Tutto è partito dalla lettera di cinque editori regionali che ritengono assolutamente indispensabile un intervento regionale su questa materia.

“Da diverso tempo – sostenevano i firmatari della lettera –  assistiamo a una deriva pericolosa del settore editoriale territoriale: i cambiamenti tecnologici, la crisi economica, unite a una produzione sempre più standardizzata dei contenuti sta desertificando il panorama dell’informazione locale. I media tradizionali, in particolare la carta stampata, sempre meno reggono la sfida del mercato. Radio e Televisioni locali sono in crisi profonda, dovuta anche al passaggio alle tecnologie digitali che hanno affollato l’etere, mentre i new media (pur in crescita) ancora faticano a trovare un loro specifico e una dimensione economica che possa garantire prospettive agli operatori dell’informazione che vi lavorano. La precarizzazione selvaggia del lavoro giornalistico colpisce pesantemente il settore e si riflette sulla qualità dei contenuti informativi. La regione Emilia-Romagna non è esente da queste problematiche, anzi, ne subisce in pieno le conseguenze.  A complicare la situazione si aggiunge una relazione spesso scorretta tra politica e media locali, frutto del rapporto distorto dei rispettivi ruoli che ha generato una confusione tra 'Propaganda' e 'Informazione', come recentemente è accaduto nel caso delle 'comparsate a pagamento', in cui sono emerse ripetute e gravi violazioni di carattere deontologico e normativo da parte di giornalisti e emittenti che vanno in primo luogo a danno dei cittadini…. Pensiamo che il tempo dell’attesa – così continuava la lettera –  sia finito: se si vuole scongiurare il rischio, assai concreto, che l’intero settore editoriale regionale venga travolto e azzerato, è necessario intervenire. L’invito è trasversale, coinvolge tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, poiché l’informazione territoriale è un bene pubblico. E’ provato da numerose ricerche di settore che più il tessuto informativo di una realtà locale è forte e indipendente e meno quel territorio sarà oggetto di fenomeni corruttivi e inquinato da infiltrazio ni della criminalità organizzata. Un servizio pubblico non può essere ridotto a megafono di questa e o quella istanza: esso svolge il suo compito solo quando si creano le condizioni per garantire un effettivo pluralismo delle voci e delle opinioni. Per questo motivo ci rivolgiamo alla  Regione Emilia-Romagna e alla sua Assemblea Legislativa e chiediamo, come editori che operano su ogni piattaforma (stampa radio, TV, web, mobile, etc) l’apertura di un tavolo consultivo finalizzato alla stesura delle linee guida di una legge regionale sull’informazione”.

 

Oggi questo appello ha ottenuto un primo importante risultato. La risoluzione riconosce la validità dei contenuti di quella lettera e impegna l’Assemblea regionale a trovare le soluzioni legislative migliori.

Al termine della votazione il consigliere regionale del Pd, Mario Mazzotti (fra i più attivi in questa occasione) ha poi dichiarato “Fra le Risoluzioni discussee approvate oggi in Assemblea Legislativa sul tema dell’informazione una in particolare accoglieva l’appello 'Per un vero pluralismo dell’informazione sul territorio' impegnandola Giunta – avvalendosi della consulenza del Corecom – ad approfondire l’analisi e il monitoraggio della situazione in Emilia-Romagna, sia per quel che riguarda i media tradizionali che i nuovi media.  La richiesta, accolta, è quella di istituire un tavolo consultivo con i rappresentanti titolati a interloquire sul tema, finalizzato alla definizione delle misure più appropriate per sostenere lo sviluppo e la crescita del settore. Non di meno, l’analisi dovrà tenere conto delle condizioni dei lavoratori del comparto giornalistico ed editoriale e si sollecita il Governo ad una piena applicazione della legge che istituisce l’equo compenso giornalistico.  Nel felicitarci per l’esito positivo del voto in aula seguiremo l’iter affinché gli impegni contenuti nella Risoluzione possano trovare un loro sviluppo e applicazione”.

(m.z.)