Ravenna. Qualche giorno fa, su queste pagine, abbiamo raccontato di un incontro al quale partecipavano il sindaco di Ravenna, Matteucci, quello di Verona, Tosi e quello di Parma, Pizzarotti.

Avevamo anche parlato della straordinaria sintonia che si coglieva nelle loro analisi e persino nelle soluzioni proposte.

Ora siamo tornati da uno di loro, e precisamente Fabrizio Matteucci, per capire cosa succederà del bilancio di Ravenna dopo la decisione del governo di sospendere il pagamento della rata dell’Imu sulla prima casa.

“Noi siamo orientati ad approvare il bilancio entro giugno altrimenti avremmo dei seri problemi a pagare i nostri fornitori. La novità di questi giorni, per il comune di Ravenna, si traduce così: il nostro bilancio è di circa 120 milioni di euro, se l’Imu sulla prima casa venisse eliminata noi avremmo, in bilancio, 17 milioni di euro in meno. E’ l’intera cifra che abbiamo dedicato a tutto ciò che non è una spesa fissa.

Il blocco della rata di giugno ci comporterà dei problemi di cassa e non voglio dire che non avremo i soldi per pagare gli stipendi o gli asili, perché qualcuno si potrebbe allarmare.

Però siamo quasi a quel punto.

Vogliamo quindi una copertura per poter fare il nostro ordinario lavoro. Non va bene, per l’Imu, che lo Stato restituisca ai comuni solo l’aliquota di base, perché per noi vuol dire non avere in cassa 5 milioni di Euro

Io poi non credo che l’Imu sia una priorità. Al primo posto metterei un taglio alle tasse sul lavoro sulle imprese. Senza un po’ di ripresa, Imu o non Imu, non andiamo molto lontano.

Ora siamo all’allarme massimo e faremo il bilancio facendo finta che il governo abbia già deciso di farci avere i soldi che ci mancano.”

Non potrebbero essere gli Isituti di credito a dare il massimo credito alle amministrazioni locali?

“Anche le banche devono fare il loro mestiere, e hanno bisogno di certezze. Se non ci sono certezze sulle entrate del comune, le banche non possono anticipare alcunché.”

Uno dei settori a rischio, con questi bilanci all’osso, è il sistema del welfare locale.

E anche qui ci sono delle novità. Ad esempio, una disponibilità delle aziende a farsi carico di una parte di costi. Anche il signor Tod’s ha detto di voler destinare una quota degli utili aziendali per intervenire nelle località dove sorgono le sue aziende. E’ una strada che state esplorando?

“Io ero già da tempo favorevole ad asili aziendali. Qui a Ravenna abbiamo l’esperienza della Questura, quella di Hera e credo che l’Asl potrebbe studiare una struttura simile vicino all’ospedale.

E’ un tipo di soluzione che dovrebbe proseguire.”

Un’altra fonte di entrata, per i Comuni, è rappresentata dalle Fondazioni bancarie. Si possono ipotizzare nuovi percorsi insieme a questi soggetti economici?

“Noi abbiamo un rapporto fecondo con la Fondazione Cassa di Risparmio e con la Fondazione Banca del Monte. In questi ultimi tempi la Cassa di Risparmio ha garantito i dividendi, lo stesso non possiamo dire per l’altra fondazione.

La questione del welfare è semplice: aumentano le richieste (quantitative e qualitative), a fronte di risorse in calo. Questa forbice al momento non si restringe.

Sappiamo bene che l’allungamento della vita ha comportato benefici per i diretti interessati, e costi crescenti per il sistema sanitario (anche perché si sono disgregate le reti familiari).

E quando i soldi calano drasticamente…”

 

(a cura di m.z.)