Milano. Il Decreto Ministeriale 6 Luglio 2012 ha profondamente trasformato il settore delle rinnovabili in Italia. Trasformazioni che sono andate in direzioni completamente diverse da quelle che il decisore politico aveva individuato. Prova ne sono il sistema di Aste (impianti sopra i 5 MW di potenza) e Registri che hanno visto o ampi superamenti del contingente previsto o sono andate totalmente deserte. Deserte ad esempio le aste per il repowering dei parchi eolici. Per quanto riguarda le biomasse invece, richiesti incentivi pari solo al 10% dell’intero contingente incentivabile. Hanno invece ampiamente superato i contingenti incentivabili le domande per impianti mini-eolici (+80% rispetto ai 60 MW previsti).

Emerge quindi un forte squilibrio tra mix energetico atteso e mix reale. Ciò a causa delle trasformazioni rapide e repentine del settore, che ad esempio hanno reso del tutto obsoleto uno strumento come il PAN. Il fotovoltaico già oggi installato in Italia ad esempio, produce già l’80% di energia in più di quanto avrebbe dovuto raggiungere nel 2020. Molto ambiziosi invece gli obiettivi dell’appena approvata SEN (Strategia Energetica Nazionale), che prevede una quota di produzione da fonti rinnovabili complessivamente pari al 19-20% dei consumi totali lordi italiani.

Accanto a queste valutazioni di carattere generale, il primo Report dell’Energy Strategy Group dedicato alle “Rinnovabili non fotovoltaiche” (da cui provengono i dati di questo articolo) analizza in dettaglio ciascuna fonte, analizzandone gli andamenti di mercato attuali e futuri. Di seguito un breve riassunto.

 

Biomasse

 

Il Decreto 6 Luglio 2012 ha profondamente trasformato il settore delle biomasse. I tagli agli incentivi infatti, differenziati per taglia e substrato utilizzato, sono oscillati in media dal 15% al 30%. Più penalizzati i grandi impianti, soprattutto quelli con filiere di approvvigionamento non locali. Questa penalizzazione si prevede bloccherà la forte crescita degli ultimi anni degli impianti a oli vegetali e biogas, riorientando gli investitori verso impianti più piccoli e con filiere di approvvigionamento più locali. Durante la presentazione del Report, Mediobanca ha anzi sottolineato come la disponibilità di biomassa in abbondanza e nelle vicinanze dell’impianto, con terreni di proprietà del proprietario dell’impianto, sarà un aspetto centrale per la bancabilità del progetto.

L’aspetto più interessante legato allo sviluppo futuro del settore ed in particolare la riduzione dei potenziali conflitti con la produzione “food” molto sentita dall’opinione pubblica, riguarderà la valorizzazione dei numerosi terreni già accatastati come agricoli ma oggi non più utilizzati. Questo sarà un fattore che permetterà una crescita del settore delle biomasse, anche se ciò avverrà con tassi inferiori a quelli registrati negli anni passati.

Per quanto riguarda il tema della “Grid Parity”, gli impianti a biomassa che prevedono la sola valorizzazione dell’energia elettrica al prezzo di mercato, senza incentivi non sarebbero in grado neppure di coprire i costi operativi. La sostenibilità economica dell’investimento invece è prossima per impianti che valorizzano scarti/sottoprodotti agricoli e in grado di valorizzare anche la loro produzione termica.

 

Eolico

 

 Il nuovo sistema incentivante ha pesantemente penalizzato il settore. Secondo Vittorio Chiesa, Direttore dell’Energy Strategy Group, questo di fatto riporta il settore indietro di 10 anni. Il tetto previsto per l’Asta infatti, prevede un tetto di 1,36 GW incentivabili. Metà di questo tetto tuttavia è destinato all’off-shore (molto difficile un suo massiccio sviluppo in Italia) e a interventi di repowering. Le aste di repowering, per quanto i rifacimenti di impianti costruiti prima del 2000 siano di grande interesse commerciale, sono andate completamente deserte. Questo perché il sistema autorizzativo vigente è molto penalizzante ed è molto facile cadere in cambiamenti ritenuti “sostanziali” che necessitano pertanto di un nuovo processo autorizzativo.

Il settore ha così subito un brusco rallentamento. Nel 2013 infatti, a fronte dei 3.200 MW già autorizzati, le richieste sono state pari a 442 MW. Forte limite, accanto a quelli già evidenziati, la richiesta di una fideussione bancaria molto consistente per tutti coloro che intendono partecipare alle aste. Questo di fatto ha messo fuori gioco tutta una serie di piccoli player che negli anni passati avevano costruito parchi.

Pur nel generale quadro penalizzante per il settore, i nuovi incentivi hanno tuttavia portato anche ad una razionalizzazione del mercato. Le Aste infatti hanno permesso un taglio dei costi medi del kWh eolico, portando pertanto ad una maturazione del settore. Per quanto riguarda il regime proprietario invece, si è assistito all’emergere di un cospicuo mercato secondario, con una forte concentrazione degli impianti nei portafogli dei grossi player del settore. Questo nonostante tutta una serie di problematiche legate alla fase di passaggi di proprietà, che sono tuttavia state superate grazie all’ideazione di strumenti assicurativi costruiti ad hoc.

Molto vitali e in forte crescita gli impianti mini-eolici. Il settore punta al raddoppio e il primo giro di Registro ha registrato domande 3 volte superiori al contingente incentivabile previsto. Negli ultimi anni sono stati costruiti impianti per quasi 7 MW, portando la potenza installata complessiva ad oltre 20 MW, quasi tutti concentrati nelle Regioni del Sud del paese.

 

Idroelettrico e Geotermico

 

L’idroelettrico continua a mantenere il primato per potenza elettrica immessa in rete tra le rinnovabili, contribuendo per quasi il 50% alla produzione di energia green italiana. Accanto al grande idroelettrico, sta emergendo con sempre più forza il mini-idroelettrico, una tecnologia molto matura e molto vicina alla Grid Parity. Una tecnologia che è stata favorita da un incentivo molto generoso e cospicuo.

Anche il geotermico ha mantenuto un’incentivazione piuttosto elevata, soprattutto qualora abbinata a tecnologie particolarmente avanzate. Le richieste hanno coperto l’85% del contingente incentivabile, dimostrando l’interesse ancora vivo per il settore.  (Denis Grasso)