Lugo (Ra). Prosegue il nostro viaggio per capire su quali binari procede il treno regionale che va verso la Asl unica della Romagna. Ne abbiamo parlato con Sergio Baldini (coordinatore della Cgil di Lugo), che da anni opera nel settore sanitario.

“Non abbiamo riserve di principio sul tema della Asl unica della Romagna, volevamo fare però, prima di tutto, una discussione sulla riorganizzazione dei servizi.”

 

E allora cosa ne pensate del disegno di legge della Regione che porterà alla Asl unica?

“Noi ancora non lo conosciamo, sappiamo che dovrebbe disegnare tutto il comparto. Noi abbiamo già un’organizzazione dei servizi in questo territorio; ci attendiamo un sistema che faccia funzionare meglio i servizi, che eviti le duplicazioni, che elimini le diseconomie, e che permetta di recuperare le risorse necessarie per la creazioni dei servizi che oggi non ci sono.”

 

Risparmi o tagli? Sappiamo che i cittadini sono sensibili alla struttura della sanità.

“I tagli sono quelli determinati dai governi di Berlusconi e di Monti, e sono già attivi. Sono interventi pesanti, se dovessero arrivare a completamento, l’impatto sul sistema sarebbe pesantissimo. Per il 2013 mancano 260 milioni di Euro, l’anno prossimo la cifra sarà più alta.

Siamo quindi di fronte ad una prima questione: come far fronte al calo delle risorse senza intaccare i servizi. E allora vediamo se è possibile razionalizzare l’organizzazione e le strutture senza intaccare la qualità dei servizi.

Poi dobbiamo intervenire sui servizi sanitari. Con o senza azienda unica di questo dobbiamo parlare, perché una sanità immobile (e che ignora le nuove tecnologie e le scoperte della scienza medica) non va bene, non ci garantisce.

Sappiamo che l’azienda unica avrà un solo direttore generale, ma non dobbiamo dimenticare che questa figura potrebbe assumere un ruolo fin troppo autoreferenziale.

E quindi torniamo alla questione di fondo: cosa ci aspettiamo dalla legge regionale. Noi ci attendiamo un sistema di governo della sanità per sapere quali strumenti avranno i cittadini per verificare il funzionamento del comparto e come le autonomie locali potranno definire le attività del territorio.

Il nostro è un territorio vasto, con popolazione diffusa, e con necessità diversa. Il direttore va quindi controbilanciato con una conferenza che sappia rappresentare l’insieme dei cittadini e delle amministrazioni. Di questo dobbiamo ancora parlare in maniera approfondita.

Vogliamo i tempi per discutere nel merito dei problemi e chiediamo quindi la massima trasparenza verso tutti quelli che sono coinvolti in questa riorganizzazione.”

 

I sindaci per affrontare la questione puntano tutto sulla territorialità e mettono le mani avanti: l’ospedale non si tocca.

“E’ una posizione tutt’altro che peregrina e credo che sia comprensibile. Per evitare incomprensioni torniamo alla trasparenza e alla necessità di presentare a tutti, in modo chiaro, l’insieme del progetto.

E aggiungo anche che in questa fase non è assolutamente detto che le migliori proposte siano calate dall’alto; le persone non prendono più per oro colato le proposte istituzionali. Se il progetto taglia i servizi, noi possiamo contrapporre soluzioni alternative. Il rischio, in questi casi, è che prenda il sopravvento una tecnostruttura autoreferenziale e quindi il controllo dei cittadini è indispensabile per non commettere errori. Non ci possiamo permettere zone d’ombra.”

 

(a cura di m.z.)

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