Lugo (Ra). La Banca di Romagna, come da tradizione, è pronta ad un avvicendamento ai vertici. Dopo la fase del presidente lughese, Atos Billi, sta per entrare in pista quella di Giovanni Tampieri, faentino.

Un avvicendamento, per quanto “naturale”, può essere un momento di riflessione e noi abbiamo voluto, con Atos Billi, rileggere l'attività della banca dedicando attenzione a due temi: quello degli investimenti culturali e la rilanciata proposta della banca unica con la Cassa di Risparmio di Cesena.

E siamo partiti dalla cultura, che sempre in questo paese è la cenerentola.

Nonostante la crisi, la Banca di Romagna non ha fatto mancare il proprio sostegno economico, a Lugo come a Faenza, alle iniziative culturali. Possiamo forse dire che senza questa banca alcune iniziative non avrebbero mai potuto nascere.

“Siamo una banca attiva sul territorio e ci siamo fatti carico delle difficoltà delle Fondazioni che, pur essendo in nostri “padroni”, non hanno potuto disporre, a causa della crisi, delle risorse a cui erano abituate. Siamo (onestamente insieme alle Bcc) l'unica banca locale e abbiamo quindi deciso questa azione di supporto alle attività culturali. A Faenza ci si è “specializzati” in proposte artistiche (mi viene in mente lo splendido convegno dedicato a Dionigi Strocchi), a Lugo è stata imboccata la strada delle fonti locali, del “risveglio della memoria” che non deve mai essere abbandonata. Per la cultura non si fa mai abbastanza e sono sicuro che anche la nuova presidenza garantirà tutta l'attenzione che la cultura merita. E speriamo che le Fondazioni siano rimesse in condizione di agire in questi campi.”

Esce Billi, entra Tampieri e sembra pressante la questione della unificazione con la Cassa di Risparmio di Cesena. Abbiamo provato a guardare i numeri e la situazione del gruppo dirigente. A unificazione avvenuta, si risparmierebbe, per ogni filiale, un po' più di 10.000 Euro l'anno ed è spontaneo chiedersi: tanto rumore solo per questo risultato?

“Si parla di fusione dal 1997, da quando la Banca di Romagna si sposò con la Cassa di Risparmio di Cesena. Aggiungo che i risparmi previsti sono maggiori di quelli indicati nella domanda (siamo a circa 2.000.000). La questione è capire se questo risparmio giustifica la fusione. Ricordo che nell'ambito del patto di sindacato la Fondazione ha il 70%, Lugo e Faenza il 30%. I numeri quindi ci dicono che una fusione renderebbe tutto più semplice dal punto di vista gestionale (un solo consiglio, un solo direttore, etc). Non dobbiamo però dimenticare che l'ultima parola non spetta agli eletti, ma agli elettori, e in questo caso si tratta delle tre Fondazioni (Cesena, Faenza e Lugo). Io credo, e arrivo al punto, che sul piano funzionale la fusione sarebbe un errore perchè si perderebbero due elementi di forza: la vicinanza alla clientela e l'emulazione fra i due territori. Dal mio punto di vista questi due elementi, se vengono meno, non sono compensati dai risparmi previsti.”

Per la Cassa di Risparmio di Cesena esiste anche, a nostro avviso, un problema in più: l'eta media del suo Consiglio è molto alta (oltre i 70 anni).

“Io non credo che l'anzianità sia un dato negativo. Ma troppi anziani al comando costituiscono un problema. In un mondo, come quello finanziario, sottoposto a continue sollecitazioni, lasciare al comando in maniera maggioritaria a chi ha più di 70 anni fa perdere incisività e reattività alla banca. Come per molti altri problemi, se viene a mancare un equilibrio generazionale si finisce col perdere il contatto con il mondo, oppure lo si vede attraverso uno specchio un po' deformante. Aggiungo, per finire, solo una osservazione: queste stesse domande vanno fatte, come dicevo agli elettori, cioè ai presidenti delle Fondazioni.”

(m.z.)