Avrebbe certamente meritato un pubblico più folto la bella manifestazione che l’europarlamentare Salvattore Caronna ha organizzato venerdì 10 maggio a Bologna.

L’occasione era ghiotta e importante: tracciare un percorso di riconoscimento del fenomeno mafioso, sia in Emilia Romagna che in Europa.

Per i paesi d’oltralpe la strage di Duisburg, in Germania, ha rappresentato un forte campanello d’allarme e rapidamente, se consideriamo le condizioni di partenza, hanno accelerato i tempi per arrivare a politiche europee con le mafie (in particolare sullo scambio di informazioni, il riciclaggio e il sequestro dei bene delle cosche criminali).

“La mafia (e le mafie) sono state abilissime a cogliere tutte le opportunità della globalizzazione –  ha ricordato nella sua introduzione Salvatore Caronna – perché accanto alle tradizionali attività criminali (droga e prostituzione) hanno sviluppato e consolidato la relazione con la politica (in tutti i paesi nei quali operano) e stanno attivamente operando per far rendere in maniera legale l’enorme massa di denaro di cui dispongono, e si parla si 120 miliardi di Euro.”

L’Emilia Romagna non è immune dalla penetrazione mafiosa, e anche qui è stato sottolineato che, a parte alcune eccezioni, la ragnatela criminale sembra mancare del ragno che ordisce. Ma è una ragnatela in guanti bianchi, che alle stragi preferisce il rapporto con professionisti e imprenditori. E qui emerge una questione molto seria: negli anni si è creata una zona grigia nella quale operano persone apparentemente al di sopra dei sospetti. Non abbiamo quindi imprenditori costretti dal rapporto usuraio con il mafioso a cedere alla violenza, esistono ormai soggetti che, fin dall’inizio, hanno stabilito con i rappresentanti criminali relazioni finalizzati al profitto.

Infine bisogna constatare che le mafie (ci sono quelle estere, ma paiono avere più una funzione di supporto che una reale autonomia) convivono con grande tranquillità: i territori operativi vengono rispettati e se vi sono ricambi, questi avvengono con l’apparente consenso di chi si allontana.

Non è stato semplice, per l’Emilia Romagna, prendere atto che la mafia qui c’è ed è molto attiva. E dopo una fase di sconcerto è comunque partita una forte reazione perche, come ha ricordato Enzo Ciconte, esperto del fenomeno mafioso, in questa regione non esiste quel livello di connivenza fra mafia e amministrazioni che invece vediamo in Liguria e Lombardia.

La battaglia alla mafia, ha poi ricordato Simonetta Saliera, vicepresidente della Giunta regionale, è anche una battaglia culturale, ma oltre a questo elemento l’amministrazione ha costruito protocolli per garantire una più efficace collaborazione fra le parti sane della società e dell’imprenditoria, le prime chiamate ad attivare tutte le interdizioni possibili (il lettore potrà trovare in allegato l’intervento di Simonetta Saliera).

Possiamo definire l’incontro di venerdì una grande operazione di verità. Nessun angolo è rimasto in ombra, e non sarebbe possibile altrimenti: la zona grigia è già troppo ampia ed è sempre più urgente una controffensiva della cultura della legalità.

(m.z.)