Lugo (Ra). Nella seduta del Consiglio dell'Unione della Bassa Romagna, che si è svolta mercoledì 27 marzo al convento di San Francesco a Bagnacavallo, il presidente della Provincia Claudio Casadio e il direttore generale dell'Azienda Usl di Ravenna Andrea Des Dorides hanno illustrato i principi fondanti e il percorso che porterà alla nascita della Azienda Usl unica della Romagna. Sono intervenuti Laura Rossi, presidente del Comitato di Distretto di Lugo e sindaco di Bagnacavallo e Raffaele Cortesi, presidente dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna.

“Vogliamo ora condividere l'obiettivo e il percorso – ha sottolineato Casadio -. Siamo consapevoli che il prossimo passo da fare sarà la predisposizione del piano industriale dell'Azienda unica: un progetto che andrà presentato e discusso con tutti i soggetti coinvolti, i professionisti, le istituzioni, le rappresentanze sindacali e sociali dell'intero territorio.”
 
“La costruzione dell’Azienda Unica della Romagna – ha spiegato Des Dorides – rappresenta un ulteriore processo innovativo di qualità nell’interesse dei nostri cittadini. Da questo punto di vista, la nostra Regione, preso atto della condivisione del documento approvato dalle Conferenze Sanitarie romagnole  predisporrà un disegno di legge, entro l’estate, che servirà da cornice per costruire “il piano industriale” dell’Azienda Unica. Sarebbe un errore – ha continuato – far discendere dalla crisi, che riduce in modo devastante le risorse destinate al nostro Servizio Sanitario Nazionale, il processo di costruzione dell’Azienda unica di Area Vasta di cui stiamo discutendo. La crisi è il fattore che accelera il percorso ai processi di cambiamento da apportare al nostro sistema sanitario. La sfida sta nel saper coniugare l’emergenza con il cambiamento. I cambiamenti demografici avvenuti in questi ultimi decenni, la sempre più rapida evoluzione della ricerca e della tecnologia, necessitano un adeguamento del nostro modello di risposta ai bisogni della popolazione nella direzione di ottimizzare l’uso delle risorse, qualificare la struttura dell’offerta, ricercando il miglior equilibrio fra le ragioni della prossimità e della complessità. Ci sono atti di cura che hanno nella prossimità un elemento sostanziale della propria efficacia e appropriatezza (hospice, assistenza domiciliare, cronicità) e su questi ogni sforzo è necessario. Ci sono atti di cura per i quali la casistica e l’utilizzo di tecnologie complesse hanno un valore fondamentale. In questi casi, le risorse vanno indirizzate verso la qualità piuttosto che per assicurare la prossimità. Ecco perché – ha concluso – occorre una efficace riorganizzazione della rete ospedaliera e una altrettanto profonda innovazione dell’assistenza territoriale, attraverso la costruzione delle Case della Salute.”

“Il progetto dell'Azienda unica della Romagna, che incorporerà le attuali Aziende Sanitarie, può rappresentare la svolta fondamentale che riguarderà il futuro della sanità romagnola – ha spiegato Laura Rossi -. L'obiettivo è quello di riorganizzare i servizi alla persona e ridurre gli apparati burocratici e amministrativi, evitando  ridondanze sul piano istituzionale, economico e organizzativo. I tempi sono maturi per ripensare a una nuova organizzazione sanitaria che offra una buona prevenzione e una diagnostica accessibile e tempestiva, vicino a casa, senza dover affrontare grandi spostamenti, e con ospedali altamente tecnologizzati con ampie casistiche, dove invece eseguire l'approfondimento diagnostico e la terapia.

Questa riorganizzazione sanitaria – ha continuato – richiede un forte riequilibrio ospedale-territorio, con un impianto mirato all'integrazione sociale e sanitaria, e dovrà essere fondata su principi non negoziabili: universalismo della cura e assistenza; appropriatezza delle prestazioni; priorità della prevenzione rispetto alla cura. Deve prevalere una spinta al cambiamento, una cultura che punta sul rafforzamento del territorio, con servizi efficienti e in grado di farsi carico e una rete di servizi specialistici ospedalieri.

Tutto ciò richiede una forte governance che definisca bene i ruoli dei diversi livelli istituzionali, attribuendo una chiara funzione di programmazione, indirizzo, valutazione al Distretto Socio-Sanitario, che coincida con l'ambito territoriale ottimale.

Serve una grande condivisione, un lavoro di comunità, a partire dai diversi soggetti che operano nel territorio, dai professionisti che devono vedere in questo cambiamento non un limite alla loro professionalità ma l'occasione per crescere, e un grande coinvolgimento dei cittadini.

Appare chiaro come il percorso sia difficile e necessiti di condivisione e partecipazione di enti locali, rappresentanze sociali, sindacali, ma occorre procedere.

È naturale che ognuno giocherà il proprio ruolo e noi amministratori – ha concluso Laura Rossi – nel dichiarare la nostra disponibilità a sostenere e promuovere questo percorso, diciamo, con altrettanta chiarezza, che saremo vigili affinché ci sia coerenza tra obiettivi enunciati e azioni attivate perché non sosterremo mai un percorso che possa portare a un impoverimento dei nostri Distretti, dei presidi ospedalieri, del sistema sanitario nel suo complesso.”

Il Consiglio è stato concluso dal presidente dell'Unione Raffaele Cortesi, il quale ha sottolineato che il progetto di riorganizzazione necessita di due componenti fondamentali: “una forte condivisione da parte di tutto il personale socio-sanitario e un'altrettanto forte partecipazione delle nostre comunità e di tutti gli utenti dei servizi. Si tratta di due aspetti – ha ribadito Cortesi – assolutamente necessari per la buona riuscita del progetto.”