Un tempo era tradizione iniziare il giorno di Pasqua con una lauta colazione da consumare tutti insieme in famiglia e in molte zone della Romagna si era soliti preparare uno speciale pane di Pasqua. La pagnotta pasquale – anche se ormai dimenticata – è sempre stata l’icona per eccellenza di tutti i dolci romagnoli.
Un dolce molto semplice dove l’impasto è composto da farina di grano, zucchero, strutto, uova, buccia di limone grattugiata, vaniglia, lievito, sale e uva secca, oppure, in altre versioni, a base di bietole, asparagi della pineta oppure liscari delle saline.
La pagnotta era impastata e lavorata a forma di cupola che veniva poi tagliata in superficie per “sfioccare”. La lievitazione esigeva un ambiente caldo e a temperatura costante, tanto che i vecchi mettevano le pagnotte nel letto col cosiddetto “prete” (per i giovani: uno strumento che, riempito di braci e posto sotto le coperte, consentiva di scaldare il letto prima di coricarsi).
In abbinamento al pane pasquale e alle uova benedette veniva proposto nella prima colazione anche il meno “santo”, ma saporito, salame casereccio accompagnato naturalmente con Sangiovese. La festa pasquale, oltre alle radicate motivazioni religiose, era legata al primo risvegliarsi della natura. Oggi – come allora – ritroviamo sulle tavole gli stessi simboli: le spighe del grano tramutate in pane, le erbe, le uova, l’agnello, irrinunciabili e caratteristici alimenti in questa festa.
La presenza del pane sulla tavola ha un particolare significato votivo nel ricordo del pane azzimo. La Pasqua di resurrezione è legato all'uovo, alimento simbolo della vita che si rinnova, della speranza nel futuro, un auspicio di fecondità, mentre l’agnello simboleggia il sacrificio di Gesù.
(Pierangelo Raffini)