Da tempo, in Romagna, si parlava e si discuteva dell’Asl unica di tutto il territorio; adesso si comincia a fare sul serio e la Regione sta predisponendo una legge che dovrà garantire la nascita di questa nuova struttura.

Ogni volta che si parla di ristrutturazione nella sanità l’opinione pubblica guarda alla questione con un certo sospetto; pensa immediatamente ai tagli, alla chiusura delle strutture, all’aumento dei ticket. Insomma, pensa che, ancora una volta, la fregatura sia dietro l’angolo.

Di questa situazione è perfettamente consapevole il consigliere regionale Mario Mazzotti (Pd); rappresenta la Bassa Romagna e lì sono ancora vive le polemiche dell’ultima ristrutturazione dell’Asl.

Come, farete, dunque per evitare polemiche e le incomprensioni che inevitabilmente vi accompagneranno durante il percorso verso l’Asl unica della Romagna?

“Cerchiamo di mettere in fila le questioni, e partiamo dalle linee guida che ci siamo dati e che sono già definite.

Prima di tutto vogliamo un’azienda unica per rafforzare la rete dei servizi e per migliorare l’integrazione fra la rete ospedaliera e i territori. Sarà importante, quindi, il ruolo dei distretti perché questo passaggio aziendale ha tre obbiettivi precisi: vogliamo più cure per le persone, più qualità dei servizi, più prossimità fra pazienti e luogo delle cure.

Diventerà fondamentale la casa della salute e sarà di grande importanza la funzione dei medici di medicina generale.”

Hanno ragione i cittadini ad avere qualche timore verso questa riorganizzazione?

“Penso proprio di no, perché, in parte, è già in funzione. Pensiamo al laboratorio unico di Pieve Sestina a Cesena (che opera per tutte le Asl), alla organizzazione del 118, all’Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) di  Meldola, specializzato nel campo oncologico, all’acquisto comune per i farmaci.

E’ già cominciata, quindi, la collaborazione fra le diverse Asl per arrivare ad un servizio più efficiente e meno costoso.”

Ma sappiamo che in questo periodo tutti devono tagliare qualcosa per mancanza di risorse. Non è che anche voi sarete costretti a passare attraverso queste forche caudine?

“E’ giusto essere chiari. Non si chiudono ospedali, si agirà sui servizi che non riguardano la cura. Su questi sono ancora possibili risparmi e, grazie all’Asl unica, si potranno effettuare economie di scala. Si potranno fare acquisti centralizzati e si arriverà ad un unico direttore generale (invece dei costi derivanti dalla presenza di 4 direttori generali e altre figure di vertice), e possiamo eliminare quelle mobilità sanitarie che rappresentano dei costi per tutte le Asl. Sono convinto che, alla fine di questo percorso, otterremo dei risparmi consistenti.”

Se parliamo di sanità, parliamo di cure. Torniamo allora ai timori dei cittadini condensati nella uguaglianza: ristrutturazione = peggiore servizio.

“Anche qui le linee guida già definite aiutano a capire. La nostra rete ospedaliera è consolidata, è già passata attraverso fasi di riorganizzazione e adesso andrà perfezionata sulla base di  principi chiari: massima valorizzazione delle tecnologie, rotazione dei professionisti e non dei pazienti, garanzia, attraverso gli ospedali distrettuali, della risposta a tutte le specialità di base che oggi coprono il 90% delle richieste dei cittadini.

La Bassa Romagna, in particolare, vedrà adesso i vantaggi degli interventi del passato e può affrontare con sicurezza questo percorso.”

Ma la questione della sostenibilità economica è ancora aperta.

“Sì, perderemo (nel senso che lo Stato non ce li farà avere) entro il 2014 più di 250 milioni di Euro per il servizio sanitario. Dobbiamo fare il possibile  per non intaccare la qualità dei servizi e mantenere gli equilibri di bilancio. Se sforiamo le cifre previste, rischiamo davvero grosso perché la legge ci impone di innalzare le tasse, e non lo vogliamo fare.

Dobbiamo lavorare sodo, affinchè  la Asl unica della Romagna diventi operativa dal 1° gennaio 2014.”

(a cura di m.z.)