Il famoso triangolo che Renato Zero, insieme a molti statisti, non aveva considerato, si è invece concretizzato con prepotenza inaudita. E oggi è stata eletta la Boldrini, Sel, nuova Presidente della Camera. Domani, magari, un Schifani diventerà il “nuovo” presidente del Senato (ma non puzza un po’ di stantio?). E poi chissà, magari anche un Presidente della Repubblica grillino. Avrà vita più facile, essendo singolo, dei suoi colleghi parlamentari, messi scortesemente in difficoltà da una giornalista di La7 che chiedeva il numero dei Senatori (quegli stessi Senatori che vogliono dimezzare) – insomma, lasci loro il tempo di contarli!
Il successo del M5S alle ultime elezioni è un messaggio forte alla classe dirigente, l’esigenza è quella di un rinnovamento totale. È stata fatta una sorta di rivoluzione mediatica, in cui questo aggettivo ne indica l’uso strumentale (e non il fine). Il messaggio che passa è che l’ideologia sia qualcosa di sbagliato, deleterio, che ci si debba piuttosto avviare verso una politica fatta di persone e pluralismo, e non di preconcetti cristallizzati in una tradizione partitica predefinita. Ma che cos’è la politica senza ideologia?

DEMONIZZAZIONE – Per capire cosa intendo bisogna prescindere da un’interpretazione dogmatica della parola ideologia, svincolandola dal fardello storico che si è andato creando attorno a questo concetto. Non si tratta di contrapporre Marx a Smith, Reagan e Tatcher a Gorbacëv, Atene a Sparta. Seppur si possa discutere su quale tra liberismo e comunismo sia più affine alla città attica culla della democrazia. Ma questo è un altro discorso. Il mio è un discorso, invece, non di opinioni personali, ma concettuale; non di significato, ma di significante; non di semiotica, ma di semantica.
Ideologia non è un insieme di punti programmatici, frutto dell’elaborazione di una non si sa quanto legittimata classe dirigente, destinati a far i comodi delle lobbies o gli interessi della base elettorale a cui si punta. Ideologia è, nonostante ciò che ci hanno insegnato a pensare, un fine sociale, un grande scopo collettivo cui si punta per realizzare un certo tipo di società. Possiamo dire in un certo senso che ideologia comune è la società ideale alla cui realizzazione collettivamente si tende. È la teleologia imprescindibile dal discorso politico, che non può essere altro che finalizzata ad un determinato sistema sociale, al quale le azioni politiche contingenti e gli issues fattuali si adeguano.
L’errore, o l’inganno, è considerare l’ideologia da un punto di vista morale. È invece sbagliato attribuire giudizi di valore all’ideologia come concetto; si può certo dare un giudizio sul contenuto ideologico di una determinata politica, ma intrinsecamente il concetto non assume in sé alcun contenuto specifico, e assolutizzare l’identità ideologia-comunismo o ideologia-fascismo non è solo storicamente falso ma anche semanticamente sbagliato. Dire che si deve venire a compromessi con la realtà, che le ideologie sono ormai superate, non è solo tradire l’ideologia ma tradirne il concetto stesso, inteso come fine sociale e non come cristallizzazione di valori determinati da un preciso momento storico-sociale.

VERGOGNA STORICA – Fatta questa premessa, è evidente che qualsiasi partito o movimento politico si basa necessariamente su un’ideologia. La vergogna di ammettere di avere idee di sinistra che ci è stata inculcata ha origini molto lontane nella tradizione italiana. Certo, la politica berlusconiana negli ultimi vent’anni è stata principalmente orientata all’attacco e alla demolizione mediatica del suo principale avversario politico (McLhuan ne sarebbe molto fiero). I berlusconiani non si definiscono politicamente, ma si circoscrivono grazie e attorno alla  persona di Berlusconi; connotano la sinistra come il Male e si caratterizzano per differenza. A mio avviso, il Pdl è forse l’unica fazione “politica” che non ha un’ideologia di base; tant’è che le sue stesse proposte politiche per la maggior parte non possono definirsi di destra, e soprattutto non fanno parte di un progetto o di una visione finalizzata. È partito che non ha valori fondanti ma si basa sul mutevole populismo (per l’On. Gelmini, che sta ancora cercando ‘populismo’ sul dizionario, ricordiamo che la P viene prima della Q). Ma oggi vige impunemente l’estremamente fasulla identità berlusconismo – centrodestra, comunismo – centrosinistra. Ma Berlusconi ha solo recepito l’atteggiamento tipico della Dc, a sua volta calata nel contesto della Guerra Fredda e della propaganda americana anticomunista e del maccartismo fobico. E, se vogliamo ulteriormente risalire nella linea del tempo, l’anticomunismo radica nel mito mussoliniano, nell’attaccamento alla proprietà privata, e ancora, risalendo, nei fasci agricoli.

L’INEDIA DEL PD, O IL GIRONE DEGLI ACCIDIOSI – Ma ciò che più rileva non è il, comprensibile, atteggiamento dell’opposizione berlusconiana. Ciò che principalmente sconcerta è l’”impunemente”, la posizione, o meglio la non posizione, della sinistra italiana. La quale era forse giustificata, o almeno capita, nel ’94, quando Berlusconi era agli esordi e ancora pensava alle barzellette da narrare sulle crociere (poi è passato a quelle, più sofisticate, per il Parlamento) e Occhetto voleva sbarazzarsi del fardello del Pci in seguito alla caduta del Muro, e con la svolta della Bolognina ha cercato di garantirsi comunque un futuro nel panorama istituzionale italiano; il comunismo aveva perso, la rivoluzione era sfumata, si cercava quindi di rimettere insieme i pezzi e ricostruire il vaso cambiandogli il nome in oncia e allargando la base sociale. La non posizione quale però diventa assolutamente allibente se ci si riferisce all’attuale centro sinistra. Che non solo è rimasto a guardare lo smantellamento dell’immagine della sinistra davanti agli occhi degli italiani e lo svilimento dei costumi nazionali a livello non solo etico-morale (non apriamo il tema della morale cattolica che ci contraddistingue tradizionalmente ma che, in certi casi rilevanti anche giuridicamente come l’abuso di Olgettine minorenni, è sacrosanta) ma anche a livello politico, non solo dicevo, ma anche, ma anche ha contribuito con la sua totale inedia alla dissoluzione culturale di questo paese! Parliamoci chiaro: Berlusconi è perfettamente riuscito nel suo intento di demonizzare la sinistra, ma la sinistra gliel’ha lasciato fare. La critica all’ideologia ha vinto perché i partiti hanno fallito; il Pd non ha saputo dare un’ideologia, si è solo difeso. E anche male.

I “GRILLINI” – E per questo io dico: “smettiamo di vergognarci di ammettere che siamo di sinistra”. Perché è di questo che si tratta: insensata e immotivata vergogna di affermare la propria idea politica. Non ha senso rifiutare il nome, l’etichetta di sinistra solo per differenziarsi da quella che è una struttura di partito ormai obsoleta e in dirittura di arrivo. Non ha senso rifiutare un colore solo per le persone che ne fanno uso: ha senso, a mio avviso, strappar loro di mano il pennello e darsi da fare per fare un capolavoro. Il rinnegamento totalizzante del M5S della politica, delle fazioni, è, oltre che infruttuoso e se vogliamo anche dannoso, principalmente sintomo di disonestà intellettuale. Perché, non è forse vero che i punti programmatici del Movimento coincidono con politiche ideologicamente di sinistra? …E non è forse vero che Grillo aveva tentato di partecipare alle primarie del Pd, e addirittura aveva formato il M5S pensandolo per il centro sinistra e proponendolo plurime volte a Prodi come idea? Rifiutandomi di pensare che la sua fosse solo una spinta all’escalation istituzionale, la ovvia conclusione è: ci si sarà pur riconosciuto, nei principi del Pd.

IN DEFINITIVA, punto di vista strettamente soggettivo – Credo, e auspico, che si prospetti in qualche modo un ritorno all’ideolgia. Che sorga una nuova destra post-berlusconismo, una destra che sia degna di questo nome e che sia altresì degna di essere considerata politicamente dai suoi oppositori. Una destra che abbia delle proposte concrete, una visione programmatica a lungo termine, come può essere quella dei montiani ma anche quella della Meloni e di Crosetto. Ma soprattutto auspico una nuova sinistra, che recepisca nuove istanze, primarie allargate, se vogliamo anche via web, che dia voce al popolo, spazio al pluralismo e meno centralità alla casta; attenta alle esigenze dei lavoratori e a quelle degli ambientalisti, che sappia dare risposte concrete (ma andrebbe bene anche una risposta teorica, per iniziare!!) ai problemi dell’Ilva o delle migliaia di fabbriche in fallimento; una sinistra degna di questo nome e che sia altresì degna di essere considerata politicamente dai suoi elettori.

“Comunque, in conclusione, volevo dire che a me, Orfini, sembra un imbecille” (cit.).

(Andrea Maria Pellliconi