Imola. Arriva a stretto giro di mail la risposta di Claudio Frati, candidato del Movimento 5 Stelle alla carica di sindaco di Imola, all’invito dell’attuale primo cittadino Daniele Manca per un incontro pubblico. “Sul confronto finora non ho risposto non per distrazione o snobismo, ma semplicemente perchè, e questa credo sia una notizia che marchi già  una differenza sostanziale con gli altri partiti, essendoci pareri discordanti, la decisione di affidare prioritariamente la nostra  risposta a questo scritto piuttosto che a qualcosa di volatile come la  parola, è stata presa dall'assemblea degli attivi dove ogni voto ha lo stesso valore”.

 

Ecco allora i contenuti di questa risposta scritta, che parte con una valutazione sull’identità del Pd. “Il Pd, rimasto  improvvisamente vedovo di una ideologia forte deceduta sotto il crollo di un muro a Berlino, ma ancora sensibile al richiamo della forza del pensiero specie se unico, dopo un breve periodo di lutto e visibilmente spinto da impellenti bisogni di governo, ha deciso travolto dalla passione di sposare le seducenti tesi liberiste, senza  farsi troppe domande: il problema è che quando ti fidi ciecamente spesso finisci per recitare la parte di  quello che è l'ultimo a sapere. Fuor di metafora se non sai che il mercato per funzionare non può essere lasciato a se stesso, permetti al medesimo di conquistare il primato sulla politica, la quale finisce  per diventare nient'altro che un cameriere servizievole che per accreditarsi accetta di buon grado di fare anche deprimenti atti di  sottomissione alle borse di Londra piuttosto che a quella di Wall  Street: chi vuol intendere intenda”.

 

E in questa crisi “qualcuno non ha fatto il suo dovere e che nemmeno i dottori chiamati a curarla ne hanno capito le cause, visto che le cure impartite non hanno fatto altro che aggravarla. Quando una forza politica che insiste a definirsi popolare tradisce la volontà referendaria ignorando quella della Corte Costituzionale, di 27 milioni di elettori, del Presidente della Repubblica, della Costituzione e del Consiglio di Stato, o quando vota il pareggio in bilancio il fiscal compact e il Mes, cioè un insieme di norme che impegneranno il nostro stato a manovre lacrime e sangue pari a circa 50 miliardi di euro annui, che si sommeranno  l'una all'altra per i prossimi vent'anni nel tentativo masochista di ridurre il debito pubblico individuato colpevole di ogni delitto esattamente come il maggiordomo in un film giallo, a un certo punto bisogna aver il coraggio di ammettere che a tale partito l'unica cosa di sinistra che può rimanergli è l'insegna fuori dalla bottega”.

 

Secondo  il M5S la linea politica del Pd è quella del “ma anche”, secondo la quale si ammette di voler “ridiscutere gli accordi europei e non ma anche obbedirgli  ciecamente; redistribuire la ricchezza imponendo un tetto alle pensioni d'oro e non ma anche a favore delle medesime bocciando qualunque riforma le intacchi; è per l'acqua pubblica e non ma anche privata; per la sanità pubblica e non ma anche privata; per la scuola pubblica e non ma anche privata; per cancellare il finanziamento pubblico e non ma anche aumentare quelli  alle fondazioni ad essi riconducibili come da progetto di legge 3809/2010 a firma Sposetti e Marchignoli (sì, proprio lui). E via così”.

 

Frati sottolinea poi le distanze sui contenuti: “Noi la pensiamo diversamente anche in  materia di Psc, non avremmo aspettato l'alzata di scudi di Legambiente prima di accorgerci che prevedere la cementificazione fino a Piratello è la stessa cosa della corrazzata Potemkin per Fantozzi, specie alla luce del fatto che negli ultimi 40 anni a fronte di un aumento della popolazione del 17% le aree urbanizzate sono cresciute del 167%; la pensiamo diversamente in materia di sanità dove prima di dare il nostro assenso alla cancellazione del 118 a Medicina avremmo consigliato di esplorare vie alternative per risolvere i problemi di personale o bilancio della nostra Asl e avremmo detto qualcosa di alternativo anche davanti al fatto che i tempi delle liste di attesa degli esami ci classificano come i peggiori della regione. La pensiamo diversamente in materia di Beni Comuni, la nuova società del Comune di Imola dove tale esternalizzazione per l'ente significa un aumento di  costo pari a oltre mezzo milione di euro causato dall'Iva applicata sul monte salari diventato improvvisamente base imponibile; la pensiamo diversamente in materia di rifiuti dove vorremmo finalmente realizzare un sistema di raccolta spinta e virtuosa che produca occupazione e riduca l'impatto ambientale in termini di materiale conferito in discarica piuttosto che in inceneritore (pardon termovalorizzatore che inquina meno). La pensiamo diversamente in materia di teleriscaldamento dove intendiamo discutere seriamente con la nostra multiservizi le tariffe relative; la pensiamo diversamente in materia di lavoro dove il sindaco anche solo formalmente dovrebbe mostrarsi più vicino ai lavoratori delle nostre aziende in crisi; la pensiamo diversamente in materia di riduzione del debito comunale dove quella che viene venduta per una scelta volontaria almeno in base alle norme che conosciamo pare essere un obbligo imposto dal rigore autoinflitto dal patto di stabilità; la pensiamo diversamente in materia di energia dove siamo per dotare finalmente il nostro comune di un piano energetico in modo da sviluppare un piano di riqualificazione capace di mantenere e creare ricchezza e lavoro sul territorio; la pensiamo diversamente in materia di autodromo sugli artifici contabili per nasconderne le perdite e sui costi gestionali e dove non bisogna più perdere tempo a valutare e soppesare quando ad esempio a Modena iniziano già a organizzare campionati con veicoli elettrici o a Lugo ad organizzare fiere sulla mobilità sostenibile perdendo nel frattempo preziose competenze presenti sul territorio; la pensiamo diversamente in materia di promozione del centro cittadino dove dovranno essere i titolari degli esercizi pubblici a proporre idee per attrarre persone con eventi durante tutto l'anno e non solo concentrati in poche occasioni; la pensiamo diversamente in materia di acqua dove perlomeno a livello formale ritireremo la firma della convenzione che autorizza al gestore del servizio idrico di caricaresulle nostre bollette il 18% in maniera letteralmente illegale  riservandoci eventuali azioni nei confronti degli organi inadempienti; la pensiamo diversamente in materia di partecipazione dove faremo di tutto per far alzare gli imolesi dal divano predisponendo strumenti che diano la ragionevole convinzione al cittadino di contare finalmente qualcosa in più; e infine la pensiamo diversamente anche in materia di gestione della cosa pubblica, perchè un partito al governo intinterrottamente
da 67 anni oltre ad essere una anomalia democratica inevitabilmente ha finito per creare una oligarchia di giro sempre meno sopportata dai cittadini”.