Imola. “Giù le mani” dalla ex scuola Vassura Barioncini. Questa la frase che è stata affissa la cancello d’ingresso dell’ex scuola di musica di viale Carducci dai militanti del Movimento 5 stelle che hanno inscenato una manifestazione a poche ore dalla scadenza del secondo bando con il quale la Sicim, la società del Comune di Imola, che ha il compito di dismettere parte del patrimonio pubblico. Nel pomeriggio di venerdì 30 agosto, una decina di grillini si sono dati appuntamento davanti alla villa e hanno simulato un incatenamento al cancello d’ingresso, innalzando poi la frase “Giù le mani”.
“Noi siamo contro la svendita del patrimonio pubblico – hanno sottolineato i grillini -, in questo caso poi c’è un aggravante. Si fa un’operazione contraria al testamento con il quale la signora Anita Serantoni lasciava la Comune la villa. ‘In merito alla Scuola ad indirizzo Musicale – Artistico che desidero venga attuata nella Villetta di viale Carducci 29, che lascio al Comune di Imola, se tre (3) anni fossero insufficienti per attuarne l’inizio, lascio un margine di cinque (5) ma non ammetto la vendita del Fabbricato in parola, se ciò fosse, cade l’eredità’: queste le parole della signora Serantoni. Il Comune, tramite il notaio Tassinari, con una operazione al limite della legalità, ha spostato il vincolo su un altro immobile di cui non si conosce l’ubicazione, per poi andare in affitto all’Annunziata pagando alle Istituzioni riunite quasi 200 mila euro all’anno. Allora perché vendere questo immobile per 400.000 euro? ”.

La seconda asta, dopo che la prima è andata deserta, si chiude sabato 31 agosto, il 2 settembre ci sarà l’apertura delle buste. In caso di assenza di pretendenti si andrà a trattativa privata. “Noi crediamo che si sappia già chi sarà l’acquirente”, queste le parole sibilline dei grillini, che lasciano intendere di saperne di più. In effetti in città si parla di un interesse di un noto professionista, con un passato in politica in Forza Italia.
Comunque non resta che attendere per vedere l’esito di questa vendita anche perché “noi non siamo in grado di fare altro che protestare e informare i cittadini di  queste scelte scellerate dell’Amministrazione comunale – sottolineano -. Procedere con ricorsi costa e, mentre il Comune paga gli avvocati con i nostri soldi, noi non possiamo permetterci nemmeno i costi del Tar”.

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