Imola. L'assessore alle Pari opportunità del Comune di Imola, Donatella Mungo, risponde alla lettera aperta inviatale dalle dipendenti della società BeniComuni srl.

 

“Ho letto con molta attenzione la lettera che alcune dipendenti hanno scritto, a me personalmente, e resa pubblica attraverso facebook e i giornali locali. La primissima considerazione che mi ha attraversato la mente è stata questa: questa lettera è la dimostrazione che l'8 marzo è una data ancora tanto necessaria. Non è un caso, infatti, se alcune lavoratrici hanno preso parola proprio in questa giornata per parlare della loro condizione materiale e delle difficoltà che dovranno affrontare quotidianamente per adattarsi ai nuovi orari di lavoro della BeniComuni srl (8.30-12.30/13.30-17.30 da lunedì a giovedì, 8.30-12.30 il venerdì), orari diversi da quelli praticati in Comune che prevedono 6 ore per tre giorni e 9 per ore per due giorni, con alcune flessibilità sull'entrata/uscita e sulla pausa pranzo. Fu accolto malissimo a suo tempo anche il passaggio da 6 mattine lavorative a 5 mattine e 2 pomeriggi (oggi in pochissimi penso accetterebbero di tornare quello precedente): è del tutto normale che il cambio dell'orario sia la cosa che maggiormente impatta con la vita quotidiana extralavorativa.

 

Come amministratrice, sentire la voce delle donne e degli uomini, delle/i cittadine/i, delle/i lavoratrici/ ori è un fattore che mi motiva nel mio lavoro quotidiano. Senza pensare ai consensi e agli applausi, ma, appunto, cercando di prendere, dalle voci critiche – e così civili – come sono quelle di questa lettera, spunti di riflessione per svolgere al meglio possibile il mio incarico.

 

Subito dopo, esprimo il rammarico di non essere riuscita a convincere le lavoratrici e i lavoratori sulla necessità della scelta di costituire BeniComuni srl, di non averne, forse, sostenuto in modo chiaro le ragioni e di non essermi fatta comprendere rispetto alla situazione in cui siamo, come Enti Locali e più in generale come Paese: su questo, mi assumo la mia parte di responsabilità se ci sono cose che avrei potuto dire o fare e che non ho fatto, durante il percorso.

 

Venendo al merito, capisco l'obiezione di chi scrive: “avevamo alcune condizioni di lavoro e ora ne abbiamo altre”. Convengo anche – e purtroppo – sulla considerazione che nel nostro Paese, la gran parte del lavoro di cura – figli/e, anziane/i, disabili, andamento della casa e della famiglia – grava ancora per lo più sulle spalle delle donne. E' una situazione che vorremmo cambiare, che tentiamo di cambiare da decenni, ma che ancora è al di là dall'essere realizzata appieno. I grandi cambiamenti sociali, soprattutto quelli negativi – quale la crisi economica, ad esempio – richiedono a tutti noi grandi cambiamenti e il cambiamento, si sa, spaventa: è umano. Al tempo stesso ci impongono una ripresa di lavoro intellettuale, politico, culturale e sociale per la salvaguardia del lavoro, e delle condizioni di lavoro, per tutte e tutti.

 

La pubblica amministrazione, e con esso il lavoro pubblico, è il luogo in cui si scaricano le maggiori contraddizioni della fase che stiamo attraversando. Con la crisi economica, con la perdita di tanti posti di lavoro e la precarizzazione di altri, con le difficoltà di accesso, per i giovani (donne e uomini) nel mondo del lavoro, con l'allungamento dell'età pensionabile, si è scoperchiato un “vaso di Pandora”. L'opinione pubblica, la cittadinanza, le formazioni sociali ci chiedono di essere sempre più trasparenti, efficaci ed efficienti, di spendere al meglio le risorse pubbliche, di dare sempre nuove risposte e servizi. Ora più che mai appare evidente come il lavoro pubblico sia stato vissuto, negli anni, come una sorta di “welfare” occulto che ha coperto le manchevolezze di un welfare collettivo, in parte deresponsabilizzando i datori di lavoro privati – e più i generale gli uomini – rispetto alla presa in carico di alcune esigenze: come se la maternità e la cura fossero un problema di qualcuna e non di tutte/i.

 

La condizione delle lavoratrici, tutte, è, oggi più che mai, molto problematica e sta alla base anche della distanza di tanta parte delle competenze e dell'intelligenza delle donne, soprattutto quelle della fascia d'età adulta – fase della vita in cui convergono le esigenze dei propri figli che crescono con quelle dei propri genitori che invecchiano – dalla vita politica, sociale, lavorativa della nostra società: per mancanza di tempo, per stanchezza, per senso di responsabilità verso i propri cari.

Vista la situazione complessiva, sempre più madri, oggi, nel 2013, si stanno rassegnando all'idea di non poter avere un lavoro stabile e sempre più donne si stanno rassegnando all'idea che non sia possibile avere tutto, rinunciando o alla maternità o alla carriera.

E questo è un arretramento non solo per le donne ma per l'intera società.

 

Io credo che invece, proprio adesso, proprio nel momento più acuto della crisi, in cui i cambiamenti sono necessari, occorra ripartire dalle conquiste collettive e pubbliche (i consultori, i servizi per l'infanzia e l'adolescenza, i sostegni all'invecchiamento della popolazione, la legislazione più avanzata degli anni ‘70) per ripensare ed allargare il welfare di comunità, dando un reale sostegno alle famiglie e alle donne in particolare.

Donne che devono avere pieno accesso, dovunque lavorino – nel settore pubblico o privato, nelle aziende e nelle cooperative, nell'industria e nell'agricoltura – a tutti i diritti individuali previsti dalle normative esistenti (maternità, allattamento, congedi parentali, legge 104, permessi ecc…) senza penalizzazione di opportunità di crescita professionale e senza timore di essere licenziate o mobbizzate. Ma che devono chiedere, alle istituzioni pubbliche, locali e nazionali, risposte collettive, in termini di maggiori (o diversi) servizi e in termini di modifiche normative che rendano attuale e cogente il diritto al lavoro per tutte e tutti. Per farlo, gli Enti Locali devono poter avere più risorse, altrimenti, in questo come in altri casi, rischiano di essere percepiti non come parte della soluzione, ma come parte del problema. Sono e resto in ascolto. Disponibile, oggi come sempre, ad incontrare le lavoratrici che mi hanno scritto per approfondire tutte le tematiche aperte dalla loro lettera, verificando con loro le problematiche che si sono aperte, o che si apriranno, per tentare di dare loro, quando possibile, una risposta. Buon 8 marzo, di riflessione e di lotta. Grazie per la vostra lettera e spero di vedervi a qualcuna delle iniziative di questo mese.”

 

Donatella Mungo

Assessora Pari Opportunità

Comune di Imola

 

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