Il Pd, nella provincia di Ravenna, nelle ultime elezioni politiche ha perso il 9%, più della perdita regionale  e di quella nazionale. Nei documenti usciti dalla federazione provinciale del Pd dopo le elezioni non ho trovato traccia di una riflessione su questo dato. Alcune settimane fa, Ravenna & Dintorni ha riportato dichiarazioni del segretario provinciale Pagani, deputato. Tra queste, alcune mi hanno colpito per il loro sfasamento rispetto alla realtà e per il carattere delle posizioni politiche espresse.
“Il Pd di Ravenna è unito e compatto, eccetto qualche fisiologico dissenso interno…”. Se le cose stanno così, è difficile comprendere per quali ragioni i laceranti conflitti nazionali non si riflettano anche nel Pd ravennate. E’ difficile crederlo. Anzi, è noto che non è così e che posizioni diverse da quelle prevalenti  esistono, che sono contrastate con metodi non proprio “fraterni” e con una gestione del potere “correntizia”. Correnti. La mia esperienza mi insegna che la condanna delle correnti da parte della maggioranza è sempre stata associata da un comportamento “correntizio” da parte della maggioranza stessa. Bisogna distinguere tra correnti e comportamenti “correntizi”. Poi, anche se il Pd ravennate fosse unito e compatto (ma non lo è), non è compatto il suo elettorato: il calo del 9% significa che il Pd è stato abbandonato da quasi il 20% dei suoi elettori. Si aggiunga il fatto che il Pd ravennate ha ottenuto solo il 9,5% dei voti degli elettori tra i 18 e i 25 anni.
“… ma abbiamo un elettorato molto responsabile, che si lamenta, certo, capisce che non c’era altra strada ed è soprattutto stanca di correnti”. Le altre strade sono state precluse da questo  Pd lacerato. Però non è una legge di natura che il maggior partito del centro sinistra debba essere così. Si deve, nel centro sinistra,  destrutturare tutto e far nascere un partito di sinistra con nuove basi: riconquista dei valori della sinistra in termini aggiornati da cui fare discendere un programma coerente, la relativa strategia e una forma partito a tutto questo funzionale, capace di aprirsi ad un’ampia partecipazione, non finta, per poi allearsi con altre forze senza vendere l’anima. Aggiungo che è diseducativo e addirittura delittuoso e populista presentarsi come coloro che si fanno carico dell’ostilità della base verso le correnti, tra l’altro, mentre anche in questo modo si cerca di affermare di fatto il proprio potere di corrente esercitato, ancor peggio, in modo “correntizio”. La base deve essere aiutata a capire che una cosa è l’agire “correntizio”, non raramente mirante a realizzare obiettivi personalistici, altra cosa è il confronto di opinioni alla ricerca di sintesi unitarie quando possibili o a decisioni assunte a maggioranza, dopo esauriente, trasparente e partecipato  dibattito sulle scelte da compiere.
Dopo avere prospettato per le prossime elezioni amministrative alleanze con liste civiche sul modello di Imola, afferma: “Gli altri partiti della coalizione? Non sappiamo nemmeno se ci saranno o meno, dove le alleanze sono ancora in piedi, possiamo dire che sono bravi amministratori, ma ho l’impressione che non abbiano più un seguito di elettori”. Attenta Sel, aspetti di essere cinicamente scaricata?

Intanto, ad Alfonsine, venerdì 14 giugno, si svolgerà un “Incontro in piazza” sulle ultime vicende politiche e sulle prospettive, promosso dal Pd locale. Il segretario comunale del Pd, con un impegno generoso e anche critico, ha elaborato una relazione sugli avvenimenti postelettorali. Un’osservazione preliminare. Non si può capire il dopo elezioni senza capire il pre elezioni.
 Sulla relazione del segretario mi limito a poche osservazioni critiche, precisando che comunque non ho intenti liquidatori.
Sappiamo tutti o almeno in molti, che da subito dopo le elezioni il Pd era spaccato tra due strategie molto divaricate: chi sosteneva le larghe intese e chi cercava di realizzare nelle difficili condizioni determinate dall’esito delle elezioni, nella misura maggiore possibile l’obiettivo del governo di cambiamento. Le vicende dell’elezione del Presidente della Repubblica sono state determinate da questa spaccatura, con episodi riprovevoli come l’affossamento della candidatura Prodi e con l’incapacità del Pd di spostarsi poi su Rodotà, atto che, come minimo, avrebbe anticipato e reso più pesanti le difficoltà di Grillo di tenere uniti i suoi gruppi parlamentari. Il legame tra la scelta del candidato alla Presidenza della Repubblica e quella tra le due strategie interne al Pd, è stato tanto insistentemente negato quanto totalmente evidente. Sostenere l’assenza di un legame, ha significato offendere l’intelligenza dei cittadini. Sulla mancanza di alternative e sul che fare ho già detto commentando Pagani.

A proposito dell’unità e della democrazia interna al Pd di Ravenna, si legga la lettera di Guido Tampieri https://www.leggilanotizia.it/moduli/notizia.aspx?ID=5534. Di quella lettera condivido quasi tutto. Devo però dire che la situazione da lui descritta esiste da anni se non da decenni. Senza dubbio anche durante i tempi del suo impegno come assessore prima  provinciale e poi regionale, incarichi che non dubito gli siano stati assegnati per merito e non per fedeltà ad una cordata, perché esistevano ed esistono eccezioni alla regola. Lui sapeva. Avrebbe aiutato molti pronunciandosi  in quei termini più tempestivamente. Io sapevo. Dentro il Pds e poi ai Ds non ho taciuto, con i limiti determinati dal fatto che non ero un “battitore libero”, e quando è stato fondato il Pd non ci sono entrato anche per questa ragione.

Il risultato delle elezioni amministrative è stato ottimo per il centro sinistra. Spero che esso non provochi un allentamento nell’impegno per affrontare i problemi del centro sinistra, che sono ancora lì squadernati davanti ai nostri occhi. Un sintomo delle difficoltà. Renzi afferma che “Questa volta non mi faccio fregare”. Ciò significa che ritiene di essere già stato fregato e che c’è chi vuole rifarlo. Dirigenti del Pd, se non c’è fiducia tra voi, come pensate di ottenere fiducia da parte degli elettori da conquistare e delle altre formazioni di centro sinistra?

(Rino Gennari)