Le elezioni sono state archiviate, ma lo stesso non vale per la discussione che, soprattutto in casa Pd, continua in maniera robusta. Lo tsunami promesso da Grillo è arrivato e abbiamo chiesto al neo senatore Stefano Collina una valutazione su quale provincia esce da questo voto.
 “Io credo ragionare sul territorio solamente facendo atterrare i puri numeri elettorali sia un’operazione parziale. Le dinamiche nazionali sono spesso un po’ diverse da quelle che fotografano il territorio più da vicino, come nel caso di elezioni comunali.

Certo l’esito del voto incide in modo significativo. La novità rappresentata da Grillo è davvero esplosiva e determina un nuovo livello del confronto politico e sociale. Ci sono, in particolare, tre questioni poste da Movimento5Stelle: c’è una nuova sfida sul terreno della comunicazione politica, un’altra sulle forme di partecipazione dei cittadini ed una terza che riguarda i contenuti che Grillo ha immesso nella vita politica italiana.

Sitratterà di capire quanto siamo politicamente competitivi su questi tre piani rispetto allo standard che Grillo ha di fatto imposto e sono certo che tutto questo diventerà l’oggetto della nostra riflessione. Agli italiani il messaggio è arrivato: votando Grillo si mandano a casa i vecchi politici, si fa una scelta drastica. E ci ha messo tutti nell’angolo. Forse nemmeno gli elettori credevano di arrivare a questo punto.

Adesso non abbiamo strumenti per maneggiare con la dovuta perizia questa situazione; non solo gli schemi determinati della presenza del M5Stelle sono attualmente molto forti.

Oggi, in questa provincia, il Pd (che ha sempre saputo ragionare in modo costruttivo ed è riuscito a lungo ad interpretare la chiave di sviluppo del territorio) sembra non avere più la spinta per potersi confermare e per potersi rinnovare.

Questo è un nodo importante, e fra qualche mese potremmo vivere un paradosso: siamo il più grande partito ma perdiamo i ballottaggi alle prossime elezioni amministrative.

Dobbiamo, quindi, recuperare una capacità espansiva e per fare questo non possiamo camminare sull’onda del clima rassicurante della  campagna elettorale. Così non reinterpretiamo il territorio. Ci vuole nuova capacità di coinvolgimento che vinca anche una quota di indifferenza e qualunquismo (e forse chi ha vota Grillo non lo ha fatto per sempre).

Insomma, gran parte del futuro dipende da noi.”

Il Pd dice sempre, dopo gli arretramenti elettorali, che vuole capire e che vuole cambiare. Poi nulla succede. Forse uno dei problemi sta nel fatto che il gruppo dirigente si è formato in altri tempi e non ha gli strumenti per gestire il nuovo millennio?

“Il partito è davanti a un bivio. O decidiamo che ci va bene un  Pd del 25%,  ripiegato sui temi degli anni passati oppure scegliamo di non rinunciare alla vocazione di governare, per arrivare quindi al 35- 40%.

Dobbiamo modificare i nostri meccanismo organizzativi (quanto sono ingessati?) e con i comitati Renzi abbiamo visto che possiamo attivare una partecipazione molto più entusiasta.

E tanto dipende dalla volontà di aprirci, senza sentirci minacciati dalle nuove esperienze di questo paese.”

(a cura di m.z.)