Imola (Bo). Alla fine di giugno, l’Alleanza delle Cooperative Italiane ha tenuto la sua prima assemblea nazionale. Un evento di grande rilievo, perché il mondo cooperativo è una parte importante del tessuto produttivo italiano.

Parallelamente, nei territori sono nati o stanno nascendo i coordinamenti locali, un passaggio obbligato per dare all’Alleanza un radicamento che vada ben oltre i gruppi dirigenti.

A questo punto si tratta solo di sapere quando si arriverà ad una centrale unica, e abbiamo cominciato il nostro viaggio da Imola, parlandone con il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Imolesi, Sergio Prati.

“Imola, unitamente a Bologna, è stata la prima realtà territoriale dove si è costituita l’Alleanza delle Cooperative Italiane. L’Alleanza è un passo importante per arrivare all’associazione unica cioè al superamento di Legacoop, Confccoperative e Agci. Io sento parlare di unità cooperativa da vennt’anni, sono invecchiato ascoltando gli appelli all’unità che ad ogni assemblea venivano proposti. Ora basta, non c’è più tempo di da perdere. Oggi abbiamo bisogno di un’unica centrale cooperativa perché i problemi delle imprese sono gravissimi, hanno un carattere eccezionale, e noi dobbiamo essere attrezzati al meglio per stare a fianco delle nostre aziende. Siamo chiamati ad operare in una fase sociale straordinaria e quindi abbiamo bisogno di uno scatto in avanti.

E i tempi devono essere brevi. Se abbiamo in testa tempi medio lunghi vuol dire che parliamo del nulla, perché adesso la realtà cambia ad altissima velocità e noi che diamo supporto alle aziende non ci possiamo permettere movimenti calmi. Dobbiamo affrontare i problemi bene e in fretta.

Credo che questo progetto si possa realisticamente realizzare, anche se sono consapevole che non tutti i territori vivono la situazione di Imola. Ma dobbiamo superare le incomprensioni e se qualcuno si mette di traverso va allontanato perché l’obbiettivo che vogliamo raggiungere è più importante delle singole persone.”

E Imola può dimostrare che questa è la strada giusta?

“Noi collaboriamo da 20 anni, dall’anno scorso abbiamo messo a punto un piano di lavoro che , al 90,95%, è frutto della progettualità dell’Alleanza delle Cooperative Italiane. Per me l’Alleanza non significa soltanto che c’è un presidente che parla per tutti;  adesso dobbiamo fare tutto assieme.

Se diciamo che le aziende si devono confrontare con il mondo globalizzato, allora abbiamo bisogno di un’unica sede delle cooperative imolesi: tutti nella stesa casa e con la stessa maglia. Così è più facile arrivare all’associazione unica che rappresentanza tutti quanti.”

Siete vicini ad una scadenza importante, quando si parlerà di numeri e progetti.

“Tra poco presenteremo i numeri delle cooperative imolesi e, nello stesso giorno, il gruppo giovani dell’Alleanza delle Cooperative Imolesi. E’ assurdo, ormai, che in casa Legaccop si organizzi la presenza dei giovani cooperatori e che lo stesso avvenga in Confcooperative. Abbiamo deciso di fare una cosa unitaria. Noi stiamo avanzando con questo discorso unitario, ma se le case madri stanno ferme rischiamo di trovarci isolati. Ho presente molto bene le difficoltà che abbiamo di fronte, ma cerchiamo di superarle coinvolgendo in questo straordinario progetto anche le basi sociali delle cooperative e non solo strutture associative. Non sarà un percorso semplice, perché oggi le aziende sono davvero assorbite dai problemi connessi con la crisi economica, ma dobbiamo comunque andare su questa strada.

A settembre proporremo “tempo di cooperazione”, e lo dedicheremo al valore dell’Alleanza delle Cooperative Italiane. Sarà l’occasione per cercare un rapporto più stretto con il nostro territorio e il tessuto aziendale.”

Sappiamo che, intanto, Legacoop si sta riorganizzando in maniera profonda.

 “Sentiamo tutti la crisi e c’è un problema di sostenibilità economica dei livelli associativi. Poi dobbiamo qualificare l’associazione, per fare quel che già fa e dare, contemporaneamente, nuovi orizzonti. La situazione è molto pesante e quindi si è pensato ad una ristrutturazione che, al posto delle attuali strutture provinciali (più Imola) prevede macroaree: l’Emilia, la Romagna e poi c’è il problema del centro. La situazione più avanzata e certamente quella romagnola (che dovrebbe partire già all’inizio del prossimo anno) e dentro questa impostazione io mi sono permesso di dare un suggerimento: i problemi delle coop sono uguali, a prescindere dalla sigla di appartenenza, quindi perché non può essere l’associazione unica a disegnare e gestire questa fase di riorganizzazione?.

Ho invece l’impressione che qualcuno abbia in mente un altro progetto: vuole costruire una casa nuova, nella quale aggiungere magari due stanze per essere poi pronto ad affrontare una eventuale unificazione delle centrali cooperative.”

 

(m.z.)