Su un quotidiano romagnolo e su un settimanale locale hanno cominciato ad apparire i primi interventi sulla ristrutturazione ospedaliera della provincia di Ravenna in attuazione dei provvedimenti di spendig review che coinvolge ovviamente non a caso il settore ospedaliero.

A partire da questi primi interventi si possono formulare alcune osservazioni sul processo in essere.

L'ospedale prossimo venturo non avrà più il volto organizzativo di una fabbrica (direzione, reparti, capireparto, e relativi  servizi e personale sanitario, tecnico e amministrativo di supporto), ma piuttosto quello di una “piattaforma multidisciplinare” (così si legge nella dichiarazione del direttore sanitario responsabile) in cui si intrecciano specialità diverse, nonché i servizi di assistenza correlati.

L'esercizio delle qualità professionali del personale medico e sanitario non si definirà all'interno di ruoli definiti e stabili – in qualche misura istituzionalizzati – ma in un vero e proprio “nomadismo professionale”; questa è l'espressione che viene riportata negli articoli da cui parte la nostra riflessione.

Stiamo quindi parlando di un ospedale che non si configura più come una sorta di fortezza stabile a presidio di un territorio e di una popolazione, ma piuttosto come una struttura aperta, che si differenzia in relazione alle domande di salute che si ingenerano negli spazi che circondano la piattaforma.

Ne emerge una immagine suggestiva, non banale e certamente non riduttiva della crescente complessità dei rapporti tra organizzazione sanitaria e domande di salute che si riproducono nei territori e nelle comunità e non disattenta ai problemi di governance che oggi l'attuale configurazione organizzativa e gestionale impone.

Se tale approccio si può già manifestare dinamicamente in un'area come quella faentina, nel contesto di una Asl identificata in quella ravennate sarà interessante cogliere le mutazioni possibili che andranno ad interessare le strutture sanitarie di Lugo e di Ravenna, che fanno parte della medesima area di governo sanitario.

Se si riducono, infatti, significativamente i fattori che finora hanno rese rigide e poco flessibili le strutture organizzative ospedaliere, bisognerà verificare che cosa ciò comporterà nella struttura lughese – la più debole – e soprattutto nella struttura ospedaliera del capoluogo ravennate.

Il confronto è aperto e bisognerà osservare con attenzione le logiche e le pratiche di governance sanitaria che interesseranno nei prossimi mesi l'Asl ravennate.

Il riferimento al periodo temporale ridotto è d'obbligo se si considera che dal 1 gennaio 2014, con ogni probabilità si giungerà al superamento delle 4 Asl romagnole per giungere alla costituzione di una Azienda sanitaria della Romagna (la cosiddetta Asl di area vasta, di cui già da qualche tempo si parla, anche se in termini molto generici, mancando la pubblicazione del testo normativo che espliciti il profilo organizzativo e gestionale della nuova azienda).

In relazione all'avvio di questo processo di unificazione aziendale e di integrazione dei servizi, occorre interrogarsi su che cosa può significare il modello della piattaforma multidisciplinare e del nomadismo professionale, a cui più sopra si accennava.

Se tali elementi sono stati adottati dalla attuale Asl ravennate per la ristrutturazione organizzativa e gestionale dei servizi e del personale e per la riduzione dei costi dei propri ospedali, di conseguenza rilevanti e giustificati divengono gli interrogativi che ci si può ragionevolmente porre. Tra i quali: l'adesione del modello della piattaforma ospedaliera multidisciplinare concerne solo l'area ravennate o è proprio dell'intera area vasta?  La governance di area vasta delle strutture ospedaliere (da Faenza-Ravenna a Rimini), con riferimento all'offerta di prestazioni e servizi e al personale medico, sanitario e tecnico-amministrativo, come si modificherà? Quale composizione verrà assegnata agli ospedali-piattaforma, visti non solo localmente, ma nel contesto dell'area vasta (la Romagna nel suo complesso)?  Il modello della piattaforma assume un carattere generale per tutta la nuova Asl Romagna, oppure in presenza di strutture ad elevata composizione di specializzazioni sanitarie e ospedaliere tale modello si applica in maniera differenziata, con particolare riferimento alle strutture ospedaliere che si collocano nelle aree di frontiera (tra la Asl romagnola e quelle limitrofe, come Bologna, Ferrara e l'Asl regionale delle Marche) e nelle aree a più bassa domanda sanitaria? Con il modello della piattaforma, che si presenta come una struttura avente una posizione variabile nell'offerta di prestazioni e servizi sanitari e quindi nella composizione del personale medico e sanitario, si individuano i presidi ospedalieri di maggiore consistenza e specializzazione professionale a cui le strutture -piattaforme fanno necessariamente riferimento?

A queste e ad altre domande occorrerà dare risposte congruenti e tali da far cogliere il contenuto e la direzione del processo di riorganizzazione sanitaria che richiederà l'avvento dell'Asl di area vasta e di conseguenza cambiamenti significativi del sistema di governance che la gestione delle attività ospedaliere richiederà rispetto all'universo della domanda di salute; questa infatti rimane un riferimento già da ora troppo marginale nel processo di cambiamento della politica sanitaria, cambiamento che sarà di non piccole dimensioni, anche in quanto reso necessario dal progressivo ritiro dello Stato dal settore del Welfare sociale e sanitario.

(Everardo Minardi)