Toc …toc … On Paglia? E' ancora lì? Si ricorda di me? Affiancavo l'amico Mario che la stava insidiando di domande con la cinepresa in mano. No, io non le feci domande: giocavo al giornalista con la fotocamera al collo ma sono solo un amico, un simpatizzante, un condivisore, un affiancatore di quelle persone, donne e uomini, che, lei ricorderà bene, si muovevano sotto quel portico, davanti a quel bar, in cerca di una direzione da seguire, incapaci di credere che certe cose potessero davvero accadere. E invece erano accadute e proprio a loro!

Quello stesso pomeriggio ho buttato giù poche righe al riguardo, parole che avevo dentro e che dovevano uscire, non riuscivo a tenerle dentro, parole e frasi che molte di quelle persone hanno apprezzato e, dopo averle lette, mi hanno detto grazie. Alcuni dei più graditi “grazie” che io abbia ricevuto in vita mia! Basta, si basta al gioco del passato! Anzi no, ancora un piccolo ricordo: rammenta quella che fu forse l'ultima domanda che le venne posta da Mario? No? Riguardava le vicende future (quelle di oggi) circa le storie romane, la possibilità (che si cominciava ad intravvedere) che il Pd scendesse in qualche modo a patti, a compromessi, a concessioni, ad intese, a mediazioni con il Pdl. Appena sveglio questa mattina ho appreso che il primo compromesso o se preferisce la concessione, o forse l'intesa o la chiami un po' come le sembra meglio, è stato raggiunta.

Spero ora lei segua la linea della risposta che diede, quella giornata, a Mario. Vede, On. Paglia, per quanto mi riguarda anche solo il pensiero di condividere qualcosa con Berlusconi & c. mi fa soffrire, star male, mi da la certezza di essere in errore. Io sono imolese dalla nascita e di sinistra da quando ho acquisito capacità di comprendere e le assicuro che molti dei comportamenti del sindaco Manca ricordano assai da vicino quelli del cavaliere di Arcore: l'arroganza nella certezza dell'infallibilità, la spavalderia nell'affermare qualcosa e agire esattamente nel contrario, l'abilità nel circondarsi di “yes men” capaci unicamente di dire di si, la disinvoltura con la quale accarezza linee politiche avverse facendole sue per convenienza, l'impostura che dimostra mentre ti saluta con un sorriso falso e di circostanza.

Quelle persone che passeggiavano qua e là sotto quel portico, davanti a quel bar, quel sabato poco dopo mezzogiorno, conoscono a memoria quanto su le riporto, lo hanno sentito urtare sulla propria pelle, lo vivono ogni giornata in contrasto con quello che di più caro hanno dentro: la libertà delle proprie idee. Ora, le storie romane li coinvolgono in scelte che non fanno parte del loro modo di pensare, in condivisioni che a loro non  appartengono e in scelte che ritengono ingiuste. Non sto parlando di nomi, ma di sistema. Quello che sta accadendo in quel di Roma sta volgendo la ragione dalla parte loro e mi auguro che significhi, per lei, momento di riflessione e di ripensamento. Io non ho bisogno alcuno di riflettere o di ripensare: lo sapevo già.
Grazie per averci lasciato il suo indirizzo e-mail con il quale continuare questo nostro dibattere che, come nell'oggetto, non finisce qui.

(Mauro Magnani)