Poi è cambiato il mondo. Il fallimento dell’ideologia comunista e l’inevitabile crollo di quel mondo reale. Il prevalere del neoliberismo nelle forme più antiegualitarie in associazione con la globalizzazione da esso governata, anche se questa ha pure prodotto e sta producendo alcuni effetti positivi i quali, se ben colti e stimolati dalle forze progressiste, possono consentire di ribaltare la stessa globalizzazione contro il liberismo stesso. Non approfondisco.
Ora tutte le generazioni, ma in particolare quelle giovani, si trovano di fronte al dato di fatto che il tipo di sviluppo in atto non è più sostenibile sul piano ambientale e su quello sociale. Su questo tornerò brevemente più avanti, dopo avere precisato il mio punto di vista su una questione.

Uno dei più grandi problemi oggi esistenti nel mondo occidentale e in particolare in Italia, è la drammatica condizione giovanile, per i gravi problemi che la caratterizzano e per la perdita della speranza nel futuro. Molto ci sarebbe da dire, e in parte anche su questo poi tornerò nel quadro di un discorso più ampio. A questo punto mi preme affermare che quanto di negativo caratterizza la condizione giovanile non può essere imputato genericamente alle generazioni precedenti. Gli anziani e i vecchi non sono tutti uguali. Ci sono i tanti che hanno avuto molto meno di ciò che hanno dato e ci sono i pochi che hanno avuto molto di più, spesso senza dare niente. Io preferirei vivere la mia gioventù oggi. Studierei o lavorerei, qualsiasi lavoro salvo quelli pericolosi per la salute, e mi impegnerei per costruire un mondo migliore, partendo da quanto di buono accumulato nel passato, sapendo però che “nessun problema può essere risolto se si resta dentro la mentalità che lo ha creato”.

Lo sviluppo in atto. Una nuova lotta
E’ noto che negli ultimi due secoli, con una particolare accentuazione nella seconda metà del ‘900, le risorse naturali del pianeta sono state consumate in quantità molto superiore alla loro capacità di riproduzione, per cui se non si inverte rapidamente la tendenza si prospetta una catastrofe ambientale che potrà distruggere le condizioni della nostra esistenza. In pericolo non è il pianeta, ma noi. Come è pure noto che nello stesso tempo sono diventate laceranti le diseguaglianze e forte la supremazia del grande capitale finanziario, al punto che la democrazia è in crisi e addirittura può soccombere. Avviare un capovolgimento di questa situazione è la grande battaglia che attende i giovani, da affrontare con il supporto delle generazioni non più giovani, con lo spirito attualizzato di un principio di Confucio: “E’ necessario onorare gli antenati, ma anche aspirare ad essere onorati dai nostri posteri, e dunque rispettarli per meritarci il loro rispetto”. In proposito si veda Salvatore Settis nel suo libro recente “Azione popolare”, nel quale si sostiene che dobbiamo proporci di praticare l’amore per i più lontani e che ciò non significa professare la fuga dal prossimo. Afferma che infatti vi sono tre specie di lontananza: chi è lontano da noi nel tempo (i posteri), chi lo è nello spazio (gli abitanti di un altro continente) e chi, infine, pur vicino nel tempo e nello spazio, è da noi lontano per condizioni di vita, di salute, di diritti e di lavoro. Aggiunge che non è vero che i posteri non possono offrirci nulla in cambio, come non è affatto vero che i nostri avi non hanno fatto nulla per noi, e che noi non possiamo fare nulla per loro, essendo vero anzi il contrario: “dalle generazioni future dobbiamo aspettarci la stessa riconoscenza, lo stesso rispetto che noi sapremo mostrare a chi ci ha lasciato i boschi e le cattedrali che noi amiamo. Dobbiamo aspettarci un tributo di memoria a quel che noi oggi facciamo, così come noi dobbiamo un tributo di memoria a chi ci ha donato quel che abbiamo trovato in campagna e in città.”
Io aggiungo che i posteri avranno i nostri geni e che noi vivremo in loro.
Ecco, giovani. Che fate?

(Rino Gennari – Seconda e ultima parte)

Leggi la prima parte >>>>