrebbe assolutamente superata”.

 

Posso allora affermare che questo lavoro è una sorta di continuità con le tue scelte di vita che sono sempre state all’insegna della ricerca di un qualcosa di nuovo o, comunque, di diverso: nel viaggiare, nella passione per l’Oriente, nell’amore per la montagna, nel lavoro.

“Certo. Ho sempre considerato la vita non solo come il luogo dove corrispondere alle normali richieste ed esigenze etiche ed esistenziali ma soprattutto come una grande, straordinaria opportunità di ricerca, scoperta, conoscenza e realizzazione del mondo. Per me molto più che 'conoscere per vivere' è fondamentale 'vivere per conoscere' e quindi cercare di fare scelte esistenziali il più possibile adeguate a questo obbiettivo. Non ho mai avuto il minimo interesse per carriera o successo personale ma ho sempre scelto di volta in volta di portare avanti esperienze che mi consentissero di soddisfare la mia inesausta curiosità per il mondo e per le straordinarie meraviglie che esso nasconde. Il viaggio, per esempio, è l'altro modo di conoscere il mondo oltre la lettura, ma è un modo più diretto e completo che coinvolge tutto me stesso e non solo la mia parte strettamente intellettuale. Il viaggio, per dirla col linguaggio attuale, è una sorta di esperienza multimediale che coinvolge tutti i sensi e tutto te stesso, una specie di full immersion in altre dimensioni culturali, esistenziali, territoriali e naturalistiche che ti penetrano dentro molto di più che una lettura o un documentario, ovviamente. Il viaggio pertanto è un'esperienza nel contempo appagante e divertente ma anche estremamente profonda e formativa, specie nell'Oriente, che rappresenta in senso culturale l'alternativa più radicale alla nostra civiltà. Io ho letto pochissimo i testi delle religioni o filosofie orientali ma sono certo di aver capito molto dell'Oriente appunto viaggiando. Quanto alla montagna, è una passione che ho da sempre. Sono attirato dalla sua bellezza ma soprattutto dalla forza che emana, dalla solennità dei paesaggi, dai silenzi paragonabili a quelli dei deserti. Deserto e montagna creano entrambi suggestioni straordinarie; e cosa c'è di meglio dei deserti di alta quota del Tibet o ancor più del Ladakh (il 'piccolo Tibet' indiano non devastato dall'orrore dell'invasione cinese), dove il silenzio e la suggestione dei luoghi si mescola con la grande bellezza e spiritalità che emana dai secolari gompa buddhisti?

 Quanto al lavoro, non ho mai avuto una particolare predilezione per qualsiasi itinerario professionale e carriera personale. Ho scelto sempre attività che mi permettessero comunque il contatto col mondo esterno e naturale e soprattutto un rapporto stretto e presente con me stesso. L'attività agricola, ad esempio, consente di scegliere i tuoi tempi e soprattutto di concentrarti in te stesso al di là del lavoro spesso monotono e ripetitivo che stai svolgendo. Ultimamente poi mi sono rivolta all'attività di impresa energetica nel settore del fotovotaico installando un grande impianto solare su parte del mio terreno; impresa che tra l'altro mi permette di tirare un sospiro di sollievo dato lo stato disastroso in cui versa l'agricoltura che non permette più un reddito adeguato alla sopravvivenza”.

 

La ricerca del significato della parola metafisica e l’analisi dei suoi contenuti essenziali non trascura nessun aspetto: dalla religione alla filosofia, dalla scienza alla tecnica, dall’etica alla politica, dall’amore alla morte, e viene fatta rompendo con schemi culturali che ritieni ormai un retaggio del passato e incapaci di cogliere i mutamenti storici. Si può interpretare tutto ciò come il tentativo di indicare una nuova strada su cui incanalare il nostro percorso terreno, in una fase di crisi non solo economica, ma anche di valori, di prospettive, dove sembra emergere un’incapacità culturale di individuare nuovi paradigmi per il futuro del pianeta nel quale viviamo?

“Certamente sì, direi che hai centrato perfettamente il tema. Viviamo una fase storica dove il nostro plurimillenario itinerario di pensiero è entrato in una crisi finale irreversibile. I valori, gli ideali fanno parte di uno schema di pensiero che non corrisponde all'evidenza che la realtà ci pone dinanzi. Per essere precisi, non lo è mai stato ma in passato lo credevamo senza farci troppe domande, sostituendo la ricerca e la consapevolezza con la fede e il dogma. Questo schema scaturisce dalla necessità esistenziale e personale di trovare risposte e salvezza in una qualche dimensione ultraterrena e nasce con un processo che io definisco di sublimazione dell'ego che non fa altro che staccare la coscienza dall'aderenza alla realtà e proiettarla in una dimensione estranea al mondo. Dopodichè la ricerca interiore, cosciente e razionale si esaurisce in sistemi dogmatici categorici e irrazionali che sono sostanzialmente 'altro dal mondo in cui siamo, cioè alienati”. Noi da millenni viviamo sostanzialmente in questo stato di radicale alienazione cosciente che non permette alcun passo avanti nella comprensione autentica della realtà.

 La sola disciplina che rompe questo schema è la scienza, per un motivo molto preciso: il suo metodo impone innanzitutto di entrare in stretto rapporto con la realtà, ossia di verificare le ipotesi. Per questa strada la coscienza è obbligata a realizzare questo mondo che c'è, evitando di creare qualche altro mondo che essa desidererebbe ma che di fatto resta una pura ipotesi non verificabile. Attraverso lo schema scientifico stiamo realizzando una straordinaria e inopinata visione del mondo che porta la nostra coscienza in intimo rapporto coi fenomeni e in ultima analisi ad identificarsi con lo stesso fenomeno cosmico. Stiamo scoprendo che universo e coscienza in realtà sono la medesima cosa, nel senso che l'universo, al di là della prima apparenza data dalla percezione, non è altro che un progressivo processo di realizzazione della coscienza, naturalmente nella misura in cui la coscienza sappia immedesimarsi in questo compito.

 Questa fusione tra coscienza e cosmo, poi, è la medesima che le filosofie dell'Oriente intuiscono da millenni, a partire dall'induismo che da sempre coglie l'essenza del mondo come una danza cosmica di energia, straordinaria espressione poetica della stessa conclusione scientifica a cui la fisica sta pervenendo.

 In questo senso sostengo che la spiritualità orientale e la razionalità scientifica occidentale stanno percorrendo strade che convergono verso lo stesso obbiettivo, vale a dire l'identificazione tra coscienza e universo e l'estinzione della coscienza (e dell'esistenza) personale nel fenomeno cosmico. Si può sostenere, per concludere, che l'universo non è un sistema oggettivo esterno a noi (questa è solo la prima apparenza della realtà oggettiva, la quale peraltro non è affatto 'oggettiva' ma 'percettiva', ossia consistente di percezioni coscienti non di oggetti) ma un processo cosciente di realizzazione dei fenomeni cosmici, vale a dire dello stesso Essere dell'universo. Senza questa realizzazione l'universo non potrebbe esserci, e poichè la realizzazione non è altro che un processo di 'informazione' si può dire senz'altro che l'informazione è l'essenza stessa del mondo.

 Tutto ciò a mio avviso rappresenta un nuovo orizzonte di coscienza che progressivamente verrà a sostituire lo schema idealistico e ideologico ormai giunto alla sua irreversibile fase terminale.

 E' sicuramente un passo faticoso e doloroso che la nostra coscienza dovrà compiere, ma credo che sia assolutamente necessario perchè potrà finalmente aprirla ad un armonico rapporto col mondo e la realtà ma anche con un'autentica comprensione dell'universo in cui siamo e di cui dobbiamo accettare le leggi ma anche apprezzare le straordinarie opportunità coscienti e conoscitive che offre”.

 

Il tuo lavoro è una forte critica alla concezione occidentale della metafisica, quindi alle religioni occidentali, compresa la cattolica, “che esonerano la coscienza etica da ogni ulteriore ricerca trascendente”, creando alienazione e impedendo la ricerca dell’”autentica coscienza dell’Essere”.

“Per criticare la metafisica e le religioni occidentali non uso mezzi termini, a mio avviso sono processi coscienti fallimentari che mostrano ora più che mai la via priva di uscita che hanno imboccato fin dalle origini. Si tratta di metafisiche e religioni che definisco 'della personalità' o dell'ego', cioè che corrispondono a paure, esigenze e aspettative personali dell'uomo e al conseguente processo di sublimazione soggettiva, ma non hanno nulla a che fare con un'autentica ricerca e realizzazione della coscienza. Le due matrici fondamentali sono quella ebraica dal punto di vista della religione e quella platonico-aristotelica dal punto di vista filosofico. Entrambe proiettano la 'vera realtà' in inattingibili e inspiegabili dimensioni ultraterrene e metauniversali dove questa nostra realtà precaria troverebbe una connotazione eterna e onnipotente. Qui è evidente l'intento, che non è certo quello di conoscere il mondo in cui siamo ma esclusivamente di 'salvare' la nostra esistenza attribuendo alla realtà una dimensione assoluta e cristallizzandola per sempre nella sua apparenza oggettiva, in quel che si può senz'altro definire come un materialismo radicale. Tanto l'iperuranio platonico quanto i vari paradisi delle nostre religioni non sono che la rappresentazione oggettiva di tale proiezione cosciente, quindi dovrebbero costituire l'approdo finale di ogni aspirazione della coscienza dell'uomo.

Questi schemi coscienti essenzialmente irrazionali e infondati necessitano poi di autorità preposte a garantirne la fondatezza e a regolare le esistenze in funzione di tali sistemi di pensiero. La nostra conoscenza, perciò, non si fonda mai sulla ricerca individuale (sempre considerata un tabù o una pericolosa trasgressione) ma sull'autorità, la quale media il rapporto tra la coscienza collettiva e la divinità, e pertanto acquista un potere pressochè divino  fondato sulla legge assoluta e sul dogma.

Direi che questo è lo schema fondamentale della nostra cultura. A dire la verità Cristo con la sua vicenda esistenziale ci ha mostrato la via per uscire da tale modello ribellandosi all'autorità patriarcale e arrivando ad abbandonare sulla croce lo stesso 'Dio padre onnipotente ebraico' per risorgere, cioè 'risvegliarsi' come 'spirito santo' ossia coscienza pura e autenticamente proiettata verso la conoscenza. Ma a quanto pare nessuno se ne è accorto, tanto meno la chiesa cattolica, che non ha fatto altro che ristabilire il vecchio schema patriarcale anticotestamentario e instaurare un fortissimo potere secolare che dura fino ai nostri giorni.

D'altra parte, anche l'intera filosofia occidentale non si è mai allontanata dallo schema idealistico di origine platonico-aristotelica, anche quando ha eletto la ragione come 'dio assoluto' calato nella storia. Ma si tratta di una ragione radicalmente soggettiva, personale, sostanzialmente estranea alla realtà e direi opposta alla ragione scientifica. L'esempio più evidente è quello rappresentato da Hegel che, col suo schematico razionalismo idealistico da applicare al processo storico ha dato origine alle ideologie, che hanno costituito il parto più irrazionale, alienato, folle e distruttivo del processo idealistico occidentale.

In conclusione, l'alienazione idealistica, anche se apparentemente rassicurante perchè ci consente di illuderci della nostra possibile 'salvezza' o addirittura di credere nella nostra onnipotenza, in realtà ci aliena da noi stessi e dal mondo e in ultima analisi si rivela estremamente pericolosa sotto l'aspetto storico per i conflitti grandi e piccoli che essa determina. Perciò direi che il tramonto degli idealismi e delle ideologie, anche se in un primo momento può seminare sconforto e panico, alla fine si rivelerà come una straordinaria liberazione delle coscienze individuali e un'autentica possibilità di conoscenza e di realizzazione”.

 

All’interno delle religioni occidentali dedichi una profonda riflessione alla figura di Gesù Cristo e alla sua vicenda esistenziale, parli di messaggio incompreso o “accuratamente nascosto”… Cosa significa? E dove avrebbe portato questo messaggio se svelato?

“Il messaggio 'accuratamente nascosto' concerne quella che definisco come 'metafisica cristiana' la quale riguarda la vicenda (o il mito, poco importa) della morte e resurrezione di Cristo. Si tratta della rappresentazione della morte della vecchia coscienza dominata dal dogmatismo autoritario patriarcale e della sua resurrezione come coscienza proiettata autenticamente verso la conoscenza e la consapevolezza, chiamata 'Spirito Santo'. Ovviamente tutto ciò è stato accuratamente celato da un sistema che non ha fatto altro che ricalcare il vecchio schema patriarcale, intendo il potere ecclesiastico cattolico. Di fatto, la coscienza cattolica si fonda sull'acritica accettazione dei dogmi e dei misteri di cui la gerarchia ecclesiastica si fa forte per affermare il suo potere. In questo senso la chiesa cattolica è profondamente 'anticristiana', nel senso che non interpreta nè applica ciò che la vicenda della morte e resurrezione di Cristo insegna, ovvero la responsabilizzazione di ogni singola coscienza di fronte a se stessa, la sua libera ricerca interiore, spirituale o razionale, e anche la vera dialettica tra le diverse coscienze. La Riforma protestante ha capito perfettamente questo e, se non altro, ha eliminato o attenuato il potere gerarchico a vantaggio della libera ricerca spirituale dei singoli. In sostanza, però, non si è ancora ben capito il messaggio assolutamente rivoluzionario di Cristo, il quale è esattamente la morte del Dio patriarcale e personale (a immagine e somiglianza dell'uomo) e l'apertura della coscienza umana alla vera conoscenza di se stessa e dell'universo in cui dimora. Cristo, in realtà, è assimilabile a un 'illuminato' orientale, a mio avviso è un vero e proprio Buddha”.

 

A mio avviso una delle parti più interessanti e innovative del libro è l’analisi sulla terza forma nella quale si manifesta lo spirito dell’uomo: quella artistica, che è pienamente partecipe di quello sviluppo del pensiero umano alla pari della filosofia e della religione e che, forse, più di ogni altra è in grado di rendere chiara i limiti della metafisica occidentale…

“Esattamente. Io credo che la coscienza umana, al grado metafisico, non sia scomponibile in discipline chiuse in sè: ogni disciplina è un'espressione delle dinamiche della coscienza che è una sola e tende ad un solo universo. Naturalmente però ogni disciplina ha suoi propri strumenti: se filosofia e scienza, ad esempio, utilizzano lo strumento concettuale, l'arte usa quello rappresentativo e non può trascenderlo; cioè, l'arte non può andare oltre la forma, che costituisce il suo linguaggio fondamentale. Solo che attraverso la forma non si può raggiungere l'essenza del mondo – che è esclusivamente intuitiva o concettuale – ma solo alludervi, avvicinarvisi, esprimerne sensibilmente o narrativamente l'intuizione. La forza del grande artista sta in questa maestria, ma non può varcare questo limite formale, cioè non può afferrare definitivamente e concettualmente l'essenza della realtà… l'arte deve restare 'realtà', non può rappresentare l'Essere.

L'arte contemporanea rompe questo limite e pretende di arrivare a rappresentare questa essenza, ma così facendo destruttura e alla fine disintegra la forma, cioè il suo stesso linguaggio, il suo fondamentale strumento espressivo. Così non fa altro che rinunciare a se stessa, autodistruggersi, dichiarare la propria fine. L'arte contemporanea astratta, informale, concettuale è in realtà arte già morta, perchè non esprime più nulla, nè l'essenza del mondo, nè una rappresentazione sensibilmente o percettivamente apprezzabile che alluda a tale essenza. In questa presunzione dell'artista c'è un po' la rappresentazione babelica di un linguaggio che non comunica più nulla per essersi voluto spingere troppo in alto.

 

Sullo sfondo del tuo lavoro emerge costantemente ciò che definisci “Il millenario spirito dell’Oriente”. Dovremmo cercare in questo “spirito” l’autentica metafisica?

“Certamente sì. L'Oriente da millenni segue un itinerario di coscienza che (ovviamente nella sua espressione spirituale più elevata ed esoterica) porta costantemente ad una ricerca spirituale che spinge l'individuo al di là di se stesso, dei propri limiti soggettivi, allo scopo di raggiungere una piena sintonia col mondo, con gli altri uomini e alla fine con l'essere universale, fino a raggiungere quello che viene definito nirvana, moksa, ovvero risveglio, illuminazione, e che corrisponde all'avvenuto superamento della stessa esistenza individuale nell' essere cosmico. Perciò ho definito queste religioni, o meglio filosofie, come 'metafisiche dell'Essere', proprio perchè tendono realmente all'essenza dell'universo e non all'esistenza assoluta di una qualche entità o dimora extraterrena fatta a immagine e somiglianza dell'uomo. Pertanto ritengo che le filosofie orientali coincidano effettivamente con l'autentica ricerca metafisica, mentre, al contrario, le nostre non sono altro che false metafisiche, artificiose costruzioni intellettuali a beneficio esclusivo della nostra soggettività e personalità”.

(Valerio Zanotti