Imola. Troppi medici con incarichi dirigenziali che guadagnano troppo e sottraggono tempo al lavoro delle corsie di un ospedale che, lentamente, sta diventando di periferia. Senza contare la presenza di 28 dirigenti amministrativi (sei in più nell'ultimo anno)  che, considerando le dimensioni, sono percentualmente superiori a quelli del Sant'Orsola di Bologna. E' la denuncia del candidato sindaco di “Imola migliore” e “Liberi a sinistra” Giorgio Laghi che sottolinea come “nella nostra Ausl ci siano ben 41 medici che hanno assunto incarichi dirigenziali sottraendo ore di visita o sala operatoria a discapito dei cittadini per un totale di circa quattro milioni di euro. Per noi i capidipartimento devono stare in corsia, la parte amministrativa del loro lavoro la facciano gratis, guadagano già 120mila euro all'anno. Così, invece, si arriva all'assurdo che di notte sia presente un medico ogni 164 pazienti. E poi la direzione dell'Ausl pensa a tagliare l'ambulanza del 118 nella zona di Medicina, il più lontano possibile dall'ospedale, senza pensare che proprio in quel territorio è più utile. Con il risultato che, nell'ultimo anno, l'auto medica è uscita 140 volte anziché 70 come accadeva prima”.

Insomma, la colpa è di una dirigenza dell'Ausl che, secondo Francesco Chiaiese di “Liberi a sinistra”, “sembra pensare di più a ricevere premi che a far funzionare in modo corretto la sanità. Il direttore Maria Lazzarato, nell'anno in cui ha tagliato la guardia medica notturna in Vallata che costava 27mila euro, ha ricevuto un premio di produttività di 23mila euro”.

Quindi, spiega Laghi, “noi vorremmo una direzione dell'Ausl legata al territorio. Non è un caso che il miglior direttore generale sia stato Mario Tubertini di Castel San Pietro, ma una classe politica che definirei quasi regime gli ha tolto la delega. Inoltre, basta con i direttori nominati dalla Regione, al loro posto ci sia un consiglio di amministrazione formato da cittadini competenti dell'Imolese che percepiscano un gettone e possano fare al massimo due mandati”.

Da non dimenticare, come spiega la dottoressa Alessandra Govoni che “l'ospedale di Imola è il primo in Emilia-Romagna ad essere passato dal day-hospital al day-service a parte il settore cardiologico. Ciò significa che alle persone che ne hanno necessità non si offre più un ricovero (senza dormire) con prestazioni di fatto gratuite, ma al contrario un ambulatorio accelerato dove spesso si pagano anche le flebo. Anche il settore prevenzione è in emergenza. Quest'anno, in quattro mesi, abbiamo avuto già dieci casi di Hiv (infezione da Aids, ndr) e bisognerebbe più fare campagne soprattutto nelle scuole. I più colpiti sono i giovani omosessuali e i 40-50enni che non percepiscono i gravi rischi”.

(Massimo Mongardi)