Lugo. Si è svolto ieri sera all'Hotel Tati di Lugo l'incontro pubblico tra i tecnici di Edison Stoccaggio e gli abitanti dei comuni interessati dall'impianto di stoccaggio di gas metano di San Potito e Cotignola che entrerà in funzione a partire dal prossimo maggio. Lo scopo della serata era informare la cittadinanza sull'indagine geofisica di superficie, che avrà inizio tra pochi giorni, finalizzata all'ottimizzazione del suddetto impianto.

Ben presto però l'atmosfera si è surriscaldata e la presentazione dei tecnici è stata bruscamente interrotta. Che gli animi fossero esacerbati era chiaro da tempo, e il rinvio, la scorsa settimana, di un incontro analogo a Granarolo Faentino aveva messo in guardia un po' tutti.

Più che contro lo studio geologico, che comunque suscita non poche perplessità e preoccupazioni, la maggior parte degli intervenuti ha protestato, animatamente, contro la decisione, presa nel 2009, di utilizzare i vecchi giacimenti di gas nel sottosuolo, svuotati a partire dagli anni '50 del secolo scorso, per stoccare il gas metano in arrivo da Russia, Libia e Norvegia e creare così una riserva cui attingere nei momenti di maggior consumo.

 

Dopo poco più di mezz'ora di slide e dati tecnici che volevano essere il più rassicuranti possibile, dal fondo della sala è partita la protesta che in brevissimo tempo si è diffusa a tutta la platea. “Siamo stufi di subire le decisioni della politica sulla nostra pelle, vogliamo essere chiamati a decidere in prima persona per il nostro territorio”. Più che contro gli ingegneri e i geologi di Edison, la rabbia della popolazione si è rivolta contro i rappresentanti delle Amministrazioni locali presenti tra il pubblico. “Se volete una nuova Val di Susa siamo già pronti” e poi “siete morti”, “i tempi sono cambiati” sono le parole che salivano dalla gente. Tra i politici solo Luca Piovaccari, vice sindaco di Cotignola (Ra), è andato al microfono per cercare di spiegare le sue ragioni, ma senza grossi risultati.

 

Quasi increduli i tecnici Edison, “non ci era mai capitata una cosa del genere, l'impressione è di essere finiti in mezzo a qualcosa di più grosso di noi”. Tra il pubblico molti membri del Movimento 5 Stelle, riconoscibili da spille e magliette oltre che dagli slogan scanditi, ma non solo, mentre con Edison gli esponenti del Pd: uno scontro politico in piena regola dai toni decisamente duri. In breve è parso che a scontrarsi siano state due concezioni diverse della vita. Non tanto cosa succederà nei prossimi giorni nei comuni di Faenza, Lugo, Bagnacavallo, Cotignola, Sant’Agata sul Santerno e Solarolo, ma piuttosto come porsi di fronte al problema energetico in toto: rinnovabili e piccole centrali contro grandi impianti.

Un dialogo tra sordi non certo costruttivo. Da una parte chi ripeteva che lo stoccaggio si pratica dal 1915 senza mai aver fatto registrare danni, dall'altro chi rispondeva di non voler trovarsi con la casa sopra una “bomba a orologeria”. Amministratori e tecnici a dire di avere le autorizzazioni del Ministero, della Regione e dei Comuni, i cittadini a ripetere di non voler sottostare a decisioni prese senza essere stati interpellati. Ancora i tecnici a rassicurare che i giacimenti di metano in zona sono esistiti per tre milioni di anni, dall'altra parte chi ripeteva che immettere e prelevare sistematicamente gas nelle rocce è potenzialmente pericoloso. Da ambo le parti l'invito a ricercare i dati, quelli veri, su internet.

 

Indipendentemente da quello che si è detto ieri, e che si ripeterà stasera a Granarolo Faentino, tra qualche giorno partirà l'indagine geofisica di Edison Stoccaggio. Autocarri con piastre vibranti manderanno onde acustiche nel sottosuolo e piccole cariche esplosive (35 cm di lunghezza – 5,6 cm di diametro e 1 Kg di peso) verranno fatte brillare in fondo a pozzetti di 10 – 15 m di profondità, allo scopo di studiare più in dettaglio la composizione delle rocce e ottimizzare il lavoro dell'impianto di stoccaggio. Analoga operazione sta svolgendo Enel Longanesi su di un area poco più a est, sempre all'interno della provincia di Ravenna.

Difficilmente si riuscirà a bloccare l'operazione anche se i membri dell'associazione Clandestino – Ravennavirtuosa hanno studiato una tattica di boicottaggio: inviando una raccomandata (il modello è scaricabile dal loro sito) in cui si nega l'accesso agli operai incaricati dei lavori si innesta una procedura burocratica che coinvolgerà la Prefettura e che porterà a notevoli rallentamenti nelle operazioni. Chi vivrà vedrà.

 

(Leonardo Bettocchi)