Borgo Tossignano (BO). Cosa ci potrà mai essere di strano dietro una normale cena di classe delle elementari venti anni dopo il primo giorno di scuola? È un momento solitamente piacevole, in cui si ricordano con gioia i tempi spensierati della fanciullezza, in cui ci si diverte a scoprire cosa sono diventati i tuoi vecchi compagni di banco. Niente di strano apparentemente. Tutto si iscrive perfettamente nella normale parabola umana, giovinezza e maturità.

In realtà questa normalità normale non lo è affatto. Questa normalità, se la si guarda meglio, è un monito tremendo, questa normalità è un privilegio. Questa normalità è un privilegio della terra in cui sono nato e cresciuto, la Romagna.

 

La cena del ventennale della prima elementare di Borgo Tossignano mi ha aperto una voragine sui nostri tempi e sull’eccezionalità della fase storica che stiamo vivendo. Grazie a Facebook trovare persone che non si vedono da venti anni è diventata la cosa più semplice del mondo. Organizzare una cena con facce oggi ricoperte di barba ma che si ricordano ancora bambine ordinaria amministrazione. Anche essere tutti e ventidue presenti sembra normale. Ed è proprio questo a non esserlo affatto. Questo è un privilegio della nostra terra, questo è qualcosa che forse i nostri figli, o anche solo i nostri fratelli più piccoli, non potranno più fare.

Questa cena mi ha fatto ritornare alla mente una discussione con una mia cara amica pugliese conosciuta in uno dei miei tanti viaggi. “Ogni anno che passa trovo sempre più miei compagni delle elementari qua a Milano. Se continuiamo così potremo fare una cena di classe qua”. Frase scherzosa che apre abissi, squarcia il velo di una normalità che in Italia non c’è mai stata. Al Sud, cene di classe delle elementari con tutti presenti non le hanno mai fatte, né le potranno fare in futuro. Qualcuno mancherà sempre, è statistica, è Storia. Al massimo potranno aprire un gruppo su Facebook dal titolo “Prima elementare 20 anni dopo”.

 

La nostra cena per il ventennale della prima elementare di Borgo Tossignano è un privilegio, un privilegio che ha le sue radici in quel modello sociale costruito nel primo Dopoguerra da uomini che piuttosto che all’immediato arricchimento hanno pensato al benessere delle generazioni presenti e future. Non solo dei loro figli, ma anche di quei figli di immigrati del Sud Italia come me che hanno trovato accoglienza e benessere in una terra che offriva lavoro ai loro padri e speranza in un futuro migliore. Quei figli venuti da lontano che proprio per questo amano incondizionatamente la terra in cui sono nati e cresciuti, anche se i propri geni appartengono a terre lontane. Il lavoro rende tutti fratelli, tutti partecipi del medesimo futuro.

Questa cena di classe della prima elementare di Borgo Tossignano 20 anni dopo, è il frutto di un mondo del lavoro che ha permesso a ventidue bambini nati a metà degli anni ‘80 di realizzarsi a pochi chilometri dalla propria casa. Non di accontentarsi di quello che passava il convento, ma di realizzarsi con esperienze lavorative qualificanti e in grado di dare soddisfazioni personali ed economiche. Il tutto grazie ad un sistema economico solido e gestito con equità e saggezza da chi si trovava ad amministrare questo benessere locale, tanto gli amministratori pubblici quanto i proprietari delle imprese. Un equilibrio che, oggi, forse, si è perso. Un’antica alchimia di cui si è smarrita la ricetta.

 

Tra vent’anni questa crisi che non finirà certo nei prossimi anni perché ben più strutturale di quanto ci venga raccontato, priverà i nostri figli di questo privilegio. Il tessuto industriale e sociale romagnolo, per quanto ancora solido, sta perdendo i suoi punti di riferimento e i suoi modelli di funzionamento stanno entrando in crisi. Tra i miei coetanei sento sempre più parlare di partire per realizzarsi in Australia o negli USA. Sento altri, che ormai le agenzie interinali della zona le hanno girate tutte, parlare di Milano e Roma come nuovi lidi di sicurezza. Io stesso ho dovuto fare la valigia per Milano. Qualcosa nel modello Romagnolo si sta incrinando. Forse è un cedimento momentaneo, forse è solo un assestamento su nuove posizioni. Io temo che il cedimento sia strutturale, perenne. Per ridare l’opportunità ai nostri fratelli più piccoli e figli di organizzare con gioia una cena di classe venti anni dopo, dobbiamo ripensare ad una nuova economia, rimettere in moto quella macchina locale dei sogni che sembra essersi inceppata. A noi privilegiati, a noi “generazione dimenticata” di quasi trentenni, l’onere di fare il primo passo. (Denis Grasso)