Ravenna. Siamo davvero un paese di santi, poeti, eroi, navigatori e potremmo aggiungere uomini di mondo che, quando serve, sanno diventare molto pratici.

Potrebbe essere la perfetta sintesi dell’incontro organizzato (giovedì 11) dalla Cna di Ravenna che ha visto la presenza del sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci e di due personaggi-simbolo, come Flavio Tosi, sindaco di Verona  e Federico Pizzarotti, sindaco di Parma.

Come d’obbligo, ha aperto l’incontro il presidente della Cna, DalMonte, che ha messo in fila i problemi e le richieste, che potremmo riunire in un unico slogan: le tasse ci uccidono.

Ha snocciolato i numeri, e sappiamo che sono tutti veri, e alla pioggia della crisi e alla neve delle tasse ha aggiunto due robuste grandinate: le banche che non fanno credito e la burocrazia che non aiuta.

Poi è arrivato il confronto vero, coordinato dalle domande garbate di Monti, giornalista del Resto del Carlino.

Il primo giro di tavolo era dedicato all’Imu. Che la tassa sia iniqua per le imprese è un dato di fatto a parere dei tre sindaci e hanno anche detto di considerare il recente provvedimento del governo (40 miliardi per dare alle amministrazioni i soldi per pagare i fornitori) un insulto per i sindaci virtuosi. “Noi paghiamo i fornitori a 30 giorni, ha detto Tosi, e questo governo ha finito per premiare i furbi, quelli che hanno ritardato di mesi e mesi i pagamenti”.

Concetto ribadito da tutti gli interlocutori che hanno poi sottolineato l’aspetto più crudele di questa tassa: non sono risorse in più per i comuni, sono la iniqua compensazione dei tagli effettuati dallo Stato che ha del federalismo un concetto molto particolare: si decentrano i gabellieri, si concentrano a Roma tutte le risorse disponibili.

Poi è stato il turno dei costi della politica, e anche qui non abbiamo sentito dissonanze. Abbiamo saputo dei modesti (dato il ruolo) emolumenti del sindaco di Verona (sui 3000 Euro) e di Parma (2300 Euro) ed è stato fin troppo evidente verificare che la vera tensione riguarda ancora una volta Roma.

Matteucci ha detto che i parlamentari vanno dimezzati, che forse il Senato non serve e che lo stipendio va subito dimezzato. Poi si è speso in alcune promesse (niente aumento Imu, niente sovraccarico sulla Tares) ed ha detto in maniera esplicita che lui i soldi per le tante buche nelle strade non li ha (in questo, ancora una volta in perfetta sintonia con gli altri sindaci che mettono sempre al primo posto i servizi)

Ovviamente nei costi della politica sono finiti episodi comici (perché anche tragici), come il video che, a Parma, mostrava la situazione dei cantieri: costato 22.000 non se l’è filato nessuno, ora c’è un dipendente che armato di telecamera (costo 2500 Euro) fa la stessa cosa, e le visite ai filmati hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 200.000 visitatori.

Abbiamo notato una sola reticenza (comune a tutti e tre i sindaci). Il giornalista aveva inserito nei costi della politica anche gli stipendi dei dirigenti delle società controllate, ma su questo tema è uscita vincente la massima discrezione, cioè non se ne è parlato affatto.

Quindi tutti d’accordo sull’analisi (situazione drammatica e poche armi a disposizione per combatterla) e allora è normale farsi la domanda: perché tutta questa condivisione non si traduce in un governo capace di fare? Attendiamo risposte.

(m.z.)