Imola. Mentre si annunciano “poliedriche e multimediali” iniziative per il rilancio dell’autodromo, il parco Acque minerali prosegue verso una lenta ma inesorabile agonia. L’ultima vicenda in ordine di tempo assume i connotati di una frana, piuttosto estesa, che ha colpito le pendici del Monte Castellaccio, cancellando di fatto un tratto del sentiero che si snoda sul versante che dà sull’ex bambinopoli. Una dei percorsi storici del parco oggi, chiaramente, interrotto.
E’ solo l’ultimo sintomo di una malattia che sta colpendo il parco cittadino a causa di anni e anni di mancata manutenzione. Staccionate marce, percorsi fatiscenti, dove i gradini sono un antico ricordo di ciò che fu, sbarrati perché è ormai impossibile percorrerli. La frana però è qualcosa di più, un segnale di un degrado, forse, difficile da recuperare. E se si cammina attorno al monte si notano altri punti a rischio.

Tutto ciò non sembra interessare molto ai nostri politici e amministratori. Pur pensando che il parco non è certo una delle loro mete preferite, non crediamo che la sua situazione non sia stata segnalata. Certo, ci diranno, non ci sono le risorse. Peccato che però saltino fuori quando è necessario coprire i buchi dell’autodromo.

In questi giorni è stato presentato l’ipotetico piano di rilancio dell’autodromo. Non mancano le idee interessanti, ma ci sono alcuni vizi di fondo. Assessore nuovo, metodi vecchi?.

Non basta affermare che il parco “è un’esclusiva, per queste dimensioni e questo clima, sfruttabile oggi 7-8 mesi/anno” e che va “va vissuto e va coinvolto”. Cosa significa? Ma si rende conto l’assessore che il cuore di quell’area racchiusa dalla pista rischia l’infarto. Sono urgenti interventi immediati. Siamo convinti che il rilancio dell’area non esiste senza una profonda integrazione con un Parco Acque minerali all’altezza degli spazi verdi di tante altre città italiane ed europee. E poi come si fa anche solo a pensare che si possano riaprire al traffico le strade interne, pedonabili da anni? Un progetto come quello che ha in testa l’assessore necessità di una viabilità slow, di percorsi interdetti ai mezzi a motore per fare gustare ai visitatori eventi e bellezze ambientali.

Un secondo aspetto riguarda le promesse. Negozi, locali, officine, scuola di alta formazione capace di attrarre migliaia di studenti, un museo moderno e polifunzionale e nuovi posti di lavoro. Imola ha già vissuto, purtroppo, nel passato il lancio di grandi idee, pensiamo solo all’Osservanza e a cosa ci doveva andare dentro: dalla città della musica con tanto di sponsorizzazione della Yamaha, al polo universitario, alla città delle professioni, ecc. Di tutto questo resta solo il degrado che avvolge una parte importante di quell’area, se si escludono parcheggi e nuove abitazioni. Per non parlare dei vari poli tecnologici e scali merci. Forse sarebbe meglio avere in mano qualche carta in più prima di lanciarsi in promesse che potrebbero avere difficoltà a concretizzarsi.

Infine un consiglio, anche se sappiamo bene che l’assessore Cantelli non ne ha bisogno. Penso alle parole di Matteo Renzi, al quale lui fa riferimento, quando dice che il suo progetto non è quello di prendersi il partito, ma di ridarlo ai militanti. A Imola abbiamo avuto tanti assessori e diversi sindaci che hanno fatto del “so tutt’io” la loro filosofia, tanto che la città sembra cosa loro e non dei cittadini. Allora, più che buttare lì idee vaghe, un bel segnale di novità sarebbe stato un forte coinvolgimento della città, nel suo insieme, nella costruzione di questo progetto di rilancio, che crediamo debba essere collocato in una più ampia idea di città. L’inizio non è stato dei migliori, ma si può sempre recuperare… basta volerlo.

(Valerio Zanotti)