Roma. Il segretario Pier Luigi Bersani ha annunciato le sue dimissioni, operative dopo il voto che porterà alla nomina del nuovo Presidente della Repubblica. La notizia giunge dopo che nel pomeriggio erano arrivate anche le dimissioni del Presidente del partito Rosy Bindi. Uno sfacelo conseguenza dei tanti errori di strategia di un partito mai effettivamente nato e che il voto del quarto scrutinio ha drammaticamente messo a nudo.

Ma l’unico colpevole non è certamente Bersani, la cui confusione mentale degli ultimi due mesi è difficile da spiegarsi per un politico di lungo corso qual è, questa è la debacle di un gruppo dirigente nazionale e di tanti dirigenti locali che non hanno colto la voce dispertata che emergeva dal Paese e hanno continuato con i soliti giochetti incuranti di ciò che accadeva attorno a loro. Anche con guerre e rese dei conti interni che hanno indebolito un partito già uscito stremato dal voto di febbraio.

 

Ieri d’alemiani, poi veltroniani, oggi bersaniani, abbiamo assistito in tante realtà a queste metamorfosi figlie solo di posizionamenti personali alla ricerca del posto che conta. Siamo convinti che, già in queste ore, molti di questi dirigenti stiano pensando come riposizionarsi, semmai sulle posizioni di Matteo Renzi, per cercare per l’ennesima volta di salvare la propria poltrona o difendere quel falso potere personale che credevano di avere acquisito all’infinito.

 

Il Pd ora, prima ancora di arrivare alla resa dei conti interni che porterà necessariamente all’avvio di una nuova fase, forse più chiara, della propria vita, ha la responsabilità di ricucire una situazione per contribuire a dare al Paese quel Presidente della Repubblica che, a sua volta, dovrà poi traghettarlo verso nuove elezioni, semmai attraverso un governo di scopo che metta mano alle principali emergenze e ad una nuova legge elettorale. Questo per evitare che la crisi del Pd si trasformi inesorabilmente in una crisi della democrazia.

 

La situazione nazionale a ricaduta porterà conseguenze anche a livello locale, dove ancora in queste settimane abbiamo assistito agli stessi giochetti che hanno distrutto il partito a livello nazionale. Ad una politica figlia più di interessi personali e di gruppo che di difesa dei cittadini e di ricerca condivisa di soluzioni alla grave crisi che anche Imola sta vivendo. Una politica personalistica, che sta cercando di tenere assieme anime inconciliabili, con promesse sparse a piene mani, dove l’unico obiettivo è di salvare poltrone sempre più traballanti.

 

E’ finita un’epoca, la crisi ha solo accelerato questa verità, peccato che gli unici a non accorgersene siano coloro nelle cui mani c’era e c’è ancora il destino dell’Italia e di tante comunità locali.

 

(Valerio Zanotti)