Giovanni d’ Agata, fondatore dello “Sportello dei diritti” parla di una “piaga di dimensioni bibliche” . “L’Italia con il milione di licenziati nel 2012 è tra i paesi più grandi dell’ Unione Europea quello che annaspa maggiormente. Nell’ultimo semestre un milione di europei hanno perso il posto di lavoro ed il numero complessivo dei disoccupati ha superato i 26 milioni.

 

L 'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) lancia l’allarme con un preciso riferimento al pericolo concreto dell'aumento di disordini sociali, che stando alle ultime stime è del  12 % in più rispetto a prima dell'inizio della crisi. A confronto di altre macroregioni, l'Ue è quella che ha segnato l'aggravamento più significativo: tra i paesi che tra il 2010 e il 2012 hanno osservato il rialzo più acuto c'è anche l'Italia, insieme a Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Portogallo, Slovenia e Spagna. Tra le cause del peggioramento del fenomeno l’ Ilo individua proprio l'introduzione di politiche di risanamento di bilancio, unite a misure di austerità che non hanno colpito le cause profonde della cris, ritenendo di conseguenza necessarie misure straordinarie ed urgenti sul mondo del lavoro.

 

Nell’ Europa a 27 solo cinque Stati membri (Austria, Germania, Ungheria, Lussemburgo e Malta) hanno visto i tassi di occupazione superare i livelli pre-crisi, mentre gli stati più colpiti come Cipro, Grecia, Portogallo e Spagna hanno visto il tasso di occupazione scendere di oltre il 3% negli ultimi due anni. Il Nostro Paese risulta nella graduatoria dei dieci dove la ripresa dell'occupazione è stata insufficiente per raggiungere i livelli pre-crisi.

 

Nella sua ricerca, l'Ilo osserva che con oltre 26,3 milioni di europei disoccupati (febbraio 2013), mancano quasi 6 milioni di posti di lavoro per ritrovare il tasso di occupazione anteriore alla crisi. Lo studio segnala anche altri aspetti della questione come la disoccupazione di lunga durata, che “sta diventando un problema strutturale per molti paesi europei”, l’aumento di chi non cerca più lavoro perché definitivamente scoraggiato ed un dato da non dimenticare mai, ossia gli “allarmanti livelli” della disoccupazione giovanile (23,5 %). In 19 Stati dell'Ue – dettaglia lo studio – oltre il 40 % dei senza lavoro sono disoccupati di lunga durata (12 o più mesi).

 

Risulta evidente che alla luce di tali dati occorrano misure urgenti e indifferibili che comportino una vera e propria svolta rispetto alle politiche sinora adottate specie per ciò che riguarda la cosiddetta austerity, che per Giovanni D’Agata è anche una sorta di bocciatura dei governi tra cui quello dei tecnici che ha governato l’Italia nell’ultimo anno. In tal senso, infatti, l’Ilo sottolinea che “se gli obiettivi di equilibrio di bilancio e di competitività sono importanti, è fondamentale non affrontarli attraverso misure di austerità e riforme strutturali che non affrontano le cause alla radice della crisi”, occorre, al contrario, “una strategia incentrata sul lavoro in grado di rispondere a obiettivi macroeconomici e di occupazione”. Tra le politiche auspicate: l'accesso al credito per piccole e medie imprese, contrastare la pressione al ribasso sui salari e l'impiego, il dialogo sociale e programmi per l'impiego dei giovani.

(Giulia Gianstefani)