1 maggio: Ilaria Leone, 19 anni, strangolata e nascosta sotto un ulivo a Castagneto Carducci (Livorno).

2 maggio: Alessandra Iacullo, 30 anni, trovata senza vita sotto al suo scooter a Dragona (Roma). Gli investigatori indagano per omicidio perché ad ucciderla non è stato un incidente stradale ma numerose ferite da arma da taglio.

3 maggio: Chiara di Vita, 28 anni, uccisa da un colpo alla nuca sparato a bruciapelo dal marito a Roma.

4 maggio, ore 16.00: non so ancora a chi toccherà oggi.

So per certo che le violenze che portano alla morte sono solo la punta dell’iceberg mentre i casi di violenza fisica, psicologica, sessuale ed economica, i casi di minaccia e persecuzione sono molti ma molti di più.

So per certo che anche oggi molte donne saranno vittime della violenza di genere, saranno cioè colpite nel corpo, nella dignità, nella libertà solo in quanto appartenenti al genere femminile.

So per certo che la maggior parte di loro, per fortuna, non sarà uccisa ma tuttavia subirà in silenzio e non riuscirà a chiedere aiuto, pensando di non averne nemmeno diritto. O forse temendo che una richiesta di aiuto per difendersi, per tirarsi fuori dalla trappola di una relazione sbagliata, possa scatenare una reazione ancora più violenta e drammatica.

So per certo che vicino a noi, nella nostra piccola comunità dove le cose si sanno ma non per questo è più facile intervenire, oggi una donna subirà le minacce del marito che vuole cacciarla di casa, tenersi i figli e non “darle un euro” e penserà che l’unica soluzione per lei sia quella di andarsene. Forse quella donna non prenderà ceffoni ma nel frattempo ha già subito da tempo l’offesa di un tradimento consumato  sotto il tetto coniugale e tuttavia non ha pensato di potersi tutelare e avere, forse, qualche diritto per sé e per i propri figli.

So per certo che le relazioni fondate sulla dipendenza continuano a produrre soprusi ai quali è complicato sottrarsi e che senza una rete di sostegno e una giustizia più giusta, da sole non se ne esce.

Una rete di sostegno che oggi è fatta dai Centri Antiviolenza con le loro specifiche competenze, anche di tipo psicologico e legale, ma che ha bisogno di un maggiore e sistematico  impegno da parte delle forze dell’ordine, così come dei servizi sanitari e dei servizi sociali.

La violenza di genere in questi giorni ci è stata ricordata non solo dai 3 femminicidi in meno di 48 ore ma anche dalle aggressioni e minacce via web alla Presidente della Camera Laura Boldrini, in quanto donna, e alla neo ministra Cecile Kyenge, in quanto donna e nera, come lei stessa con orgoglio ha rimarcato.

4 maggio, ore 16.30: leggo un appello contro il femminicidio, sul blog del Corriere della sera.

Ecco, ci siamo “le ideatrici del progetto Feriteamorte hanno lanciato un appello proprio perché si mobilitino governo e Parlamento. Il ministro degli Esteri Emma Bonino e quello dello Sport e delle Politiche Giovanili Josefa Idem hanno già mostrato la propria disponibilità. Ma è importante che tutte le istituzioni si mobilitino. È fondamentale unire le voci, far crescere la richiesta affinché ognuno faccia la propria parte”.

Ogni volta mi sembra di ripartire dal via: un nuovo appello e la richiesta di unire le voci, poi ognuna va per la sua strada.

Mi chiedo se servirà a qualcosa il tempo dedicato a raccogliere le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Norme per la creazione della rete regionale contro la violenza di genere e per la promozione della cultura dell’inviolabilità, del rispetto e della libertà delle donne” promossa dalle donne democratiche dell’Emilia-Romagna.

Mentre scrivo non so quante firme sono state raccolte e si stanno raccogliendo in provincia di Ravenna. Sono sicura che nei circoli i volontari avranno fatto del loro meglio per raccogliere molte firme, ma devo constatare che è mancata quella visibilità che il tema merita e che proprio in questo momento difficile il PD avrebbe fatto bene a valorizzare.

Ma tant'è le questioni “delle donne” non sono mai nell’agenda politica e quando ci sono c'è sempre qualcosa che viene prima. Dovremmo ricordarcene la prossima volta che affermiamo che la radici della violenza di genere sono di tipo culturale, perché la cultura non si cambia per legge ma si coltiva giorno per giorno anche coi piccoli gesti, a partire da noi.

4 maggio, ore 17.00: Nadia mi scrive “le vittime sono di più…sono cinque donne, un ragazzo…(poi due assassini suicidi)”. E’ una contabilità assurda ed è assurda perché si tratta di vite umane, tutte degne di essere vissute.

 

Mirella Dalfiume, componente esecutivo regionale e provinciale Conferenza donne democratiche