Gentile direttore,
il paradosso di una Scuola all’Aperto, che a primavera avanzata deve fare lezione a finestre chiuse se vuole abbattere il fastidioso rumore del contiguo autodromo, mi ha riportato alla pagina con cui il professor Quinto Casadio, nel suo denso studio “La Scuola a Imola” (1997), illustra l’origine e il significato di quella scuola.
Cito con qualche taglio: «Nel primo decennio postbellico fu concepito un progetto sperimentale, riferito alla scuola elementare, sicuramente di grande spessore culturale e di forte valenza educativa. L’idea fu dell’ispettrice scolastica Velia Pelloni, la quale, ispirandosi alle esperienze realizzate in Spagna dall’abate Manjon, e mutuando in larga misura i principi delle scuole attive propugnate da vari pedagogisti, ipotizzò una scuola nella quale i bambini potessero “imparare facendo”, in contatto diretto con la natura e in un ambiente sereno. Le lezioni avrebbero dovuto svolgersi il più possibile all’aperto, fra gli alberi. In tal modo sarebbe stato possibile trattenere a scuola per un tempo più lungo i bambini, anche i più gracili e bisognosi d’aria e di sole. La proposta fu presentata dalla Pelloni nel 1947 alle varie autorità scolastiche e comunali. Essa ottenne ampi consensi e l’approvazione entusiasta del sindaco Amedeo Tabanelli. La nuova scuola iniziò la sua attività nel 1948, trovando provvisoria sistemazione nella villa Gamberini di fronte al Parco delle Acque Minerali, in attesa di più adeguata collocazione in ambiente appositamente costruito».
Come si legge nel medesimo studio, del prof. Casadio, l’inaugurazione del nuovo edificio, nell’area del podere Montebello, risale al 1956: «Essa era costruita su un unico piano con aule che immettevano direttamente nel bosco, nel quale erano pure ritagliate cinque aule completamente all’aperto, attrezzate per tenervi lezione durante la buona stagione».

(Giuliana Zanelli)