Imola. Il biglietto dell’autobus aumenta di circa l’8% e si attesta a quota 1,30 euro. Una decisione che ha scatenato le proteste della Cgil: “Siamo contrari. Non se ne comprendono le ragioni e colpisce le fasce sociali più deboli (lavoratori, pensionati, studenti) che sono i maggiori utilizzatori del trasporto pubblico locale. Come Cgil chiediamo che il Comune di Imola riveda questa decisione e che si affrontino i problemi del trasporto pubblico locale senza scaricarne il costo sugli utenti del servizio”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere comunale di “Imola Migliore – Liberi a Sinistra”, Giorgio Laghi, che però entra nel merito della scelta accusando la Regione di avere voluto una fusione d cui oggi si pagano i prezzi. “La fusione Atc-Fer, voluta a tutti i costi dalla Regione Emilia Romagna ha prodotto nel primo anno di esercizio la bellezza di 9 milioni di euro di perdita. Le previsioni allegate al progetto non prevedevano perdite. Invece siamo di fronte ad un “carrozzone” che crea debito e oltretutto non eroga quei servizi di cui si era tanto enfatizzato al momento della fusione”.

Laghi ricorda da ex consigliere Atc l'assemblea del dicembre 2010, quando l'allora Commissario al Comune di Bologna  Cancellieri non approvò quel progetto, facendo mettere a verbale un documento che ne chiedeva un radicale approfondimento, compreso i parametri sui quali si erano calcolati i valori di concambio delle quote sociali che facevano si che il Comune di Bologna scendesse dal 58 al 30% e la Regione salisse al 45% , divenendo cosi l'azionista di maggioranza relativa.

“Io ho votato contro al bilancio di Atc 2011 cosi come hanno fatto i sindaci revisori, la società di revisione, il socio Provincia di Bologna e provincia di Ferrara. Non ha partecipato al voto il Comune di Ferrara, quindi quel bilancio è stato approvato dal solo comune di Bologna. Oggi vediamo i primi risultati. Forte perdita, i vertici di Tper provano di tagliare in maniera indiscriminata, compreso il tentativo di azzerare il deposito di Imola e la Regione a un certo punto pensa di cedere parte delle quote ai privati. Ma per quale motivo vendere quote se la fusione rappresentava una prospettiva strategica per giungere ad un'azienda unica regionale con tanto di benefici economici e di qualità dei servizi? Il “grande è bello” non è sempre vero. Abbiamo l'esempio di Hera e ora possiamo aggiungere Tper. Peccato che a pagare siano sempre gli ultimi: pensionati, studenti, persone con basso redditi o senza reddito ai quali si chiede un aumento secco dell'8%. Naturalmente gli stipendi dei vertici di Tper non si toccano, magari si ritoccano in alto”.

Laghi ribadisce in chiusura “l'assoluta contrarietà alla riorganizzazione del trasporto locale, fatta un anno fa, che per risparmiare una manciata di euro, ha tagliato fuori l'intera Pedagna est, il palazzetto dello sport, l'Istituto Scarabelli, indebolito i collegamenti con l'ospedale nuovo e il collegamento fra Pedagna e centro città. Questo servizio, meglio chiamarlo disservizio, è da rivedere”.