All'Olimpiade di Città del Messico, nel lontano 1968, due eventi ancora vivi nel mio cuore, testimoniano come il coraggio e la sfida, per gettarsi oltre l'ostacolo, possano cambiare il mondo.
I velocisti americani: alla premiazione della gara dei duecento metri piani, Tommy Smith e John Carlos, giunti rispettivamente primo e terzo, al momento della premiazione salirono sul podio a piedi nudi, alzando il pugno chiuso e abbassando gli occhi verso terra mentre saliva sul pennone la bandiera americana. In questo modo protestarono contro la discriminazione razziale presente negli Stati Uniti verso la popolazione di colore, “animali buoni unicamente per correre più veloci o per saltare più in alto o più in lungo”, come dichiarò Smith.
Il secondo arrivato, l'australiano Peter Norman, assistette abbastanza frastornato alla scena: nacque quel giorno l'amicizia con Tommy e John che – molti anni dopo – al funerale di Peter portarono insieme la sua bara al cimitero.
Altro evento rivoluzionario – per fortuna pacifico anche questo – fu l'impresa del saltatore in alto americano, Richard Douglas “Dick” Fosbury, un lungagnone di Portland, Oregon, nato nel 1947 e che quindi all'epoca delle olimpiadi messicane aveva 21 anni. Vinse la medaglia d'oro con la misura di 2,24, stabilendo il record olimpico, ma passò alla storia per aver inventato un nuovo modo di saltare: scavalcava l'asticella passandoci sopra con la schiena anziché con il ventre, come si faceva dalla fine degli anni Cinquanta.
Quella di Fosbury fu una rivoluzione che può essere definita epocale. Fino a quel momento tutti gli stili usati per saltare più in alto (Lewden, Horine e, ultimo, lo stile ventrale) prevedevano che il saltatore vedesse l'asticella nel momento in cui la scavalcava e che effettuasse il movimento di scavalcamento dell'asticella o sfiorandola con le anche o ruotandole sopra (ventrale).
Con lo stile di Fosbury l'atleta non vedeva l'asticella al momento del salto e la superava sfiorandola con la schiena. Il salto con questo stile è inelegante e innaturale, richiede una rincorsa fatta di gran velocità. Non c'è nulla di felino nell'esplodere la potenza dell'atleta che tramuta la velocità in spinta verso l'alto. L'arrivo a terra avviene inoltre sempre sulla schiena, cosa che implica l'impiego di materassi altissimi dove far planare il saltatore, se si vuole evitare che vada a lesionarsi la colonna vertebrale.
Oggi tutti i saltatori, uomini e donne, usano il Fosbury: i record sono poi a misure stratosferiche (ora è detenuto dal cubano Javier Sotomayor con 2,43), in gran parte merito dell'applicazione dello stile inventato da Dick Fosbury.
Nel corso del tempo è stato aggiunto poco a quello stile: la rincorsa non è rettilinea ma disegna una curva, l'atleta supera l'asticella col braccio destro (se destro) e successivamente con la schiena, le gambe vengono lanciate verso l'alto quando sono al sommo dell'asticella per spostare il corpo all'indietro ed evitare che cada sopra l'asticella.
Insomma, il cambiamento epocale l'ha fatto Fosbury e gli altri hanno fatto ritocchi e integrazioni destinati a migliorare la prestazione primaria: scavalcare l'asticella con la schiena.
Per dirla con Oscar Wilde: Siamo tutti nel rigagnolo, ma alcuni di noi fissano le stelle.

(Tiziano Conti)