Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta di un giovane iscritto al Pd.

Cari Parlamentari e Grandi Elettori del Pd “dissidenti”,
sono Giacomo Gambi, un ragazzo di 22 anni che ha deciso di candidarsi col Pd alle elezioni per il consiglio comunale di Imola che si terranno a fine maggio. Scrivo queste righe, per incanalare la mia rabbia e il disagio che ho provato in questi giorni, a voi che siete stati insigniti del grande onore di eleggere il Capo dello Stato. Per tutti i giorni delle votazioni il popolo italiano stato attaccato ai computer, alle tv, alla radio, per seguire un'elezione sentita da tutti. Ma del nostro popolo, degli iscritti del Pd, degli elettori a noi vicini, di coloro che sono andati alle primarie perchè credono – credevano? – in noi, di coloro che lavorano alle Feste dell'Unità e di coloro che non vi lavorano, di coloro che amministrano bene le nostre città nonostante il periodo di tagli, di coloro che passano notti a discutere di politica nelle sezioni, nei circoli, nei bar, di coloro che al Pd hanno creduto dalla nascita e di coloro che vi si sono avvicinati dopo, di questo popolo che voglio parlarvi. Eleggere i nostri rappresentanti, cioè voi, per noi ha significato essere convinti che avreste portato avanti le nostre idee, la nostra passione, la nostra voglia di spendersi per il bene comune, la coerenza che mettiamo nelle scelte che facciamo ogni giorno.

Cos'è successo? Perchè ci avete portato questa delusione? Queste righe non sono per discutere dei nomi dei candidati a Presidente e nemmeno per rimproverare a qualcuno le modalità con cui sono stati scelti. Vi scrivo invece per dire un'altra cosa: in questi giorni le non-decisioni che (non) avete preso le abbiamo dovute subire noi in piazza, ai banchetti, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, siamo stati noi a prenderci le offese, a sentirci dire che siamo tutti uguali, a vedere andare in fumo il lavoro che facciamo sul territorio.

Essere candidato del Pd alle amministrative per me doveva significare rinuncia ad altri impegni per dedicare questi mesi all'ascolto dei cittadini, all'elaborazione di progetti e proposte per la Città; dover passare invece giornate intere ad essere offeso, insieme agli altri candidati, posso assicurarvi che non quello che avrei voluto fare. In questa città stiamo provando a costruire un percorso  insieme ai cittadini, verso le elezioni e in seguito, per parlare di cos'è il Pd, di come ha lavorato e di come vuole continuare a governare la città; ora dobbiamo invece spendere energie per rimarcare la differenza con chi a livello nazionale ci ha messo in questa situazione: non ce lo meritiamo.

Io non mi vergogno di quello che faccio, nè di quello che voto, perchè sono una persona trasparente come la stragrande maggioranza dei nostri militanti; invece un centinaio di voi se ne vergognano, e le colpe stanno ricadendo su di noi. Non può accadere più, venite fuori, venite sui territori a spiegarci perchè lo avete fatto, a scusarvi col popolo che vi ha eletto credendo in una politica leale. La rivolta che c'è stata anche nelle sezioni – reali e virtuali – è la dimostrazione che non potete più usarci come “cinghia di trasmissione” verso il basso, farci mandare giù tutto: il tempo della pazienza è finito.

(Giacomo Gambi)