Faenza (Ra). Dopo aver ascoltato l'opinione del presidente Atos Billi e del presidente della Fondazione di Lugo, Maurizio Roi, abbiamo rivolto alcune domande al presidente della Fondazione di Faenza, Alberto Morini.

Il presidente uscente della Banca di Romagna, Atos Billi, ha espresso molte perplessità sul tipo di fusione che viene sollecitata dalla   Cassa di Risparmio di Cesena. Quale la sua opinione?

“La mia opinione non può che essere in linea a quella espressa dal Presidente Billi. Per anni ci si è riempiti la bocca sul valore delle grandi aggregazioni bancarie che hanno poi contribuito a produrre i guasti che conosciamo, è solo grazie a quegli istituti medio piccoli come Banca di Romagna se si sono limitati i danni dell’attuale recessione. Capisco anche la necessità di ottimizzare costi ma qui il tema è sviluppare i ricavi”.

E' doveroso tutelare il patrimonio della banca, ma altrettanto doveroso è aprire nuovi orizzonti. Si può fare?

“Non credo che salvaguardare il patrimonio delle banche, il ritorno per gli azionisti e guardare alla prospettiva futura debbano essere elementi in contraddizione. Che sul fronte bancario e finanziario la situazione non sia facile non c’è bisogno lo dica io ma è fuori di dubbio che si vuole ragionale in prospettiva occorra da parte di tutti uno sforzo; gli azionisti, in particolare le Fondazioni, non devono pretendere solo dividendi ma far patrimonializzare le banche, dall’altra bisogna consentire  alle banche di fare affidamenti e qui la disciplina BCE non sta aiutando ed è auspicabile che alcuni vincoli possano essere allentati: solo cosi si può far ripartire il sistema economico, anche locale”.

Quali sono i punti di forza imprescindibili delle due banche?

“Senza altro il radicamento con il territorio, la riconoscibilità che consente di essere interlocutori per famiglie e aziende. Questo non va perso ed è su questo che mi aspetto venga costruita una strategia”.

(m.z.)