Mentre ritornavo a casa pieno di energie dopo un bel periodo di ferie, ma anche depresso perché “lunedì si ritorna in ufficio”, mi è capitato in treno un episodio, che mi ha ridato coraggio e voglia di fare. Dove ci sono degli artisti veri – cioè pieni di cuore e passione – ci sarà sempre un soffio di vita.

Stazione ferroviaria, arriva col solito ritardo uno sbuffante Intercity. Si sale e c'è qualche problema, come sempre ce ne sono per chi viaggia in treno: è strapieno di vacanzieri e di valigie. Passo a fianco di una giovane punk seduta sui gradini della porta d'accesso e mi sistemo.

Poi si parte, fino a che non arriva una signora, età verso la pensione, tutta pimpante vestita a festa, con al fianco, una terribile valigia, coordinata al vestito, tutto in fucsia, con uno straordinario cappellino: vedendo la ressa nel corridoio decide di fermarsi e di stare nell'area prima dell'ingresso nei vagoni del treno. Rinuncia e sta lì insieme alla giovane punk.

Passano pochi secondi e sento che le due si parlano, grazie alla signora, in prima battuta, sicuramente simpatica. Sembra una di quelle donne degli anni '50 educate e tutte a modo, oramai scomparse, vestite a festa di tutto punto come se andassero ad un battesimo. Ma poi dopo un po' sento che il discorso prosegue tra le due, che parevano di due mondi così distanti, e vira verso la pittura e l'arte in genere. Incredibile, tutt'e due dipingono e si stanno facendo una bella chiacchierata.

Ed ecco che entra in quel momento un controllore. Un signore sulla mezza età, potrebbe essere il padre della giovane e il nipote della signora. Tre generazioni insieme in un metro quadro circa di ossigeno.

“Biglietti, signori, biglietti”. “Ah, io non ce l'ho il biglietto!” fa la giovane punk e snocciola tutta una serie di scuse incredibili che però non fa in tempo a finire perché interviene la signora e dice rivolta al controllore “Non si preoccupi, pago io il biglietto della ragazza”.

Mi ha colpito, alzo la testa e gli occhi e seguo con ancora più interesse.

“Ma no signora lasci stare”, interviene la giovane, che prima le aveva addirittura chiesto se voleva sedersi sui gradini a terra al suo posto ricevendo un gentile rifiuto. Ma la donna è irremovibile, vuole pagare lei, probabilmente perché l'affinità per la pittura e la disponibilità al dialogo della giovane l'ha colpita.

Ma ecco il colpo di scena. Il controllore le guarda, mentre era già pronto alla mega-multa, ed esclama “Va bene, allora facciamo così: io faccio il biglietto normale, la ragazza mi dice dove va, lei paga ma senza multa, un prezzo normale! Saranno dieci euro, così”

“Ma grazie” gioiscono le due in coro e tutta contenta la signora si appresta a pagare ed apre il portafoglio, il controllore fa il biglietto e la giovane ringrazia tutti.

“Sa, stavamo parlando di pittura!” si giustifica la signora. “Ma perché, vi interessate di pittura?” interrompe subito il controllore e sgrana gli occhi e incalza subito “Anche io mi occupo di pittura, sono un grande paesaggista”, butta lì l'uomo nella sua severa divisa verde.

È un colpo di fulmine. La signora tira fuori il suo depliant con i suoi quadri della mostra che va ad inaugurare, la giovane punk prova ad approfondire il figurativo contemporaneo e racconta che sta andando a una serata culturale e il ferroviere sorride rivelando di come è gratificante dipingere bei paesaggi nei fine settimana, fuori dal lavoro.

I tre proseguono, tre generazioni con ruoli diversi, uniformi differenti, che si sarebbero potute guardare in cagnesco in un'Italia incattivita come questa, trovano invece un punto in comune nell'amore per l'arte e per il paese, dismettendo ruoli e divise, dialogando sulla bellezza dell'arte in Italia. Mentre quasi tutto decade e troppo va in declino, un incrocio fra tre persone reali del nostro paese – dei quali mai si parlerà da nessuna parte – ci racconta la bellezza e la forza dell'Italia.

Quell'incontro così semplice, in una società esasperata come quella di oggi, merita di essere raccontato. Fa del bene a tutti come l'ha fatto a me.

Oggi è lunedì, il lavoro ricomincia, con un sorriso.

(Tiziano Conti)