Ero stato convocato “come fotografo” alle 13 di sabato 6 aprile davanti al bar Roma: sono arrivato con qualche minuto di ritardo perchè ci siamo trattenuti qualche minuto in più del solito al banchetto di “Cittadini per un Autodromo diverso”. Non mi sono perso nulla.
Assistere allo spettacolo davvero triste di un uomo politico proveniente da “fuori” che all'interno di una piccola saletta parla (da solo) ad un gruppo di giornalisti mentre fuori tutta la popolazione ex-Sel di Imola, quelli che ci hanno messo la faccia e la pelle in mille piccole ma grandi battaglie, grida in silenzio ci avete rubato la voce, il pensiero, lo scopo, l'idea, è cosa che fa male. Fa male alla nostra voglia di libertà, di partecipazione, di vita. Tra gli urlanti silenziosi alcuni parlano e minacciano, qua e là si sente il termine tipicamente dialettale “scarané int'la testa”, altri passeggiano disordinatamente in qua e in là incapaci di credere a quello che sta accadendo, altri ancora si abbracciano e abbozzano un amaro sorriso di condivisione, di amicizia, di solidarietà.

L'immagine che porterò per sempre dentro di me è quella di una bellissima donna sessantenne, capelli grigi e due occhi azzurri luminosissimi, le mani raccolte al grembo sotto il cartello a nascondere il seno ” Liberi a Sinistra”: se ne stava seduta, in disparte e silenziosa, quasi assente, lo sguardo lontano, perso, a significare “anche questa volta mi hanno fregato, ci ho creduto e mi hanno fregato: alla mia età avrò ancora il tempo per rinascere, per tornare a credere, per lottare?”

Mentre queste immagini e considerazioni si intrecciano nella mia mente e mi prendono tutto quello che ho dentro (sbaglio tre scatti di fila!!) ecco arrivare il deputato, l'uomo politico, quello di alto profilo. Non starò a dilungarmi oltre, ma tutto quello che ha detto, riassunto sta in poche parole : alla fine di tutto siete in trenta iscritti quindi … E poi Manca ha promesso ….Non si può fare diversamente!    
Mentre si arrotolava una sigaretta parlava verso di me (con l'apparecchio fotografico al collo mi stava scambiando per giornalista) e Mario scandendo parole di verità, la sua, dimentico che chi era li sotto al portico, umiliato, derubato, deriso, scartato e gettato era la sua voce, quelli che l'avevano scelto con il loro consenso. Credo si chiami Paglia: mai nome più appropriato.
A tutti gli amici che mi leggono, a tutti quelli che hanno lottato e lottano per l'ambiente, per il territorio, per l'acqua e per quel poco di bello che resta in questo scorcio di mondo, per i valori che ci uniscono e ci uniranno, per la dignità dell'uomo (quella vera) dico grazie ma fate attenzione: il nemico di sempre, quello che tutti conosciamo, quello che ci appare davanti ogni giorno è ancora forte e presente: l'ipocrisia.

(Mauro Magnani)