Premessa. Tanti cittadini di sinistra, i quali fino a circa due decenni addietro, e poi ancora in qualche occasione per i diritti civili, hanno lottato con successo per ottenere le riforme rivendicate, conoscendo i “riformisti” attuali e le loro imprese e intenzioni riformistiche, sentendo parlare di riforme, si preoccupano.

Il responsabile Pd della giustizia (avvocato), in una intervista a “Il Foglio”, spiega i punti fondamentali della sua proposta di riforma della giustizia posta in discussione nel suo partito.
Dalle parti del Pd, c’è chi ci invita, giustamente, a leggere l’intervista prima di fare polemiche.

Roberto Laudini, di Alfonsine, ha scritto: “Ho letto l'articolo. In linea di principio posso essere d'accordo sul fatto che la nostra ‘giustizia’ abbia qualche problema non sono però certamente io in grado di giudicare se e come le cose che propone Leva siano quelle giuste. In particolare mi ricordo polemiche aspre sul tema della separazione delle carriere. In ogni caso ritengo che, per questioni di credibilità, non si possa pensare di fare qualcosa di serio con questa destra in materia di giustizia, se qualcuno poteva avere dei dubbi al riguardo credo che quello che abbiamo visto e sentito negli ultimi giorni sia stato molto chiaro. Sono anni e anni che se ne parla e dobbiamo farla proprio ora? Secondo me non è praticabile questa strada. Un governo di compromesso come questo non può operare su temi così importanti e mi riferisco anche alle riforma costituzionali… Ci saranno tempi e coalizioni certamente più di garanzia per i cittadini che potranno operare. Sono talmente prevenuto (e non credo di esserlo solo io) nei confronti dei nostri partner che, qualora accettassero qualcosa di nostro penserei subito alla fregatura”.

Sandra Bonsanti, presidente di LeG  ha scritto: “Con questo Parlamento non si può riformare la giustizia: sarebbe un attentato alla sua autonomia. Con questo Parlamento non si può riformare la Costituzione: sarebbe uno stravolgimento voluto da forze eversive. Con questo Parlamento si può e si deve cambiare la legge elettorale perché non se ne abbia mai più una simile. Con questo governo non si salva l'Italia, la si spinge ogni giorno di più verso il disastro”.

Anch’io ho letto l’articolo. Concordo con Laudini e Bonsanti.
Aggiungo una domanda, tra le altre possibili: cosa significa “rimodulare l’obbligatorietà dell’azione penale, attraverso norme che sappiano renderla effettiva e aiutino i pm a considerare le priorità”?
Chi si vuole prendere in giro?
Ecco, abbiamo letto, e questi sono alcuni giudizi.

(Rino Gennari)