Il destino di questo Paese è in mano a due comitati di saggi, ma tra loro nessuna donna. Qualcuno penserà, come spesso ( troppo) capita, che si tratta della solita lamentela sulla rappresentanza di genere e pensa alle cosiddette quote rosa. Ma non è così. Non si tratta qui di rivendicare presenze con bilance e bilancini per concessione. Si tratta di decidere dove si vuole andare, che mondo e che vita vogliamo costruire, mentre si tenta di affrontare la grave situazione italiana e di andare oltre la crisi.
Una questione di uomini evidentemente, che vista l’emergenza, si dimentica e accantona una metà della popolazione, come se i temi che riguardano in primis la componente femminile della società non fossero pertinenti alla ricerca di soluzioni di prospettiva che oltre all’emergenza si facciano carico del futuro e della condizione di donne e uomini.

E’ proprio di questi giorni l’informazione sui dati relativi alla situazione delle famiglie italiane fra le quali è raddoppiata la percentuale di quelle che tirano avanti grazie al lavoro delle donne. Ed è una realtà da sempre quella di un sistema che oltre al Welfare ufficiale (per la verità sempre più picconato) si appoggia su uno Stato sociale informale sostenuto e garantito dalle donne. Ancora, è ormai nota la rete dei centri antiviolenza per far fronte alle conseguenze disastrose della violenza sulle donne, che si autosostiene ed è continuamente a rischio di sopravvivenza. L’elenco sarebbe vieppiù lungo.

Coinvolgere la componente femminile della società nel governo del Paese è un tema serio che riguarda la democrazia, i diritti, la cultura, la qualità e l’efficacia delle soluzioni ai diversi e numerosi problemi in cui versa questa Italia martoriata. Da tempo le donne esprimono un pensiero, una visione della vita che potrebbe tornare certo utile al compito che i saggi hanno di fronte. Perché serve un pensiero in questa politica degradata e vittima di se stessa, serve un cambiamento reale che esprima uno sguardo lungimirante, di prospettiva, di investimento capace di portare il Paese oltre i problemi della crisi e della recessione attuali, disegnando un Paese nuovo. Un Paese con dei  valori e una cultura di riferimento, in cui la relazione fra i due generi sia dettata dal rispetto e dal  riconoscimento reciproci in tutti i luoghi di vita comune, così pubblici come privati e nella concretezza del quotidiano.

Invece sembrano, questi , argomenti buoni solo per esternazioni elettorali o per risposte propagandistiche alle manifestazioni di protesta cui molte donne hanno dato vita in questi anni. Insomma, temi di circostanza. Anche nelle recenti consultazioni elettorali si è enfatizzata la presenza delle donne nelle liste dei candidati e si è esaltato il numero di donne elette in Parlamento, il più alto dal dopoguerra. Ma non basta la quantità, peraltro ancora inferiore a quella di diversi altri Paesi. Serve il coraggio e la coerenza di coinvolgere davvero l’altra metà del cielo nelle decisioni che contano ripensando il senso del potere e serve la sensibilità di recepire quelle idee e quel pensiero, che pure c’è ed è vivo nel nostro Paese, il quale può fornire un reale contributo al suo governo e manca da tempo dalle sedi politiche. Forse si pensa di poter fare a meno della saggezza femminile contro ogni logica storica e realistica. Ma già questa assenza è un segnale che tradisce inadeguatezza e se lo è per le donne lo è anche per gli uomini.

(Virna Gioiellieri)