Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta indirizzata a Niki Vendola.

Questa mia triste e forse un po' disperata lettera aperta a te Nichi, non poteva non cominciare con la frase che conclude il tuo intervento del marzo scorso alla direzione di Sel: una frase che io, da ultimo arrivato, ho letto e riletto molte volte. “O noi siamo lievito per far crescere una prospettiva di cambiamento che sia di sinistra oppure noi non abbiamo alcun senso”.

Mi sono avvicinato al gruppo di Imola degli “ex Sel” proprio per la splendida e verissima dichiarazione di intenti che è racchiusa in questa frase per il semplice motivo che in quel di Imola, da un po' di tempo, non sentivo più quel buon profumo di “sinistra” che tanto mi piace, come è sempre piaciuto alla mia famiglia e alle persone alle quali, per scelta, indirizzavo la mia fiducia, la mia stima, la mia amicizia. Anch'io avevo notato, come del resto hai fatto tu in un'altra parte del tuo discorso che mi è rimasta impressa, che qualcosa nel Pd di Imola non funzionava più: “il politicismo non soltanto del Partito democratico, cioè di una cultura riformista esausta, bisognosa di rinnovare le fonti, le ispirazioni, il vigore, la natura e il vocabolario” e stavo proprio cercando qualcosa di diverso, qualcosa che, insomma, non trovavo più in quel di Imola. Mi aggiravo per le strade, incontravo persone e con loro parlavo, riscontrando,forse troppe volte, lo stesso mio malessere, la mia insoddisfazione. Poi ho iniziato a guardarmi un po' attorno e ho cominciato a notare aspetti e particolari della mia città che stavano modificando un profilo che, da superficiale, avevo ritenuto immutabile: quello della ricerca della vera qualità della vita. Potevo distinguere opere faraoniche costruite nel nulla, un inquinamento ambientale tra i più pericolosi della mia regione, una forma di edilizia che non lasciava più spazio ad un po' di verde, lo storico parco pubblico situato appena al di là del fiume in completo abbandono, milioni di euro gettati nell'irrinunciabile impresa dal famoso autodromo della nostra città (famoso un tempo per l'appunto, ma ora teatro di assenza totale di pubblico) colpevole di investire la città di un rumore devastante per molte, troppe, inutili giornate e così via.

Poi mi è stato detto che si stavano privatizzando aziende e lavoratori da sempre inseriti nel pubblico e che mentre la disoccupazione (e la sotto-occupazione) aumentavano paurosamente, gli stipendi dei dirigenti pubblici o quelli delle società a partecipazione pubblica aumentavano, forse per una sorta di compensazione!

Appreso che qualcuno, fra gli imolesi, era intenzionato a denunciare tutto questo e a non far più parte di una coalizione politica che portava avanti con disinvoltura un tale stato delle cose pubbliche, potevo non avvicinarmi a loro? Potevo non cercare di capire se davvero quello che avevo avvertito corrispondeva a verità? Non avevo forse il dovere di confrontarmi con loro per cercare di capire? Non avevo forse il diritto di partecipare alla loro azione?

Bene, non mi ero ancora ambientato tra di loro, vedevo attorno a me un bel po' di nebbia, ed ecco arrivare addosso a loro la scomunica, l'allontanamento da tutto ciò nel quale fino ad allora avevano creduto, l'annullamento del loro lavoro, della loro partecipazione, della loro fede. Non potrò mai dimenticare quel pomeriggio sotto i portici del centro di Imola che vedeva la fine di tutto il loro lavoro: dentro ad un bar un oratore venuto da lontano che dettava ai giornalisti del luogo la corretta politica da applicare in loco e fuori una ventina di persone che non potevano credere a quello che stava succedendo a loro.

Mi trovavo di fronte all'On. Paglia che evidenziava la misera quantità di iscritti a Sel in quel di Imola e quindi… che tristezza, come a dire che i numeri facciano la qualità. Ma andiamo oltre, lasciamo trascorrere un po' di tempo ed arriviamo alle elezioni amministrative osservando che tra le figure che affiancano l'uscente sindaco Manca compaiono figure che con la sinistra non hanno nulla a che fare, persone che hanno militato in ambiente di destra, esponenti del più puro conservatorismo locale da sempre riscontranti il loro punto di riferimento in quel Formigoni che tu dovresti ben conoscere. Insomma, qualcosa di molto simile a quel governo romano da te tanto indicato come il peggio possibile. Non ricordi: allora altri brani del tuo splendido discorso nella stessa circostanza: “E anche qui, vorrei sapere in cosa abbiamo sbagliato. In cosa abbiamo sbagliato nel momento in cui nasceva il governo Monti e il popolo nostro ci diceva: attenzione” e ancora “Non si poteva sconfiggere Monti preventivamente nel rapporto con il Partito democratico. Non so come, cosa bisognasse fare, se non sconfiggerlo come ipotesi di autoprigionia della cultura della sinistra: non un'alleanza ma una resa, abbiamo detto più volte”.

Ecco, ancora una volta noi ti invitiamo a fare attenzione, attenzione ad un'ipotesi di autoprigionia, di una resa. Se contrastare tutto ciò, tutto ciò che secondo il nostro punto di vista sta accadendo in Imola, per te significa essere violenti, beh allora hai ragione, noi siamo violenti, proprio come hai apostrofato una delle nostre care amiche che aveva tentato di avvicinarti a Bologna per capire, per tentare di farti arrivare la sua, la nostra, verità, perchè ancora non credeva possibile, davvero non credeva che tu…

Quello che sta accadendo in Imola, è un po' quello che sta accadendo ora a Roma, che ci preoccupa, che ci fa star male, che ci fa soffrire: la fine di un'idea! Ti ricordo,ancora una volta, una delle tue frasi, anche questa in fondo al tuo intervento: “Salvare il senso di responsabilità e suicidarsi contemporaneamente, perché qualunque abbraccio con la Pdl porta a un principio di deflagrazione”.

Noi abbiamo paura di tutto ciò: ne temiamo le conseguenze e le ricadute su tutti noi, sui nostri figli, sulla nostra società. Quando hai preso la decisione di estromettere gli amici di Imola da Sel, forse avevi dimenticato un'altra bellissima frase da te riportata nella medesima occasione, poche parole di un grandissimo uomo e grandissimo politico, Giorgio Amendola: “I compagni sono bravissimi a farsi l'autocritica degli altri”.

Queste poche parole per descriverti la forza della mia, della nostra violenza e se vorrai, un giorno spero non lontano, passare per Imola e desidererai fare quattro chiacchiere con un paio di vecchi amici, non solo sarai il benvenuto, ma troverai la vera disponibilità al dialogo, all'ascolto, all'attenzione. Tutto, davvero tutto, al di fuori della violenza.

Un abbraccio dall'ultimo arrivato.

(Mauro Magnani)