Fontanelice (Bo). Un’escursione geologica guidata alla Vena del Gesso di Tossignano si svolgerà domenica 28 aprile. Sarà presente Gian Gaspare Zuffa (prof. ordinario di Geologia stratigrafica e  Sedimentologia all’Università di Bologna)
Ritrovo ore 15 al parcheggio Conca verde. Sono previste varie soste. Primo stop a Tossignano, piazzale dopo il paese: panoramica della Vena del Gesso.Si notano, lungo il crinale, gli affioramenti della formazione gessoso solfifera, formati da banchi di gesso spessi fino a 20 m. Si può notare come la giacitura di tutta la successione sia costantemente inclinata verso Imola. Secondo stop sempre a Tossignano con la spettacolare vista dal belvedere della rocca. I banchi gessosi della formazione gessoso mostrano una caratteristica diminuzione di spessore procedendo verso l’alto. Il banco più potente supera la ventina di metri. Complessivamente la successione gessosa supera i 100m. Ilterzo stop al rio Sgarba: ex cava Spes. Lungo gli affioramenti che bordano il sentiero della ex cava si osservano da vicino l’alternanza  di sottili strati argillosi e di spessi banconi di gesso. Quarto stop alla cava ceramica nelle argille Pleistoceniche

La storia
Tra 5,9 e 5,3 milioni di anni fa il Mediterraneo si disseccò quasi completamente. Pozze d’acqua soggette a forte evaporazione diedero luogo a circa 100m di depositi evaporitici che, nell’area romagnola, sono formati soprattutto da spessi strati costituiti da miliardi di cristalli di gesso (Vena del Gesso).
La ragione va cercata nell’interruzione degli scambi d’acqua salata tra Mediterraneo e Oceano Atlantico, sia a causa del movimento della placca africana verso quella europea che avrebbe chiuso parzialmente lo stretto di Gibilterra, sia a causa delle variazioni del livello marino globale, riflesso di cicli di espansione e contrazione delle calotte glaciali delle regioni circumpolari.
La soglia di Gibilterra si riaprì definitivamente 5,3 milioni di anni fa e, le acque dell’Oceano Atlantico irruppero con violenza verso il ‘Lago Mediterraneo’. Da quel momento furono ristabilite condizioni di un mare profondo qualche centinaio di metri nel quale si depositarono molte centinaia di metri di argille plioceniche e pleistoceniche ricche di micro e macrofossili.