Imola. Akron e Acantho, entrambe società del gruppo Hera, hanno una nuova sede. Il taglio del nastro davanti al nuovo edificio, in via Molino Rosso 4, è avvenuto lunedì 8 aprile.
Akron, con 15 anni di esperienza e un fatturato 2012 di circa 45 milioni di euro, ha messo a punto tecnologie e processi in particolare nel settore del trattamento e recupero di rifiuti urbani da raccolta differenziata e speciali non pericolosi e nella bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati, come insediamenti industriali dismessi. Attualmente la società dispone di cinque impianti di cernita e selezione dei rifiuti e di un impianto di trattamento dei rifiuti solidi urbani e biostabilizzazione della frazione organica dei rifiuti situato presso la discarica Tre Monti di Imola. E’ inoltre in corso un progetto che gradualmente sta automatizzando le linee di selezione con tecnologie all’avanguardia come i lettori ottici, per l’identificazione e la separazione delle frazioni recuperabili.

Con 130 dipendenti ed un fatturato di oltre 40 milioni di euro, Acantho, attraverso il proprio green data center e la propria rete in fibra ottica, diffusa capillarmente in tutta la regione, offre soluzioni e progetti su misura nel settore della trasmissione dati, voce, video, sicurezza, Internet a banda larga e wireless. Inoltre promuove lo sviluppo di partnership con imprese ICT operanti nel territorio e sviluppa nuove applicazioni in collaborazione con società tecnologiche e clienti. L’infrastruttura di rete è realizzata nel pieno rispetto delle norme disciplinari in osservanza dei vincoli ambientali. Acantho ha, infatti, investito in nuove tecnologie (Hiperlan e Unbundling Local Loop) mettendo a disposizione del territorio servizi innovativi con un ridotto impatto sull‘ambiente.

L’edificio, di 3.000 mq suddivisi su sei piani, è stato costruito dalla società immobiliare di Cir Ambiente e a progettarlo sono stati due architetti locali, “A2 Studio Gasparri e Ricci Bitti Architetti associati”, che si sono ispirati ad alcuni progetti dei padiglioni all’Expo di Shanghai.
La facciata è interamente caratterizzata dal vetro bianco, interrotto da un portale di ingresso in lamiera rossa. La struttura è stata progettata con criteri costruttivi mirati a ridurre la richiesta di energia per il miglioramento del confort interno. Per questo si è proceduto a realizzare un involucro edilizio che riducesse l’esposizione solare estiva e valorizzasse quella invernale: a sud e a ovest una facciata a doppia pelle, costituita da vetro all’esterno e materiale opaco all’interno, sfrutta al massimo le radiazioni solari durante le ore della tarda mattinata – primo pomeriggio.
La distanza tra l’involucro esterno, composto da lastre in vetro serigrafato poste su 4 dislivelli e parzialmente sovrapposte, e l’involucro interno, il paramento murario, determina la creazione di un’intercapedine lungo tutta la facciata che permette una ventilazione ottimale. La doppia pelle crea un microclima interno ed una qualità dell’aria indoor migliore rispetto ad un sistema di rivestimento tradizionale.
La parete ad est garantisce, invece, tramite una facciata in vetro, lo sfruttamento massimo della radiazione solare durante le ore della prima mattinata. L’involucro quindi si comporta come un accumulatore di calore.
Particolare attenzione nella progettazione è stata posta all’ottimizzazione dell’illuminazione naturale degli spazi interni, per ridurre il numero delle ore in cui è necessario tenere accese le luci, nell’ottica del risparmio energetico. Tutti gli uffici sono stati pensati per ricevere l’illuminazione laterale poiché negli ambienti illuminati lateralmente le finestre si trovano solo da un lato e si ottiene, per questo, prevalentemente una luce diffusa, riflessa dal cielo e dalle superfici interne ed esterne. La luce diretta penetra solo nei momenti in cui il sole è visibile dalla finestra.
Nell’ottica di utilizzare fonti di energia rinnovabili l’edificio è stato dotato anche di un impianto fotovoltaico che avrà una produzione annua stimata in 16.200 kWh.