Roma. Franco Marini non ce l’ha fatta. “Ora serve una  soluzione diversa”, queste le prime dichiarazioni di Matteo Renzi. Anche il deputato imolese pidiessini, Daniele Montroni, annuncia su twitter la scheda bianca: “Ora la scelta di Marini, un grande italiano, non unisce il nostro popolo. Per questo ho votato scheda bianca.”
Di certo la notizia, emersa subito dopo il primo scrutinio, che il Pd al secondo voto voterà scheda bianca fa capire che Bersani sta cercando di prendere tempo per potere trovare una soluzione condivisa che ricompatti il suo partito, ma anche l’alleanza con Sel. Allo stesso tempo anche il Pdl annuncia scheda bianca.
Intanto si fa avanti l'ipotesi che anche al terzo scrutinio non si raggiunga il quorum, demandando il tutto al quarto voto quando non sarà più necessaria la maggioranza qualificata ma unicamente quella matematica, cioè il 50% + uno dei votanti.
Si fatica a comprendere come il Pd abbia fatto ad infilarsi in questo vicolo cieco, cedendo alle richieste di Berlusconi. Ciò che è emerso in queste ore indebolisce ulteriormente la posizione di Bersani, che dopo aver cercato inutilmente l’alleanza con Grillo, nel momento in cui si intravede una possibilità di dialogo sulla figura di Rodotà, vira decisamente verso il Pdl, cercando di accontentare Berlusconi, in cambio forse del salvacondotto per portare a termine la costituzione di un governo.
Un bel caos che la politica saprà certamente sbrogliare, ma che non si sa quali strascichi lascerà e, soprattutto, cosa ciò comporterà per il futuro, sia in merito alla costituzione di un governo, sia sulla tenuta del Partito democratico. Ciò vale a maggior ragione se Bersani cercherà di ripresentare Marini al quarto voto, andando contro non solo a un messaggio chiaro dei suoi parlamentari, ma anche al sentire di molti elettori del Pd.

Anche nella seconda votazione è stata fumata nera. Oltre 400 grandi elettori hanno votato scheda bianca, bene Rodotà che va oltre quota 430 e si affacciano altri nomi quali Massimo D'Alema, Emma Bonino e Romano Prodi.