Le “Torri dell’acqua” a Budrio sono un’intelligente recupero di archeologia industriale urbana del Comune di Budrio. Una torre piezometrica dismessa che un tempo irrorava la rete idrica della città. Ora è uno spazio che ospita eventi culturali con una sala per concerti e incontri, un locale che si apre sul piano terra della torre da un lato e dall’altro si affaccia sulla piazzetta intitolata a Fabrizio De Andrè. Sopra una terrazza, ovviamente circolare, sotto uno spazio delimitato da pareti di cemento. E’ nella pancia di questa torre, raggiungibile con una scala elicoidale che sa di scoperta che si incontrano le opere di Guy Lydster.

Guy è uno scultore di origine neozelandese, vissuto per molti anni in Canada, trasferitosi in Italia perché qui c’è il marmo, a Carrara, un’attrazione irresistibile per uno scultore che ama il contatto con la terra e la pietra e per il quale “la scultura è una necessità fisica”. L’aria da ragazzo a dispetto dei suoi 50 passati e due occhi azzurrissimi che emanano luce e sembrano gli strumenti stessi della scultura, oltre la sapienza delle mani. Le torri dell’acqua sono il luogo giusto per le sue sculture perché come l’acqua scorrendo segna e incide il sottosuolo e la terra, Guy Lydster segna e incide le sue teste ricavandone paesaggi, headscapes. Teste che non hanno lineamenti ma una forma essenziale allungata che vagamente ricorda le forme delle sculture di Giacometti. Osservando queste teste il pensiero e l’immaginazione si attivano. Impronte rotonde da cui nascono linee irregolari che attraversano la forma fanno pensare alla sorgente del pensiero, al solco come passaggio dell’esperienza umana, al divenire della conoscenza, al fare, al pensiero stesso come flusso continuo. Il funzionamento della mente come realtà oggettiva, come se al di là della mano dello scultore che plasma la materia, ci fosse uno scultore invisibile e immateriale che fissa, aggiunge e trasforma.

Questi piccoli scavi e segni che richiamano anche elementi naturali, come gusci, foglie, semi, alberi che assomigliano a neuroni, alludono all’origine naturale dell’Uomo. Alcuni ricordano il pulsare delle vene e il tracciato delle emozioni. Paesaggi che già paiono in formazione nel movimento espresso nei disegni sulle pareti della scala di accesso e che catturano lo sguardo nel “Ragazzo greco” (travertino bianco), ne “La conversazione sotterranea”, in “Stupore”, in “Desert light”, “Mare bianco” e in “Rovine”. Del resto è nella mente che prendono vita le idee, i segni, le immagini, le rappresentazioni della realtà, le sue interpretazioni e percezioni che inventano un linguaggio dai caratteri specifici sempre originali fino a sintetizzarli ed esprimerli in un risultato artistico condivisibile.
Un sapiente allestimento

“Shooting shadows”, questo il titolo della mostra, propone un percorso  affascinante dall’effetto quasi magnetico grazie anche all’allestimento intelligente ed efficace curato da Antonia Ciampi che ha saputo trasformare, da artista, un luogo freddo per natura e difficile da allestire, in un contenitore narrativo in grado di valorizzare al meglio le opere. L’idea di due quinte che rompono lo spazio e lasciano intravedere “The road”, installazione composta di diverse teste che si parlano, suscita curiosità e tensione verso la scoperta delle opere stesse. All’ingresso tre bellissime incisioni della collezione della Pinacoteca civica di Budrio, una delle quali di Tiziano collocata in perfetta sovrapposizione visiva con la scultura “La presa”, propongono un dialogo fra le opere di Guy Lydster e i tre grandi temi dell’arte classica di tutti i tempi: la mitologia, il paesaggio e il ritratto. Temi che si ritrovano tutti nei lavori dell’artista neozelandese e si ripropongono, qui, oltre il tempo. Un tocco di raffinata genialità che conferisce alla mostra un valore culturale aggiunto teso a riproporre un legame mai spezzato fra passato e presente e smentisce tutti coloro i quali pensano che l’arte contemporanea sia del tutto estranea all’arte classica.
La mostra arricchita in questi giorni di altre opere collocate all’esterno delle Torri dell’acqua e alcune delle quali installate presso Flora 2000, è aperta fino al 31 maggio 2013; mercoledì, giovedì, sabato e domenica dalle 16 alle 19 e su appuntamento. Contatti: 051801205 – 3479772122.

(Virna Gioiellieri)