Imola. L’ Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) e l’Alleanza delle cooperative italiane del settore sociale hanno stipulato un protocollo d’intesa che stabilisce le linee direttive per una collaborazione fruttuosa volta a migliorare lo stato dei servizi universali di cui fruiscono i cittadini.

Tattini Roberta, presidente di Seacoop, sottolinea come la mission comune sia la promozione del benessere della collettività. “Il lavoro cooperativo è importante – dichiara – e assieme alle istituzioni dobbiamo assumerci degli impegni. Questo protocollo rappresenta la traccia di un mandato politico; è un documento di sintesi su come dovremo promuovere il benessere locale da ora in avanti. La tensione è verso equità, sostenibilità e accessibilità universale ai servizi, sempre rispettando il contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) che rimane il nostro punto di riferimento”.

Tutti siamo consci del grave periodo di crisi in cui versa il Paese, situazione che ha già inciso negativamente sulla offerta dei servizi pubblici ai cittadini, e all’aumento dell’ Iva dal 4% al 10% potrebbe conseguire una minor offerta di quei servizi che finora hanno garantito le cooperative. Anche per questo occorrono buone prassi e sperimentazioni di modelli più efficaci perché ciò non accada.

“Obiettivo del Protocollo è accendere una luce sullo sgretolamento della rete dei servizi a livello nazionale, anche se nella nostra città la situazione è sicuramente migliore – spiega Daniele Manca, sindaco di Imola -. Il welfare futuro e presente va garantito da tre soggetti, il pubblico, le cooperative e il volontariato. Siccome il welfare locale non è attualmente nelle condizioni di dare un salario minimo alle persone con reddito zero, quello che si può fare è operare per il reinserimento sociale e lavorativo di chi ha perso o non ha il lavoro. La stessa economia sociale potrebbe dare nuove occupazioni, e il rafforzamento del rapporto tra Comune e cooperazione sociale deve muovere non più verso la sola promozione dell’assistenza passiva, che richiede ampi costi, bensì verso l’utilizzo di strumenti quali le gare e gli accreditamenti”.

Manca così riassume i punti centrali di questo nuovo welfare: “E’ fondamentale l ’impegno di tutti i soggetti verso una coniugazione dell’universalità dell’accesso ai servizi con la sussidiarietà. Le forme di auto-mutuo aiuto vanno incentivate e occorrerà impegnarsi verificando, dentro le procedure d’appalto, dove ci sia spazio per l’azione delle cooperative di tipo B. Il futuro è nella totale gestione dei servizi tramite accreditamento”.

Insomma, il welfare pubblico può essere garantito solo dalla collaborazione tra cooperazione sociale e Anci – conferma Luca Dal Pozzo, membro del direttivo dell’ Anci sociale nazionale -. Il benessere va seguito da chi è più vicino ai cittadini. La cooperazione deve portare risorse in un’ottica inclusiva, non più prendendo solo risorse dal pubblico tramite le procedure d’appalto”.

(Giulia Gianstefani)