Spett. redazione,
con sconcerto abbiamo letto le lettere e gli articoli in merito alla presenza dei lavoratori della BeniComuni in piazza il primo maggio, giudicata da alcuni politici “stonata” ed inopportuna e che alcuni dipendenti di altra azienda hanno criticato appellandosi addirittura alle citazioni del Vangelo…
Il primo maggio è una festività dedicata al lavoro, diritto fondativo del nostro Stato secondo la nostra bella Costituzione, è quindi diritto di tutti parteciparvi e poter parlare di lavoro nelle sue varie declinazioni e aspetti.
Se è giusto che partecipi chi non è in attività per poterlo rivendicare, per quale ragione non dovrebbero poter partecipare i dipendenti di BeniComuni srl?
La presenza di quei dipendenti nelle lettere e nei commenti rilasciati ad alcuni quotidiani è derisa, vengono travisate palesemente le ragioni della loro presenza e provocatoriamente criticati.
Tutto questo si riduce ad un livello di incivilismo di basso spessore che neppure la citazione del Vangelo secondo Matteo riesce a risollevare.

Chi nel tempo ha seguito la storia sindacale e del lavoro sa che nei momenti di maggiore difficoltà é ancor più difficile guardare oltre, mantenere un obiettivo più alto, diventa invece facilissima la ottusa guerra tra poveri e così lavoratori a rischio lavoro dicono ad altri “se non ti va bene il lavoro che hai, togliti che vengo io al tuo posto”… con buona pace di chi ha avuto il potere di mettere entrambi in quelle condizioni. Subito dopo aggiungere che gli extracomunitari ci rubano il lavoro è un attimo e in questa logica mentale insultare le persone in sovrappeso perché corresponsabili della fame di tanti bambini nel mondo rischia di diventare legittimo.
Ma scherziamo o diciamo sul serio ?
I lavoratori da sempre sanno che le divisioni non li aiutano e questi lavoratori ed amministratori che rispetto pensano di ottenere ad offenderne altri?

Gli ex dipendenti comunali hanno iniziato la loro protesta il 1° maggio dello scorso anno e in questo senso era una ulteriore ricorrenza, hanno fatto conoscere alla città una problematica che il sindaco non aveva discusso con nessuno, se non nelle stanze di potere, hanno parlato di scelte per la città da attuare in modo democratico, di come i servizi che il settore manutentivo attuava potevano essere effettuati diversamente e neppure la citata lettera del 8 marzo parlava solo di orario di lavoro, ma di rispetto del lavoro che è tutt’altra cosa.
Ma a questo punto i buoi sono già fuori dalla stalla e i servizi sono assoggettati ad una logica economica che forse infierirà maggiormente su chi ne ha maggior necessità.
I servizi , in quanto tali, non creano utile economico ma sono la traduzione degli aiuti che la società civile attua attraverso i beni comuni a tutti (come Berlinguer li intendeva) a chi nella società ne ha maggior necessità  ed è certo che chi perde il lavoro è tra questi.
Quando pensiamo ai servizi è inclusa la manutenzione della città in quanto bene comune a tutti.
Buttate il cuore oltre il muro perché la trave di Matteo l’abbiamo tutti sulla testa oltre che nell’occhio.
La rabbia e la contrapposizione non possono avere il sopravvento se vogliamo che la società anche locale lasci spazio al confronto democratico.

(Lavoratrici e lavoratori della Società BeniComuni srl – Cgil, Cisl, Uil, Csa Imola)