Dopo la rielezione di Napolitano, frutto maturo della distorsione oligarchica e autoreferenziale della democrazia italiana,  vista l’esplosione del Pd è necessario uno sforzo che vada al di là della comprensibile indignazione: non è finita solo per il Pd ma anche per tutto quello che gli sta intorno.
Crediamo sia opportuno che anche Sel faccia questa riflessione: ha avuto un ruolo importante in un preciso momento storico e in questi mesi convulsi è stata l’unica forza di sinistra che si è mossa con dignità cercando la strada del cambiamento attraverso l’impresa, rivelatasi impossibile, di un’alleanza di governo.
Ma non basta rimpiangere le occasioni mancate: è finita per tutti.
Ora il problema non è dar vita all’ennesimo partito di resurrezione della sinistra, tirandosi dietro tutta la zavorra dei fallimenti precedenti.
E’ necessario un format di movimento/partito nuovo, che sappia interpretare (e anche imparare) da quello che è accaduto, a cominciare da quello che nato attorno al Movimento 5 Stelle.
Crediamo soprattutto che sia necessaria una visione amplia e non politicista e identitaria.

Bisogna dar vita immediatamente a un movimento costituzionalista e laico diffuso sul territorio e connesso in rete: un movimento LaiCost 2.0.
La sua bussola non dovrà essere il tradizionale abbecedario della sinistra italiana ed i suoi riti, ma nemmeno il “Non-Statuto”: sarà la Costituzione Italiana e vi potranno partecipare tutti coloro che vi si riconoscono, non solo quelli che si sentono di sinistra.
Punti fondanti: Costituzione, Antifascismo, Legalità, Solidarietà.
E poi la tutela dei diritti: da quelli civili a quello al lavoro e dei Beni Comuni a partire dalla difesa dell’ecosistema, del welfare e della scuola  pubblica.

Vanno anche acquisite molte delle pratiche politiche sperimentate con successo dal movimento 5 stelle. Non bisogna vergognarsene, anzi, è una ricchezza, ne citiamo alcune:
1) utilizzo della rete come strumento di costante rapporto tra rappresentanti e rappresentati: non è la rete “salvifica” e fintamente democratica teorizzata da Casaleggio, è la rete come mezzo di comunicazione che determina e sancisce in tempo reale quella che è la coerenza tra scelte politiche effettuate negli organi dirigenti e nelle assemblee elettive e il comune sentire del popolo degli aderenti  e dei militanti.
2) orizzontalità nelle scelta dei rappresentanti, basata sul merito e non sull’appartenenza di partito o correntizia e con il limite di mandato. Perchè è giusto che la politica sia vissuta come un servizio e non come un punto d’arrivo per la gestione del potere.
I limiti di mandato (noi diciamo 3, discutiamone..) sono un punto fondante: finito il mandato non finisce il mondo, si torna utili in altro modo senza che questo venga vissuto come una bocciatura o un declassamento.
3) Lotta alla casta che si frappone al conseguimento del bene comune: non solo quella politica ma, soprattutto, quella economica dei poteri opachi della finanza. Ma anche a quella che prospera attraverso l’occupazione dello Stato da parte delle lobbies e che fa proliferare un funzionariato parassitario. Bisogna quindi mettere in discussione il corporativismo che soffoca l’organizzazione dello Stato, combattendo ogni forma di conservatorismo che alberga in tante organizzazioni (associazioni d’impresa, organizzazioni sociali e professionali, magistratura e sindacati, enti locali, etc etc).

Con l’implosione del Pd è già iniziato un processo di destrutturazione / ristrutturazione e da qui in avanti non mancheranno molteplici tentativi per dar vita a nuove aggregazioni. Spesso questa fase si conclude con la riproposizione di partiti identitari che collezionano al loro interno il campionario più o meno aggiornato del ceto politico dei partiti precedenti. Al tempo stesso è inutile perder tempo in un assemblearismo diffuso che si concentri sul lamento e sulla lacerazione.
Non cadiamo in questa trappola: c’è l’esigenza di una nuova nascita non di un rinnovamento.
Si invitano quindi caldamente tutti coloro che provengono dal ceto politico preesistente di evitare l’ennesimo trasloco per trovare l’ennesimo partito in cui piazzarsi. Aderiscano se vogliono, ma senza nulla a pretendere e in fila come tutti gli altri, perchè i nuovi rappresentanti andranno selezionati attraverso strumenti democratici e trasparenti. La logica della fedeltà correntizia o il carrierismo d’appartenenza vanno definitivamente delegittimati.

Ci vogliono però subito alcuni punti di partenza: si formi dunque una nuova forza ma si chieda a Stefano Rodotà, che volevamo Presidente della nostra Repubblica, di assumere il  ruolo di presidente/garante di questa svolta.
Si chieda a Vendola di sciogliere Sel e il gruppo dirigente in qualcosa di profondamente diverso: dia un contributo fondativo ma rinunciando al ruolo personalistico che l’ha visto protagonista in questi anni. Si chieda a Barca di mettere a disposizione le sue competenze, a cominciare dal manifesto da lui proposto nei giorni scorsi.
Ma soprattutto si chieda a coloro che  hanno avuto il coraggio di costruire nei territori mobilitazione e reti per la difesa dei beni comuni, la tutela del sapere, la difesa della legalità dalla corruzione e dalla mafia, di mettere a disposizione le nuove energie per un programma di ricostruzione della sovranità popolare.

Mirco Pieralisi
Paolo Soglia