Roma. Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica con 738 voti (contro i 217 di Rodotà). La grave crisi istituzionale aperta con le bocciature prima di Marini e poi di Prodi trova una sua soluzione. E la trova esaltando, se ancora ce ne fosse bisogno, l’incapacità della classe politica di assumersi le proprie responsabilità. Dopo oltre 50 giorni di balletti sulla formazione del governo, ora non sono riusciti nemmeno a trovare la quadra su una personalità che potesse guidare la Repubblica. Il Pd esce da questa settimana con le ossa rotte, nel mezzo di una drammatica crisi che solo l’appello a Napolitano per una sua ricandidatura lo salva, per il momento, da mali peggiori. Un partito capace di umiliare due personalità come Marini e Prodi, di seminare macerie nel suo stesso campo, con tanti militanti incapaci di comprendere il no a Rodotà, che trascina nella sua crisi quello che resta della coalizione di centrosinistra, con Vendola che si smarca dall’ultimo voto pro Napolitano, facendo convogliare i propri voti su Rodotà e annunciando per l'8 maggio l'atto fondativo di una nuova sinistra.

Il Pdl sempre di più schiavo di Berlusconi, l’unico collante di fronte all’implosione anche di quel partito. Una situazione della politica italiana devastante, resa ancora più drammatica dalla crisi in cui è immerso il Paese e che con questo quadro politico difficilmente troverà vie d’uscita.

Difficile individuare un vincitore. Di certo il Movimento  5 stelle ha dimostrato una sua coerenza, così come Sel, ma in questo contesto pensare a governi di cambiamento è pura utopia. Il Paese resterà nelle mani di coloro che non sono riusciti nei cinque anni precedenti a governare e che negli ultimi due mesi hanno combinato solo disastri.

E ancora una volta la speranza si chiama Napolitano che dovrà fare pesare il sì che quasi disperatamente gli hanno chiesto le forze di centrosinistra e centrodestra compatte, mettendo in campo una soluzione che, pur cercando di raccogliere il più alto consenso, abbia l’obiettivo di fare quattro o cinque cose, tra queste la nuova legge elettorale, per poi riportare il paese alle urne, nella speranza che questa volta esca una maggioranza credibile e certa. A quel punto potrebbe finire anche il compito di Napolitano che si sentirebbe libero di passare la mano.

(Valerio Zanotti