Se una cosa è certa nelle vicende politiche di questi giorni è la completa confusione manifestata dai partiti, che ha creato smarrimento e fatto perdere la bussola. La fase attuale forse pone più domande, che risposte chiare, per questo forse appare utile ricordare alcune parole-chiave di recente (ab)usate, e, soprattutto, gli interrogativi connessi.

Ideologia: sono decenni ormai che ci dicono che “le ideologie sono morte”. Dunque, si dovrebbe votare per i programmi e le proposte (nel caso migliore), o per un voto di scambio (nell’ipotesi peggiore). Cosa accade realmente? Quali “lumi” sono punti di riferimento delle scelte di nostri politici?

Identità: l’identità dei partiti non è indifferente per le scelte da compiere, dunque, chiediamoci se quanto affermano i vari partiti corrisponde o no a verità. Quella del Pdl richiama veramente un “partito liberale di massa”? Quella dei 5 Stelle non rimanda forse ad una specie di “partito radicale di massa”? Quella del Pd è di sinistra, o di centro-sinistra, o di centrosinistra, o di sinistra-centro, o di centro, o socialista, o liberaldemocratica? O, infine, esiste, da qualche parte?

Partito/1: secondo il vocabolario ha un duplice significato, quello di “patto”, ma anche quello di “divisione in fazioni”. Quale è il significato più attuale? Ricordiamo che esiste anche la derivata parola “spartito”…

Partito/2: tutti i partiti ormai attaccano i “5 Stelle” dicendo che essi “non sono un partito” e che devono diventarlo. Ecco chi parla: Pdl (Partito del leader), Pd (Partito distrutto), Scelta civica (Senza consenso), Rc (Ritornati a casa), PdCI (Partito deCotto italiano), Pr (Pannella, rieccolo), Sel (Senza elettori Liberi tutti), Fratelli d’Italia (Fuori dall’Intesa), Lega Nord (Lasciateci a noi), Rivoluzione civile (Raro consenso), Partito Pensionati (Poi pensiamoci su), Psi (Probabilmente saremo inutili), Fermare il declino (Fare il dotto per finta), Grande Sud (Grigia inSoddisfazione), Pri (Poi ritorno indietro), Forza nuova (Fare nulla di buono), eccetera, eccetera. Chi convincerà Grillo a fare un “partito”? E perché dovrebbe, poi?

Coalizioni, programmi e promesse elettorali: come mai quasi tutto quello che si proclama in sede di campagna elettorale viene immediatamente smentito? Ad esempio, prima delle elezioni il centrosinistra giurava di “tenere unita la coalizione” e addirittura “fare gruppi parlamentari comuni”; anche il centrodestra vantava un’unità che non è poi così salda. Cosa farà il prossimo governo, delle promesse fatte a piene mani? Che fine hanno fatto o faranno abolizionedelleprovince – esodati – pensionati – disoccupati – giovani – imprese – Imu – menotasse – taglideicostidellapolitica, eccetera, eccetera, eccetera?

Democrazia diretta: non è necessario riandare all’Atene di Pericle, per vederne qualche esempio, basta guardare ai molteplici referendum ed altri meccanismi della Svizzera, dove la politica e le istituzioni si adeguano alle scelte dei cittadini. Invece, quando e come vengono interpellati i cittadini in Italia? Che fine fanno le scelte che qualche volta questi fanno, ad esempio con i referendum sull’acqua pubblica, sul finanziamento ai partiti, sulla trasparenza, eccetera? Basta la rete, o non anche qualche altra forma di consultazione snella, non inficiata da regolamenti che sembrano fatti apposta per non funzionare (vedi pseudoprimarie)?

Democrazia delegata: è probabilmente necessaria in un paese grande, ma non è forse vero che funziona solo se il popolo può scegliere chi votare anche come persone e se c’è un rapporto stretto e continuo tra rappresentanti e rappresentati, nei territori? Ed oggi, la politica sta favorendo tale legame, o no?

Palazzo: Andrea Costa si affermò anche perché proponeva che gli enti pubblici divenissero “case di vetro” a disposizione dei cittadini. Qualcuno dei politici attuali, magari che si dichiarano suoi eredi, se lo ricorda? Come si comporta?

Rinnovamento: si dice, se ne abusa, non solo nelle persone, ma nei metodi. Scelte assembleari, o con applausi, riunioni più o meno segrete, improvvisi cambi di linea, fedeltà a capi – capetti – correnti – psudoideologie (tutte cose di oggi, di estrema attualità) fanno parte del rinnovamento o di un “vecchio” modo di fare politica?

Ricambio: si è parlato per settimane della bellezza di avere il più giovane, rinnovato e pieno di donne Parlamento della Repubblica, poi quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. Non è che oltre al ricambio generazionale è necessario anche un ricambio nei metodi e nei contenuti della politica? E’ possibile che l’unico “ricambio” nelle più alte cariche dello Stato si giochi tra persone (del tutto rispettabili) comunque ultraottantenni? Forse Rodotà (80 anni) è ancora “troppo giovane”, sarà buono tra 7 anni?

Cambiamento: abbiamo avuto pochissimo tempo fa un chiaro e lucido esempio di “cambiamento” nell’elezione del nuovo Papa Francesco. Nei metodi (pochissimi giorni) e negli esiti (una popolarità indiscussa, un legame con il “popolo” cattolico e non). Si può dire altrettanto del mondo politico italiano?

Mai: “mai con Berlusconi”, “mai con la sinistra”, “mai con Monti”, “mai più divisi”, “o Bersani o elezioni”, “elezioni subito a giugno”, “mai senza la base”, e così via. Chi ricorderà ai politici che forse per il loro mestiere è meglio “mai dire mai”?

Napolitano: in realtà il nuovo-vecchio Presidente è un paradosso vivente. Oggi, osannato ed appoggiato da tutti, con un vasto consenso popolare, ma anche visto dalle forze politiche come il “salvatore della Patria”. Eppure, lui, riformista da sempre, nel corso della sua lunga vita è sempre stato in minoranza: gli avversari politici lo attaccavano perché “comunista”, i compagni di partito tendevano ad emerginarlo perché “sospetto, troppo aperto e riformista”. In realtà è sempre stato coerente in un mondo politico ondivago e spesso incerto. Vuoi vedere che “mai dire mai” funziona? Chissà se ride o piange di queste cose un poco amarognole.

Weimar: molti commentatori sottolineano le (evidenti) analogie con la situazione della Germania di Weimar. Si ricordano anche il vecchio detto secondo cui “la storia si ripete sempre, ma la prima volta è una tragedia, la seconda una farsa”? Ed oggi, in quale fase siamo?

Ristoranti: è noto, agli italiani piace mangiare, tra i soldi sottratti in questi anni ai contribuenti per spese pseudopolitiche si trovano ricevutediostriche-champagne-salumi-cene-pranzidinozze-festeeceneatema, eccetera, eccetera. Tuttavia ha fatto scalpore Dario Franceschini (che, tra parentesi, mi è simpatico, lo votai a suo tempo) visto tranquillamente seduto al tavolo di un ristorante dai manifestanti “grillini” romani molto arrabbiati subito dopo il voto sulla Presidenza della Repubblica, e così “contestato”. Nulla di illegale, ma possibile che il richiamo dello stomaco sia assai più forte della lucidità politica e della capacità di “capire” la “piazza” e, magari, non “provocarla”?

D’Alema: infine, se me lo si consente, Massimo D’alema c’entra sempre (o invece centra? ha colpito qualche bersaglio?). Forse, sotto sotto, c’è proprio lui dietro a qualche manovra, non sapremo mai quale e, soprattutto, se è vero… Come, del resto, le più o meno note “società segrete”.

(Marco Pelliconi)

Nelle foto, dall'alto in basso: cane di sinistra, cane di centro, cane di destra e, infine, il mio cane…


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