Imola. Settimo appuntamento con il ciclo “Dante e i nativi digitali”. Giovedì 18 aprile, ore 21, all’Oratorio San Macario (piazza Mirri 2) andrà in scena “Or discendiam qua giù nel cieco mondo”. La serata, curata dall’Ufficio diocesano per le iniziative culturali e le comunicazioni sociali, avrà al centro il 33° canto dell’Inferno dantesco raccontato con pensieri, musiche e letture.
Questo canto dell'Inferno è uno dei più forti e intensi, uno di quei canti che restano e resteranno sempre nell'immaginario comune. La sua forza nasce da un'unione incredibile. Dante, in uno dei momenti più riusciti del suo poema, sa qui tenere insieme due polarità apparentemente inconciliabili: la terribile ferocia e bestialità del profondo inferno e la limpida dolcezza dell'amore, primo fra tutti l'amore familiare. E come per accostare due poli magnetici dello stesso segno, per tenere insieme l'umanità e la disumanità serve una grande energia. Questa energia è la poesia stessa di Dante, una poesia sopraffina che plasma qui un canto magnifico e uno dei punti più alti di tutta la letteratura.

“Dante e i nativi digitali” è un percorso di dieci incontri con giovani talenti imolesi in compagnia di Dante, visto con gli occhi dei nativi digitali con una doppia lettura, musicale e letteraria.
Quello che è stato ritenuto, troppo spesso erroneamente, nient'altro che un fantasioso viaggio nei regni dell'aldilà, è, in realtà, una guida a trovare la vita qui, prima della morte. Inferno, Purgatorio e Paradiso infatti, sono tutti e tre qui, su questa terra e il difficoltoso peregrinare che Dante ci invita a seguire è il cammino necessario a percorrere la strada che giunge al cuore degli uomini e che conduce alla libertà.
Per questo Dante deve essere considerato al di fuori di ogni inquadramento temporale: egli è il poeta che risponde alla domanda di luce degli uomini e che ha loro insegnato, ed insegna, come rintracciare il cammino smarrito nel periglioso viaggio della vita e come ritrovare il pertugio che conduce a riveder le stelle.

“Dante e i nativi digitali – Poscia, più che ‘l dolor, poté il digiuno”
Commento al testo: Pietro Casadio
Al violino: Beatrice Martelli
Alla chitarra: Nicola Soglia
Lettura: Massimiliano Buldrini