La vera piadina romagnola è quella preparata dai chioschi, manualmente, fresca e non si può paragonare in nessuna maniera a quella prodotta industrialmente e conservata nei sacchetti di plastica per la vendita nei supermercati. È questo il
punto fermo dell’opposizione di Slow Food Emilia-Romagna e delle Confesercenti territoriali di Cesena, Ravenna e Forlì al tentativo di ottenere il riconoscimento di marchio Igp per la piadina industriale.

Per questi motivi verranno inviate ulteriori osservazioni alla Commissione Europea in merito alla proposta del disciplinare sul marchio Igp al fine di fermare un iter che creerebbe solo confusione ai consumatori.
“A nulla valgono – proseguono Slow Food Emilia-Romagna e le Confesercenti territoriali di Cesena, Ravenna e Forlì – i tentativi di inserire diciture specifiche come quella prevista dal disciplinare, che consente la dizione accanto alla IGP della “lavorazione manuale tradizionale”.

“L’auspicio è quindi – concludono gli oppositori del marchio Igp – che la Commissione Europea prenda in considerazione le mancanze e le inesattezze dell’attuale disciplinare, a salvaguardia di un sapere tradizionale che, se confuso con la produzione industriale, rischierebbe di essere messo a repentaglio e svilito nella sua dignità”.