Cara sig.ra Giovanna,
non ci conosciamo personalmente e, di conseguenza, anche il nome che sto usando per rivolgermi a Lei è di fantasia, perchè quello vero giustamente non è stato riportato dalla stampa.
Ci tengo ugualmente, però, a scriverLe questa lettera per ringraziarLa pubblicamente del gesto che ha compiuto alcune notti fa quando, affacciandosi alla finestra per prendere una boccata d'aria, non lontano dal pieno centro di Imola, si è accorta di un uomo che stava trafugando una motocicletta dall'abitazione di un vicino ed ha immediatamente allertato la Polizia, consentendo agli agenti di cogliere il ladro sul fatto, arrestarlo e restituire il mezzo al legittimo proprietario.
Raccontato così, sembra un gesto perfino banale.
Non lo è.
Lei, infatti, avrebbe anche potuto rimettersi a letto senza badare troppo a quello che aveva visto, magari per evitare impicci.
Avrebbe potuto pensare, semplicemente: “In fondo, non sono fatti miei”.
Del resto è quello che quotidianamente fanno in tanti, troppi.
Invece, Lei ha fatto ciò che era giusto fare.
Le Forze dell'ordine danno il massimo tutti i giorni e anche, è proprio il caso di dire, tutte le notti.
Il loro è uno sforzo che va riconosciuto ma non può essere sufficiente: soprattutto per contenere i fenomeni di microcriminalità, che poi sono quelli più avvertiti dalla popolazione, serve il contributo dei comuni cittadini, come Lei.
“Cittadini”, per l'appunto, ovvero persone con nome e cognome che vivono e si riconoscono in una comunità, godendo dei diritti che essa garantisce ed accettando i doveri che questa condizione comporta.
Una relazione profonda tra sfera privata e sfera pubblica, all'interno della quale il principio di sussidiarietà riveste un ruolo spesso non sufficientemente riconosciuto: un principio che vale nella sanità, nell'educazione, nello sport e vale, anche, sul fronte della sicurezza.
Essere pienamente cittadini significa dare il proprio contributo al benessere collettivo, senza egoismi e facili scorciatoie.
Il Suo gesto, piccolo e grande allo stesso tempo, ne è perfetta dimostrazione.
Non ci si può illudere che tocchi sempre agli “altri”, istituzioni comprese.
Non si può ritenere che tutto ci sia dovuto, senza comprendere che impegnarsi in prima persona, ognuno secondo le proprie possibilità, è un elemento imprescindibile per una sana convivenza.
Il bene che si può fare agli altri non è un ingrediente che abbellisce la vita di comunità: è ciò che la costituisce.
Il bene che si può fare agli altri, in fondo, è il bene che si fa a se stessi.

(Maurizio Barelli – consigliere gruppo Pd Provincia di Bologna)